CORONAVIRUS/ TICINO: L'UNIA SOSTIENE LA RISOLUZIONE GOVERNATIVA

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MENDRISIO\ aise\ - In una nota alla stampa, il Sindacato Unia Ticino e Moesa ha espresso il proprio sostegno alla Risoluzione Governativa odierna che, si legge nella nota, “nel suo insieme rappresenta l’unico mezzo per mantenere la chiusura quasi totale delle attività economiche non essenziali. Nel contempo”, precisa la nota, “va però ribadito quanto il nostro sindacato va dicendo da settimane: l’unica arma adeguata a combattere la diffusione del coronavirus e ad assicurare la protezione della salute delle lavoratrici e dei lavoratori e della popolazione tutta è un arresto totale in tutta la Svizzera delle attività non essenziali”.
“Dall’inizio della crisi”, ricorda l'Unia, “le autorità sanitare non cessano di ripetere che la misura chiave contro la propagazione del virus è l’evitare gli assembramenti di persone. “Restate a casa!” si dice di continuo alla popolazione. Questa direttiva è da intendersi anche per i lavoratori e le lavoratrici, ovviamente! Coloro che lavorano nelle realtà produttive essenziali (principalmente medico, sociosanitarie, alimentare, e poche altre) devono invece continuare la loro attività, e lo fanno peraltro con una dignità e una forza che merita grande rispetto. La priorità deve dunque essere la loro protezione, senza se e senza ma, in modo completo e assoluto! Questo dovrebbe passare, tra le altre cose, anche attraverso la sospensione delle altre attività produttive, per ovvie ragioni”.
I paletti di Berna
Il Ticino tutto ha chiaramente testimoniato sostegno a questa linea, le voci alzatesi sono state innumerevoli. Purtroppo, se la Confederazione ha concesso un leggero margine di manovra al Cantone, lo ha fatto fissando diverse condizioni.  Due meritano oggi di essere sottolineate: che un’eventuale risoluzione governativa sia sottoposta ad approvazione di Berna, che da giorni chiedeva (sotto l’inaccettabile e vergognosa pressione della grande economia nazionale) un ammorbidimento del dispositivo e che la stessa fosse sostenuta dai partner sociali. Per questa ragione, e per questa ragione soltanto, il sindacato Unia ha sostenuto la posizione del governo cantonale, condivisa dai partner sociali.
Un regime d’autorizzazione con criteri chiari e restrittivi
L’alternativa sarebbe stata una riapertura quasi generalizzata delle attività nel settore industriale e sui cantieri. Un rischio inaccettabile contro il quale sarebbe stato de facto impossibile lottare: impossibile definire criteri di protezione, impossibile controllarli, impossibile lavorare in sicurezza. Come peraltro condiviso dai partner sociali ticinesi negli scorsi giorni. La soluzione alla quale il sindacato ha aderito, con grande senso di responsabilità, è quella di un regime di autorizzazione parziale sottoposta a criteri chiari e restrittivi. Potranno fare richiesta di lavoro, unicamente per attività non procrastinabili, e dopo valutazione dei partner sociali e decisione dello SMCC, soltanto una determinata cerchia di aziende industriali che presenteranno richiesta dettagliata e argomentata. Questo il contesto al quale il sindacato ha accettato di aderire, per le ragioni appena evidenziate, pur continuando a considerare inopportuna e sbagliata ogni attività economica oltre a quelle essenziali.
L’impegno di Unia è quindi chiaro: evitare che le modifiche apportate alla RG si trasformino in un meccanismo che garantisca la generale riapertura delle attività industriali, intervenendo nei gremi preposti a queste considerazioni. Oggi come ieri, la protezione della salute prima di ogni altra considerazione. il sindacato conferma quindi oggi il suo sostegno alla Risoluzione Governativa appena presentata, l’unica via oggi percorribile per agire concretamente nella protezione della salute dei lavoratori e delle lavoratrici e della popolazione tutta, a fronte dell’infausta struttura operativa definita dalla ”Ordinanza 2 sui provvedimenti per combattere il Coronavirus” del Consiglio federale. (aise)


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