Con le mani casa: a marzo il laboratorio teatrale per le italiane all'estero

ROMA\ aise\ - Verrà presentato domani, 26 febbraio, alle ore 17.30 online, il nuovo progetto curato da Valentina Bischi, attrice e regista italiana, dal titolo “Con le mani. Casa”, laboratorio di narrazione teatrale pensato e dedicato a donne italiane migranti.
Il laboratorio è promosso dalla Fondazione Migrantes, si svolgerà tra il 2 e il 29 marzo, gratuitamente, ed è finalizzato alla creazione di un allestimento artistico pubblico. Il progetto, dopo Barcellona e Basilea, toccherà altre città europee: Bilbao, Lisbona, Colonia e Lione.
“Con le mani. Casa” è un progetto di ricerca che usa gli strumenti dell’indagine narrativa e dell’espressione teatrale per dare contesto e voce alle donne migranti in Europa.
“Esploratrici, avventuriere, amazzoni. Volevo immaginare così le donne che, oggi, possono permettersi di costruire progetti di mobilità nello spazio dell’Unione Europea. Ho invece scoperto che la narrazione delle migrazioni come “storie di successo”, storie di libertà e sogni realizzati, nasconde, o quantomeno mette in secondo piano, il groviglio di emozioni che spinge alcune donne a migrare – ha spiegato la curatrice Bischi -. Ecco dove ho trovato gli interrogativi di ricerca di “Con le mani. Casa”: quali sono le conseguenze di questa apparentemente irrefrenabile libertà? Cosa c’è dietro la mobilità svincolata da famiglia e tradizione? Come si fa, una volta che si è approdate altrove, a ricostruire un luogo chiamato “casa”? E perché talvolta si torna?”.
Il progetto si articola in due fasi e cinque città. La prima fase è la raccolta dei materiali attraverso dei laboratori di storytelling teatrale indirizzati a tutte le donne migranti di origine italiana e maggiorenni. I laboratori si terranno a Bilbao, Lisbona, Colonia, Basilea e Lione e saranno ospitati rispettivamente dall’ACLI di Basilea e Wholen, da Euskaditalia a Bilbao e dai rispettivi Comites nelle altre città. Ciascun appuntamento vorrebbe concludersi con un momento di restituzione pubblica in forma di teatro urbano. Dalla documentazione, dalle note di lavoro e dagli elaborati scritti o detti dalle partecipanti scaturisce la seconda fase del progetto: “Come si ricostruisce una casa”, un libro che, guardando ironicamente alla retorica dei manuali e dei consigli del filone “survivalista”, usi il condensato dei laboratori per stimolare, in Italia, delle domande sulla mobilità – in un Paese che è, oggi acutamente e più che altri, terra di partenze, arrivi e ritorni – e offra delle chiavi di lettura, senza prendersi troppo sul serio.
L’auspicio che si è fatta la curatrice è quindi quello che le partecipanti non solo trovino gli strumenti per fare casa, ma che creino una comunità nel contesto. Fra l’altro una comunità agli occhi della quale l’eventuale scelta di tornare non appaia come un fallimento ma come una scelta.
Nella sua globalità, il progetto punta a definire un modello di laboratorio da portare in Italia e destinato a gruppi misti di donne migranti e non. Le molteplici tappe sono state scelte per potere mettere confronto destinazioni migratorie “antiche” e più recenti, quindi generazioni e moventi differenti, per indagare le diverse qualità delle migrazioni. Inoltre, poiché lo spazio del laboratorio teatrale è privo di griglie predeterminate e meno vincolato ai contesti, può fare emergere temi, domande ed elaborazioni che il modello d’indagine delle scienze sociali rischia di lasciare fuori.
Per partecipare all'incontro di presentazione di domani, giovedì 26 febbraio (ore 17.30) è possibile connettersi a questo link. (aise)