Leone XIV: la felicità non è una conquista che si compra ma un dono che si condivide

ROMA\ aise\ - Con le Beatitudini, Cristo “consegna ai discepoli la legge nuova, quella scritta nei cuori, non più sulla pietra: è una legge che rinnova la nostra vita e la rende buona, anche quando al mondo sembra fallita e miserabile”. Così Papa Leone nell’introdurre la preghiera dell’Angelus recitato ieri insieme ai fedeli riuniti in piazza san Pietro. Richiamando la pagina del vangelo di Matteo sul “discorso della montagna”, il Santo Padre ha definito le Beatitudini “luci che il Signore accende nella penombra della storia” per svelare “il progetto di salvezza che il Padre realizza attraverso il Figlio, con la potenza dello Spirito Santo”.
“Solo Dio – ha osservato il Papa – può chiamare davvero beati i poveri e gli afflitti, perché Egli è il sommo bene che a tutti si dona con amore infinito. Solo Dio può saziare chi cerca pace e giustizia, perché Egli è il giusto giudice del mondo, autore della pace eterna. Solo in Dio i miti, i misericordiosi e i puri di cuore trovano gioia, perché Egli è il compimento della loro attesa. Nella persecuzione, Dio è fonte di riscatto; nella menzogna, è àncora di verità”.
Queste Beatitudini, ha aggiunto Leone, “restano un paradosso solo per chi ritiene che Dio sia diverso da come Cristo lo rivela. Chi si aspetta che i prepotenti saranno sempre padroni sulla terra, rimane sorpreso dalle parole del Signore. Chi si abitua a pensare che la felicità appartenga ai ricchi, potrebbe credere che Gesù sia un illuso. E invece l’illusione sta proprio nella mancanza di fede verso Cristo: Egli è il povero che condivide con tutti la sua vita, il mite che persevera nel dolore, l’operatore di pace perseguitato fino alla morte in croce. È così – ha sottolineato il Papa – che Gesù illumina il senso della storia: non quella scritta dai vincitori, ma quella che Dio compie salvando gli oppressi. Il Figlio guarda al mondo col realismo dell’amore del Padre; all’opposto stanno, come diceva Papa Francesco, “i professionisti dell’illusione. Non bisogna seguire costoro, perché sono incapaci di darci speranza”. Dio, invece, dona questa speranza anzitutto a chi il mondo scarta come disperato”.
In questo senso “le Beatitudini diventano per noi una prova della felicità, e ci portano a chiederci se la consideriamo una conquista che si compra o un dono che si condivide; se la riponiamo in oggetti che si consumano o in relazioni che ci accompagnano. È infatti “a causa di Cristo” e grazie a Lui che l’amarezza delle prove si trasforma nella gioia dei redenti: Gesù non parla di una consolazione lontana, ma di una grazia costante che ci sostiene sempre, soprattutto nell’ora dell’afflizione”.
Le Beatitudini, ha concluso, “innalzano gli umili e disperdono i superbi nei pensieri del loro cuore. Perciò chiediamo l’intercessione della Vergine Maria, serva del Signore, che tutte le generazioni chiamano beata”.
Dopo l'Angelus, il Papa ha espresso la sua preoccupazione per “l’aumento delle tensioni tra Cuba e gli Stati Uniti d’America, due Paesi vicini. Mi unisco al messaggio dei Vescovi cubani, invitando tutti i responsabili a promuovere un dialogo sincero ed efficace, per evitare la violenza e ogni azione che possa aumentare le sofferenze del caro popolo cubano. Che la Virgen de la Caridad del Cobre assista e protegga tutti i figli di quell’amata terra”, ha detto Leone XIV prima di ricordare le vittime di una frana in una miniera nel Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, e le popolazioni colpite dal maltempo in Portogallo, sud Italia e Mozambico.
A meno di una settimana dall’inizio delle Olimpiadi invernali di Milano - Cortina, il Papa ha infine rilanciato l’appello per una tregua olimpica: “venerdì prossimo inizieranno i Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina, a cui faranno seguito i Giochi Paralimpici. Rivolgo i miei auguri agli organizzatori e a tutti gli atleti. Queste grandi manifestazioni sportive costituiscono un forte messaggio di fratellanza e ravvivano la speranza in un mondo in pace. È questo anche il senso della tregua olimpica, antichissima usanza che accompagna lo svolgimento dei Giochi. Auspico che quanti hanno a cuore la pace tra i popoli, e sono posti in autorità, sappiano compiere in questa occasione gesti concreti di distensione e di dialogo”. (m.avilloni\aise)