Dati salariali dei “vecchi frontalieri” nelle precompilate italiane: la denuncia dell’Associazione Autonomia e Libertà - PPL

MILANO\ aise\ - “La comparsa dei dati salariali di migliaia di “vecchi frontalieri” all'interno delle dichiarazioni dei redditi precompilate predisposte dall'Agenzia delle Entrate italiana impone oggi una riflessione seria e, soprattutto, risposte chiare”. È quanto sostiene l'Associazione Autonomia e Libertà che, insieme al Partito Popolare del Nord di Roberto Castelli, interviene sulla trasmissione che, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe avvenuta nell'ambito del sistema automatico di scambio delle informazioni fiscali tra Svizzera e Italia previsto dal Common Reporting Standard (CRS) dell'OCSE e recepito nell'ambito del nuovo accordo fiscale italo-svizzero entrato in vigore nel 2023.
“Se quanto emerso dovesse essere confermato non sarebbe sufficiente liquidare l'accaduto come un semplice errore informatico”, sostiene Lisa Molteni, segretaria dell'Associazione Autonomia e Libertà e referente dei frontalieri italiani in Svizzera. “Stiamo parlando di dati salariali, imposte versate e informazioni relative ai datori di lavoro. Dati estremamente sensibili, la cui tutela deve essere garantita sia in Italia sia in Svizzera”.
Per i cosiddetti "vecchi frontalieri", assunti prima del 17 luglio 2023, continua infatti ad applicarsi il regime transitorio di tassazione esclusiva in Svizzera.
“La domanda è semplice: chi avrebbe dovuto verificare che i dati dei vecchi frontalieri non venissero trasferiti indistintamente ai sistemi informatici italiani? Chi ha autorizzato il flusso? Chi avrebbe dovuto vigilare?”, si chiede Molteni che insieme a Luciano Grammatica, esponente comasco del Partito Popolare del Nord, ritiene “doveroso che l'Agenzia delle Entrate italiana, l'Amministrazione federale delle contribuzioni svizzera, il Dipartimento delle Finanze ed Economia del Canton Ticino e tutte le autorità competenti chiariscano pubblicamente quanto accaduto. Allo stesso modo chiediamo al Ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e al Consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi di riferire se fossero a conoscenza delle modalità operative adottate nello scambio dei dati e quali iniziative intendano assumere per tutelare i lavoratori frontalieri”.
Grammatica, dal canto suo, si dice “sorpreso dal silenzio tombale delle organizzazioni sindacali italiane e svizzere che, da sempre, si ergono a difensori dei lavoratori frontalieri. In un momento tanto delicato ci saremmo aspettati prese di posizione immediate, forti e unitarie a tutela dei diritti dei lavoratori. È arrivato il momento che i frontalieri scendano finalmente in campo in prima persona per difendere i propri diritti. Troppo spesso i lavoratori oltreconfine sono stati spettatori passivi di decisioni assunte altrove. Oggi occorre una presa di coscienza collettiva”.
I due esponenti, inoltre, chiedono di comprendere se l'accaduto possa integrare profili di responsabilità tali da consentire ai lavoratori coinvolti di valutare eventuali azioni di tutela, anche sotto il profilo risarcitorio, qualora venisse accertata una violazione delle norme poste a presidio della protezione dei dati personali.
“Una domanda politica, tuttavia, rimane aperta – concludono Molteni e Grammatica –: com'è possibile che un'anomalia di queste dimensioni abbia coinvolto migliaia di lavoratori senza che nessuno se ne accorgesse prima? Oppure esisteva la consapevolezza che, una volta trasmessi i dati, il tema della loro circolazione sarebbe divenuto definitivamente superato? Su questo punto servono risposte chiare, perché i frontalieri meritano trasparenza, rispetto e verità”. (aise)