Romagnoli (AP): il “No” al Referendum Giustizia in Europa è un segnale che deve far riflettere

ROMA\ aise\ - Il Referendum sulla Giustizia ha visto vincere in modo netto il “No”, che ha ottenuto complessivamente 8 punti percentuali in più rispetto al “Sì”. Tra i residenti all’estero, però, ha vinto il “Sì”. Non in Europa, dove ha prevalso nettamente il “No”. Deluso da questo esito referendario, dunque, Massimo Romagnoli, responsabile degli Italiani nel mondo per Alternativa Popolare, che però ha spiegato di “aver fatto fino in fondo” la propria parte, con “impegno e presenza sui territori” anche se “evidentemente non è bastato”.
La delusione di Romagnoli arriva anche dal dato europeo, un dato che “deve far riflettere” poiché è nel Vecchio Continente, quello più vicino “geograficamente e politicamente” all’Italia, che i residenti all’estero avrebbero subito quella che lui ha definito come “un’influenza della propaganda di certa televisione e di una parte della stampa”.
Qualcosa di positivo però c’è per Romagnoli: “qualcuno a sinistra”, secondo lui, dovrebbe interrogarsi sul fatto che in Svizzera il “No” abbia vinto con uno scarto più basso rispetto al dato generale, ossia con il 50,85%. Secondo lui questa rappresenterebbe “un’altra verità” poiché questo “margine minimo” potrebbe significare che “forse, a cominciare dalla rossa Svizzera, qualcosa sta cambiando” in Europa. Secondo il responsabile Italiani nel Mondo di AP, infatti, la Svizzera “avrebbe dovuto registrare un consenso ben più ampio” per il No perché “c’è un deputato eletto all’estero del Pd”. Questo, per lui, “è un segnale politico chiaro”.
Nella delusione per “non essere riusciti a portare a casa il risultato”, Romagnoli spiega che “forse il centrodestra, nel suo complesso, avrebbe potuto impostare una campagna diversa, più seria, meno politicizzata e più centrata sui contenuti della riforma. Ma ormai è tardi per recriminare”.
“Da parte nostra – ha concluso nella sua personale analisi degli esiti referendari Romagnoli – prosegue senza sosta il percorso di crescita in Europa. Continueremo a lavorare fianco a fianco con i connazionali residenti in Spagna, Francia, Svizzera, Germania, Regno Unito, Grecia e in tutti gli altri Paesi, con l’obiettivo di costruire una presenza sempre più forte e radicata. Presto ogni nazione avrà un proprio coordinatore nazionale. È da qui che ripartiamo, con serietà e visione”. (aise)