L’italiano tra le lingue più utilizzate sul web

ROMA\ aise\ - Secondo gli ultimi dati disponibili al 2025 (fonti: DataReportal, Ethnologue), l’italiano si posiziona al 7° posto tra le lingue più utilizzate online a livello mondiale, rappresentando il 2,8% di tutti i siti web globali.
Un dato che conferma una presenza digitale significativa per il nostro Paese, pur in un contesto altamente competitivo e dominato da grandi ecosistemi linguistici internazionali.
In cima alla classifica si conferma l’inglese, che da solo rappresenta il 49,2% dei siti web nel mondo, consolidando il proprio ruolo di lingua dominante dell’economia digitale globale. Seguono: spagnolo (6,0%), tedesco (5,9%), giapponese (5,2%), russo (4,4%), portoghese (4,0%), francese (3,8%), italiano (2,8%), altre lingue complessivamente (18,7%).
Il divario tra l’inglese e le altre lingue evidenzia una forte concentrazione nella produzione di contenuti digitali, dove fattori economici, tecnologici e strategici incidono più della semplice diffusione demografica.
A livello economico, il T-Index di Translated assegna all'italiano uno score del 2,3%, posizionandolo tra le lingue con maggiore potenziale di e-commerce globale (dopo inglese al 35,7% circa, cinese, spagnolo, ecc.), grazie all'elevata spesa pro capite degli utenti internet italiani (stimata su HFCE World Bank).
“La presenza dell’italiano al 2,8%, con un 7° posto globale, dimostra che il nostro Paese ha una base digitale solida, ma anche ampi margini di crescita in termini di internazionalizzazione e scalabilità dei contenuti”, spiega Giulio Gargiullo, digital marketing & trend analyst. “Questo si riflette anche nel T-Index di Translated, che quantifica il valore economico delle lingue online: l'italiano al 2,3% del potenziale globale di vendite, confermando un “peso” sproporzionato rispetto alla demografia (0,8%)”.
Quanto al predominio dell’inglese, che copre 49,2% dei siti web mondiali, “è il risultato di un ecosistema digitale nato e sviluppato in ambiente anglofono”, continua Gargiullo: “piattaforme tecnologiche, sistemi pubblicitari, startup innovative e marketplace globali operano principalmente in inglese. Questo crea un effetto moltiplicatore che incentiva aziende e creator a utilizzare questa lingua per massimizzare traffico, SEO e opportunità commerciali”.
Ci sono poi lingue come lo spagnolo (6,0%) e il tedesco (5,9%) che “riflettono rispettivamente una forte comunità linguistica internazionale e una elevata capacità industriale e tecnologica”, mentre, sottolinea l’analista, “il giapponese (5,2%) e il russo (4,4%) mostrano come mercati digitali strutturati possano incidere significativamente sulla produzione di contenuti online”.
È sempre Gargiullo a chiarire quali siano i motivi principali della presenza italiana online. “L’Italia registra un alto tasso di penetrazione Internet, con oltre l’85% della popolazione connessa e una cultura digitale consolidata”, spiega. “Il Paese produce una quantità significativa di contenuti in settori strategici come moda, design, automotive, turismo ed enogastronomia, comparti che rappresentano pilastri dell’economia nazionale e che hanno una forte vocazione internazionale. Inoltre, la diaspora italiana e le numerose comunità italiane all’estero contribuiscono attivamente alla produzione e diffusione di contenuti in lingua italiana su piattaforme globali, rafforzando ulteriormente la presenza digitale del nostro idioma”.
Per l’analista “è interessante osservare che la situazione è profondamente diversa offline, dove conta il numero di parlanti madrelingua. A livello globale, infatti, la distribuzione demografica vede il cinese mandarino al 14,8% della popolazione mondiale, seguito dallo spagnolo (6,0%), dall’inglese (4,9%), dall’hindi (4,7%) e dall’arabo (4,2%), mentre l’italiano rappresenta circa 0,8% della popolazione mondiale. Questo confronto dimostra chiaramente che la lingua dominante online non coincide necessariamente con quella più parlata nel mondo reale. Il web riflette soprattutto capacità economica, maturità digitale, investimenti tecnologici e potenziale di monetizzazione, come evidenziato dal T-Index che posiziona l'italiano ben oltre il suo peso demografico. Dunque”, conclude Gargiullo, “mentre offline prevale il fattore demografico, online prevale il fattore economico-strategico. Sono due geografie linguistiche profondamente diverse che raccontano gli equilibri del potere digitale globale”. (aise)