L’augurio e la preghiera per la pace di Papa Leone XIV durante il Regina Caeli

Vatican media

ROMA\ aise\ - Un “augurio di pace” e una “intensa preghiera”: Papa Leone XIV li ha rivolti a “quanti soffrono a causa della guerra, in modo particolare per il caro popolo ucraino”, ma anche “l’amato popolo libanese” e quello sudanese, al termine del Regina Caeli di ieri, 12 aprile, in piazza San Pietro.
“La luce di Cristo porti conforto ai cuori afflitti e rafforzi la speranza di pace”, ha detto il Pontefice, chiedendo che “non venga meno l’attenzione della comunità internazionale verso il dramma” della guerra in Ucraina.
Un appello reiterato per quanto sta accadendo in Libano “in questi giorni di dolore, di paura e di invincibile speranza in Dio. Il principio di umanità, inscritto nella coscienza di ogni persona e riconosciuto nelle leggi internazionali, comporta l’obbligo morale di proteggere la popolazione civile dagli atroci effetti della guerra. Faccio appello alle parti in conflitto a cessare il fuoco e a ricercare con urgenza una soluzione pacifica”, ha detto Prevost.
Quanto al Sudan, “mercoledì prossimo si compiono tre anni dall’inizio del sanguinoso conflitto”, ha ricordato il Papa. “Quanto soffre il popolo sudanese, vittima innocente di questo dramma disumano, ha osservato, rinnovando il suo “accorato appello alle parti belligeranti affinché facciano tacere le armi ed inizino, senza precondizioni, un sincero dialogo volto a fermare quanto prima questa guerra fratricida”.
Alla vigilia della sua partenza, oggi, per un viaggio apostolico di dieci giorni in quattro Paesi africani, Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale, il Papa ha recitato il Regina Caeli nella seconda Domenica di Pasqua, dedicata da San Giovanni Paolo II alla Divina Misericordia e all’apparizione di Gesù risorto all’apostolo Tommaso (cfr Gv 20,19-31).
“Il fatto”, ha spiegato ai fedeli e pellegrini raccolti in piazza San Pietro, “avviene otto giorni dopo la Pasqua, mentre la comunità è riunita, ed è lì che Tommaso incontra il Maestro, che lo invita a guardare i segni dei chiodi, a mettere la mano nella ferita del suo costato e a credere (cfr v. 27). È una scena che ci fa riflettere sul nostro incontro con Gesù Risorto. Dove trovarlo? Come riconoscerlo? Come credere? San Giovanni, che narra l’evento, ci dà delle indicazioni precise: Tommaso incontra Gesù l’ottavo giorno, nella comunità riunita e lo riconosce nei segni del suo sacrificio. Da questa esperienza scaturisce la sua professione di fede, la più alta di tutto il quarto Vangelo: “Mio Signore e mio Dio!” (v. 29)”.
“Certo”, ha ammesso Leone, “non è sempre facile credere. Non lo è stato per Tommaso e non lo è neanche per noi. La fede ha bisogno di essere nutrita e sostenuta. Per questo, nell’“ottavo giorno”, cioè ogni domenica, la Chiesa ci invita a fare come i primi discepoli: a riunirci e a celebrare insieme l’Eucaristia. In essa ascoltiamo le parole di Gesù, preghiamo, professiamo la nostra fede, condividiamo i doni di Dio nella carità, offriamo la nostra vita in unione al Sacrificio di Cristo, ci nutriamo del suo Corpo e del suo Sangue, per poi essere a nostra volta testimoni della sua Resurrezione, come indica il termine “Messa”, cioè “invio”, “missione” (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 1332)”.
“L’Eucaristia domenicale è indispensabile per la vita cristiana”, ha prosegito il Pontefice. “È lì che si nutre e cresce la nostra fede. È lì che i nostri sforzi, pur limitati, per grazia di Dio si fondono come azioni delle membra di un unico corpo – il Corpo di Cristo – nella realizzazione di un unico grande progetto di salvezza che abbraccia tutto il genere umano. È attraverso l’Eucaristia che anche le nostre mani diventano “mani del Risorto”, testimoni della sua presenza, della sua misericordia, della sua pace, nei segni del lavoro, dei sacrifici, della malattia, del passare degli anni, che spesso vi sono scolpiti, come nella tenerezza di una carezza, di una stretta, di un gesto di carità”.
“In un mondo che ha tanto bisogno di pace, questo ci impegna più che mai ad essere assidui e fedeli al nostro incontro eucaristico con il Risorto, per ripartirne come testimoni di carità e portatori di riconciliazione. Ci aiuti a farlo la Vergine Maria”, ha concluso Papa Leone, “beata perché, per prima, ha creduto senza vedere (cfr Gv 20,29)”. (m.avilloni\aise)