Leone XIV: l’amore discreto di Dio ci lascia liberi di accoglierlo o di rifiutarlo

foto Vatican Media
ROMA\ aise\ - Sottomettersi alla “logica del seme” che “non è quella del successo e della grandezza, ma ci chiede di farci piccoli e di servire la vita delle persone”. Così Papa Leone XIV che ieri ha richiamato le parole di Papa Ratzinger per commentare la pagina del Vangelo di Matteo proposta ieri dalla Liturgia. Parlando ai fedeli riuniti per l’Angelus in piazza della Libertà a Castel Gandolfo, dove sta trascorrendo un periodo di riposo, il Santo Padre ha richiamato le parabole con cui Gesù, dopo quella sul seminatore, ha continuato a parlare alle folle: il grano buono e la zizzania, il granello di senape, il lievito nella farina.
“Si tratta di tre piccole parabole che intendono richiamare l’arrivo del Regno di Dio nella storia, il suo agire nella vita degli uomini, il modo in cui cresce, si espande e trasforma il mondo dal di dentro”, ha spiegato Leone. “Con questi racconti, Gesù ci mette in guardia dalla tentazione di pensare a Dio come a una figura potente, che si impone con la forza, che occupa lo spazio per dominare, che arriva in modo trionfante. Al contrario, Dio predilige la piccolezza, segno del suo amore discreto, che ci lascia liberi di accoglierlo o di rifiutarlo, che cerca di farsi strada anche in mezzo alla zizzania, che agisce in modo nascosto e invisibile come il seme più piccolo di tutti e lievita dentro la pasta senza fare rumore”.
Con queste parabole, ha aggiunto il Papa, “Gesù ci dice qualcosa di importante sul modo in cui Dio opera nella nostra vita e nella storia. A volte noi ci attendiamo qualcosa di clamoroso, desideriamo un Dio che intervenga dall’alto strappando subito la zizzania del male. Immaginiamo un Dio forte e potente e, purtroppo, a questa immagine adeguiamo anche il nostro modo di essere cristiani e di essere Chiesa. Invece, - ha ricordato – il Regno di Dio si diffonde anche in mezzo alla zizzania e ci chiede uno sguardo capace di cogliere il bene che germoglia anche fra le oscurità del male, senza giudicare tutto e subito; viene come il più piccolo tra i semi e domanda dunque la pazienza di saper accompagnare i processi, riconoscendolo nella piccolezza del quotidiano e nella semplicità della vita ordinaria; cresce in modo invisibile come il lievito nella farina e, così, ci libera dallo scoraggiamento e ci invita ad avere fiducia anche quando ci sembra che Dio sia assente. Perché in realtà Egli ci accompagna sempre e il suo amore è sempre all’opera per noi”.
“Questo stile di Dio – ha sottolineato Papa Leone – deve diventare anche il modo in cui, sia come singoli sia come Chiesa, abitiamo la realtà che ci circonda. Siamo chiamati ad assumere uno stile evangelico, senza contrapporci frettolosamente con giudizi arroganti, senza imporci con il potere e con la forza, senza perdere la fiducia nell’opera di Dio. Si tratta – diceva l’allora cardinale Ratzinger – di sottometterci alla logica del seme che non è quella del successo e della grandezza, ma ci chiede di farci piccoli e di servire la vita delle persone. In questo modo, noi stessi diventeremo come un piccolo seme di Vangelo che germoglia e come un lievito di amore che trasforma la pasta del mondo. Preghiamo Maria Santissima, che ha saputo accogliere il seme della Parola nella piccolezza, perché – ha concluso – ci sostenga nel cammino e interceda per noi”.
Dopo l'Angelus il Papa ha rivolto un pensiero alle popolazioni colpite dai conflitti: “continuiamo a seguire con apprensione ciò che accade in diversi Paesi lacerati dalla guerra e dalla violenza. Non dimentichiamoci di chi soffre e muore a causa dei conflitti e, al generoso impegno per la pace, uniamo anche la nostra costante preghiera”. (m.av.\aise)