REGOLAMENTO UE 883/2004: LA SODDISFAZIONE DI FP CGIL ESTERI, CISL FP ESTERI E UILPA ESTERI

REGOLAMENTO UE 883/2004: LA SODDISFAZIONE DI FP CGIL ESTERI, CISL FP ESTERI E UILPA ESTERI

ROMA\ aise\ - “Abbiamo appreso con soddisfazione che nelle ultime ore è stata positivamente risolta la questione dei dipendenti a contratto delle nostre rappresentanze in Germania, Belgio, Olanda, Danimarca e Svizzera, relativa all’applicazione del Regolamento UE 883/2004”. È quanto rilevano in una nota congiunta FP CGIL Esteri, CISL FP Esteri e UILPA Esteri, per i quali “il lavoro di sensibilizzazione portato avanti dal ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, verso le sue controparti dei citati Paesi e finalizzato ad un accordo per tutelare le legittime aspettative dei colleghi coinvolti sembra quindi aver finalmente raggiunto l’effetto auspicato”.
“Per quanto riguarda in particolare la Germania”, affermano i tre sindacati, “su indicazione del ministro federale per il Lavoro e gli Affari Sociali, Hubertus Heil, le Casse previdenziali tedesche hanno accettato la richiesta di deroga al Regolamento 883 ex art. 16 dello stesso in favore di tutto il personale a contratto interessato dalla questione del cambio di regime previdenziale. I dettagli applicativi saranno a questo punto definiti di comune accordo tra l’INPS e l’omologa tedesca DVKA”.
FP CGIL Esteri, CISL FP Esteri e UILPA Esteri esprimono “soddisfazione per il risultato raggiunto, ringraziando sia l’impegno degli esponenti del Governo interessati da questa vertenza che quello dei dirigenti del MAECI coinvolti ratione materiae. Le scriventi OO.SS. ne sono state testimoni dirette, avendo costantemente partecipato al dialogo con i competenti Uffici del MAECI sia ai tavoli di riunione che con incontri mirati”.
Per questa ragione i tre sindacati riferiscono di aver “letto con stupore, sul sito internet del “Corriere d’Italia”, pubblicazione italiana in Germania, un articolo pubblicato lo scorso 19 marzo circa la risposta data dal sottosegretario Merlo alla sen. Garavini in merito all’applicazione in alcuni Paesi europei del Regolamento UE 883/2004, relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (qui l’articolo integrale). L’articolo in questione, che riferisce asseritamente la posizione - per quanto ci consta mai smentita - della CONFSAL UNSA sull’intera vicenda”, spiegano FP CGIL, CISL FP e UILPA, “riportava una serie di giudizi sferzanti sia sul MAECI che sul sottosegretario di Stato Ricardo Merlo, chiamando ad un certo punto in causa anche CGIL, CISL e UIL accusate di inspiegabile inerzia davanti ad una “soluzione del problema ben individuata, anzi servita sul piatto d’argento dal sindacato Confsal Unsa””.
“Non spetta ovviamente a noi prendere posizione sui giudizi formulati nei confronti dell’Amministrazione e del sen. Merlo: valuteranno da soli se e come replicare”, sottolineano le tre sigle sindacali, che però replicano “che non è stato senz’altro corretto parlare di inerzia e di cattiva volontà da parte nostra, perché – come abbiamo visto - la dimensione del problema è stata di ben altra grandezza!”.
“La competenza sulla stipula di questi accordi spettava infatti al Ministero del Lavoro, rispetto al quale”, sottolineano i tre sindacati, “i livelli amministrativi del MAECI hanno svolto una funzione di “facilitatori” in ordine a detti accordi internazionali facendo anche da tramite delle esigenze loro rappresentate dalle Organizzazioni sindacali e, spesso, anche direttamente dal personale coinvolto. Ne sia prova il fatto che l’articolo parlava di un’interrogazione parlamentare ad un sottosegretario del MAECI da parte di una senatrice eletta all’estero e non da parte di una qualsivoglia sigla sindacale la quale evidentemente non avrebbe avuto alcun titolo a farlo”.
“Fingere poi che il problema fosse sorto in quel momento non ci è sembrato serio. Ancora meno lo è sicuramente stato sollevare polemiche pretestuose in un frangente storico come questo, in aperto contrasto con il dolore e la paura di molti”, osservano FP CGIL Esteri, CISL FP Esteri e UILPA Esteri. “Ricordiamo infatti che il regime di sicurezza sociale UE, applicabile anche al personale a contratto, nasce sedici anni fa, nel 2004, viene recepito nel nostro ordinamento nel 2010 ed entra nel vivo sei anni fa con la stipula dei primi accordi, attraverso i quali la grandissima maggioranza del personale interessato aveva già trovato nel frattempo tutela”.
“In tutta sincerità”, conclude la nota, “questo attacco gratuito nei nostri confronti, ci è sembrato solo un tentativo di inseguire bersagli facili al fine di sopire dissidi interni: una strada senz’altro più semplice e rapida rispetto a quella di indicare soluzioni percorribili nell’interesse di tutti. Al contrario, secondo la logica di storici Sindacati confederali quali siamo, noi preferiamo affrontare le problematiche in maniera costruttiva, con una visione ad ampio spettro e nelle sedi opportune, al solo ed unico scopo di tutelare il personale nel migliore dei modi”. (aise)


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