Svizzera: costituito il Comitato italiano per il “No” al Referendum “antistranieri” dell’UDC

ZURIGO\ aise\ - “Respingiamo l’idea che le persone migranti diventino il capro espiatorio universale per ogni problema del Paese: dalla crisi abitativa al consumo di suolo, dalle carenze del sistema scolastico alla crisi climatica”. Questo è quanto si legge nel comunicato con cui diverse organizzazioni italiane in Svizzera hanno annunciato la costituzione del Comitato per il No all’iniziativa “antistranieri” in Svizzera, referendum che si voterà il prossimo 14 giugno per iniziativa dell’Unione Democratica di Centro, il partito di destra più rappresentato all’interno del Parlamento elvetico, fermamente contrario all’immigrazione. La proposta, inusuale e dettata da una crescente ostilità all’aumento dei flussi migratori, propone di limitare la popolazione del paese a 10 milioni entro il 2050 (oggi è 9,1). Il comitato italiano per il No, che ritiene che questa iniziativa mini i diritti fondamentali delle persone, è formato da Pd Svizzera, Avs Svizzera, Acli Svizzera, Fclis, Spi Svizzera, Unia e Syna.
“L’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni” non è che l’ultimo tassello di una tradizione discriminatoria che ha inizio con le famigerate iniziative Schwarzenbach degli anni Settanta – hanno spiegato le organizzazioni italiane -. Già allora, l’associazionismo migrante denunciava con forza come lo scandalo non fosse la sola iniziativa, bensì una politica che sfruttava lavoratrici e lavoratori negando loro dignità e diritti fondamentali, incolpandoli al contempo dei mali di uno sviluppo mal governato a beneficio di pochi”.
L’iniziativa dell’UDC, secondo il Comitato, “mina innanzitutto i diritti fondamentali, indebolisce la protezione dei lavoratori e delle lavoratrici migranti, limita il ricongiungimento familiare e rischia di svuotare il diritto d’asilo. Si aprono così nuove forme di ingiustizia sociale, con lavoratrici e lavoratori trattati come manodopera temporanea senza pieni diritti. Un ritorno a logiche di esclusione e precarietà che la Svizzera ha già conosciuto e che pensavamo superate”. Per le organizzazioni italiane il punto è chiaro: “il sistema svizzero è fondato su una migrazione di lavoro e le implicazioni dell’iniziativa avrebbero delle ripercussioni su tutti i lavoratori e su tutte le lavoratrici. Allo stesso tempo, verrebbero colpiti i pilastri dello Stato sociale. Ridurre la popolazione attiva significa ridurre i contributi a AVS e assicurazioni sociali, aggravando squilibri già esistenti in una società che invecchia. Ma l’impatto non è solo economico”.
“Anche le relazioni con l’Europa sono a rischio – hanno proseguito -. Non meno preoccupanti sono le conseguenze per le relazioni tra Svizzera ed Europa. La disdetta della libera circolazione e con essa degli strumenti di controllo dei salari, e poi inseguito attraverso la “clausola ghigliottina”, dell’intero sistema di accordi con l’Unione europea, con effetti devastanti su economia, occupazione, sicurezza, stabilità giuridica e coesione sociale”.
“La migrazione è ricchezza sociale, culturale, economica – aggiungono dal Comitato per il No -. Le comunità migranti in Svizzera ci ricordano che la migrazione non è riducibile a una questione economica o numerica, ma rappresenta una straordinaria ricchezza culturale e sociale. Da generazioni, le cittadine e i cittadini migranti contribuiscono in modo determinante allo sviluppo del Paese: dal lavoro nelle infrastrutture e nell’industria, fino al settore sanitario, alla ristorazione, alla cultura e alla ricerca. La presenza italiana, ad esempio, ha arricchito la Svizzera con lingua, tradizioni, creatività e spirito imprenditoriale, diventando parte integrante del tessuto sociale. Le seconde e terze generazioni sono oggi pienamente inserite nella società svizzera e costituiscono un ponte importante verso l’Europa.
“La migrazione non è un problema da ridurre a mera soglia rigida, ma una componente essenziale della prosperità e della coesione sociale della Svizzera” ha concluso il Comitato invitando a votare convintamente “NO” il 14 giugno e a mobilitarsi: “Difendiamo insieme i diritti, la dignità e il futuro!”. (aise)