LINEE D’ORIZZONTE: IL GENIO DI HUGO PRATT A LIONE

LINEE D’ORIZZONTE: IL GENIO DI HUGO PRATT A LIONE

LIONE\ aise\ - È stata inaugurata il 7 aprile e durerà fino al 24 marzo del 2019 la grande mostra sul genio di Hugo Pratt dal titolo “Linee d’orizzonte”, nel suggestivo scenario del Museo delle Confluenze, posto sulla punta estrema della penisola su cui sorge la città di Lione.
Una delegazione di giornalisti italiani, grazie all’intermediazione della Camera di commercio italiana a Lione, nella persona di Annibale Fracasso di Torrepaduli, ha avuto il privilegio di visitare l’esposizione il giorno precedente l’apertura, avvalendosi di una guida d’eccezione. A fare da cicerone alla delegazione, infatti, la curatrice della mostra e “coloratrice” dei disegni del fumettista originario di Rimini, Patrizia Zanotti.
Una mostra particolare, quella allestita nel Museo delle Confluenze. Non una semplice monografia dell’artista o del suo personaggio più famoso, Corso Maltese. Si tratta piuttosto di un vero e proprio studio di ricerca durato anni e portato avanti con grande perseveranza da un team di studiosi francesi con in comune la passione per il nostro connazionale. Una mostra incentrata quindi sui particolari, su quegli aspetti delle vignette che, per ragioni di dimensione del disegno e di secondarietà, passano solitamente inosservati. Eppure proprio quei particolari hanno attirato l’attenzione di alcuni arguti estimatori, che hanno intravisto in quegli sfondi – incredibilmente ricchi – dove si muovono i personaggi (da Corto Maltese a Sgt Kirk, da Cato Zulu a Ernie Pike), un universo di dettagli che, paradossalmente, dicono molto di più su Hugo Pratt di quanto non facciano i suoi personaggi principali.
Tra questi, non solo un estimatore del fumettista, ma anche un suo collaboratore, che con Pratt aveva anche scritto due libri (“Corto Maltese. Memorie” e “Le donne di Corto Maltese”) . Michelle Pierre, critico d’arte e amico del disegnatore, lavora da molti anni al museo delle confluenze. Grande è stata la sua sorpresa quando si è accorto, anni dopo la morte dell’artista, che molti dei reperti conservati nel museo e dedicati alle popolazioni primitive del Pacifico e del Centro e Nord America (ma di anche molte altre parti del mondo) erano riprodotti con estrema dovizia di particolari nelle vignette del suo amico, che mai aveva avuto l’occasione di vedere quei reperti all’epoca conservati lontani del pubblico.
Di qui, Pierre e altri attenti osservatori come lui, si sono posti la domanda: come faceva Hugo Pratt a conoscere i particolari – anche quelli all’apparenza più insignificanti – della cultura di popoli sperduti nell’Oceano Pacifico? Come faceva a riprodurre fedelmente (in un’epoca senza internet) le armi e gli oggetti votivi dei Nativi americani? Le teste umane rimpicciolite dei popoli della giungla amazzonica? I remi incisi dai maori?
Ecco allora che Pratt si è scoperto essere non un semplice fumettista, ma qualcosa di molto più complesso.
“Hugo era un conoscitore del genere umano. Era curioso, appassionato, un instancabile ricercatore e un grande collezionista degli oggetti più disparati”. A descriverlo così è Patrizia Zanotti, che a 17 anni, essendo Hugo un amico di famiglia, ha la possibilità di diventare la coloratrice dei suoi disegni “Hugo ha viaggiato molto, ma andava nei luoghi in cui aveva ambientato le sue storie solamente dopo, come per rendere omaggio ai suoi numi. È andato a visitare la tomba di Stevenson, è andato in Nord America”.
E allora la domanda non ha trovato ancora una risposta: Come faceva a conoscere così tanti dettagli? A rivelarci il suo segreto è sempre la Zanotti “Aveva una biblioteca di circa 30 mila volumi. La sua casa era completamente ricoperta di libri. Molti erano romanzi, ma la maggior parte erano libri di fotografia, manuali di antropologia, di arte, enciclopedie. E poi era un lettore assiduo di National Geographic. Erano queste le sue fonti”.
Un Hugo Pratt inedito, quello che emerge da questa mostra. I curatori hanno fatto uno sforzo immenso per cercare le corrispondenze tra le sue vignette e oggetti realmente esistenti, ma la maggior parte dei quali conservati – per puro caso – proprio in Francia, tra Lione (al non più esistente museo Guimet) e Parigi, o in qualche collezione privata.
Ecco allora che il visitatore si muoverà in un percorso incredibile, dove a riproduzioni ingrandite dei suoi disegni sono accostati i reperti che Pratt aveva scovato in qualche manuale, da cui era rimasto sicuramente affascinato.
La sua opera, i suoi fumetti si arricchiscono in questo modo di un’ulteriore piano di lettura. Una storia nella storia. In superficie la trama che coinvolge i suoi personaggi; sullo sfondo, in sordina, la vera essenza dell’artista, del ricercatore. Uno studioso instancabile, attento al particolare ma senza pedanteria, senza mai sentire il bisogno di dimostrare qualcosa a qualcuno.
“Lui era così, non amava esaltare ciò che faceva. Era molto modesto. Il personaggio di Corto Maltese lo rappresenta molto bene. Un solitario, che con questa esposizione si mostra per la prima volta al pubblico in un aspetto inedito” conlude Michel Pierre “rendiamo così omaggio alla sua grandezza”. (gianluca zanella\ aise) 

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