Marcinelle: la commemorazione alla Camera

ROMA\ aise\ - A pochi giorni dal 70° anniversario della tragedia di Marcinelle che si celebra l’8 agosto, l’Aula della Camera ha commemorato ieri le vittime dell'incendio nella miniera di carbone belga dove nel 1956 morirono 262 lavoratori, 136 dei quali italiani. Solo 13 dei minatori presenti nell'impianto sopravvissero.
Presieduti da Sergio Costa, i lavori dell’Aula hanno visto alternarsi esponenti di tutti i partiti che hanno evidenziato l’importanza della memoria, sottolineato il ruolo degli emigrati nella ricostruzione dell’Italia e ribadito la necessità di garantire sicurezza sui luoghi di lavoro.
Eletto in Centro e Nord America, Andrea Di Giuseppe (Fdi) ha sostenuto che “l'Italia non ha il diritto di dimenticare Marcinelle, perché prima ancora di essere un Paese che accoglie siamo stati un Paese che chiedeva di essere accolto. Ed è proprio per questo che abbiamo il dovere di distinguere. L'8 agosto 1956 morirono a Marcinelle 262 uomini, 136 dei quali italiani. Non erano avventurieri, non erano persone che cercavano scorciatoie, erano padri di famiglia che avevano firmato un contratto, accettando il lavoro più duro che si potesse immaginare, e lasciato tutto per conquistare una sola cosa: la dignità. Noi oggi ricordiamo quei minatori non soltanto perché erano emigranti, li ricordiamo perché erano lavoratori e questa differenza - credetemi - cambia tutto. Per troppo tempo abbiamo raccontato l'emigrazione italiana soltanto come una storia di sacrificio. Io credo che sia stata soprattutto una straordinaria storia di responsabilità: milioni di italiani sono entrati in altri Paesi non chiedendo privilegi, ma offrendo lavoro; hanno imparato una lingua, rispettato le leggi, costruito imprese, famiglie e comunità”. Il deputato di maggioranza ha quindi tenuto a fare un distinguo tra l’emigrazione italiana e i fatti di Ceuta per sostenere che “la vera solidarietà non consiste nel rinunciare alle regole, consiste nel costruire le regole giuste. Perché senza legalità non esiste integrazione, senza integrazione non esiste sicurezza e senza sicurezza non esiste nemmeno la solidarietà”. Questo, ha aggiunto, “significa aver capito fino in fondo a nostra storia. Perché gli italiani che emigrarono nel mondo hanno lasciato un'eredità straordinaria. Non ci hanno lasciato solamente una memoria da celebrare, ci hanno lasciato un modello da seguire. Per questo Marcinelle non è soltanto una commemorazione, è una domanda che la storia continua a rivolgere a tutti noi: che tipo di società vogliamo costruire? Una società che confonde la solidarietà con il disordine oppure una società che sa coniugare umanità e responsabilità?”. Marcinelle “non è una tragedia italiana” ma “una pagina fondativa della storia europea”.
Deputato e storico delle migrazioni, Toni Ricciardi (Pd) ha definito Marcinelle “la prima pagina dell'emigrazione assistita e allo stesso tempo anche una pagina di forte clandestinità”. Richiamato l’accordo per il carbone che l’Italia stipulò con il Belgio, il deputato eletto in Europa ha sostenuto che “dall'epoca liberale passando per il ventennio fascista, per la neonata Repubblica, l'Italia utilizzò l'emigrazione come atto fondativo economico. Si esportò disoccupazione, sperando di avere, in cambio, rimesse e carbone. Se il 2 giugno le italiane per la prima volta, gli italiani si scelsero la Repubblica, le classi dirigenti, il 23 giugno 1946, fondarono questa Repubblica sulle migrazioni. L'8 agosto 1956 l'Italia - e non solo l'Italia - pagò il costo di quella scelta”.
Simone Billi (Lega) ha voluto rivolgere un pensiero “alle centinaia di migliaia di lavoratori italiani che dal dopoguerra in poi, anzi da prima della guerra in poi, sono emigrati. Grazie a voi, perché con il vostro coraggio, il vostro spirito di sacrificio e una straordinaria dignità, avete reso rispettato e stimato il nostro Paese all'estero. Grazie anche al vostro lavoro, alla vostra onestà e alla vostra determinazione, con cui avete contribuito alla crescita del Belgio e di tutti i Paesi dove siete emigrati. Alle vittime, alle loro famiglie e a tutti gli italiani che hanno vissuto l'emigrazione con sacrificio e con coraggio va oggi il nostro pensiero più sincero, la nostra gratitudine e il nostro rispetto. E un saluto particolare va ad Urbano Ciacci, l'ultimo dei minatori superstiti, che si salvò solo perché in quei giorni era in Italia. E come mi disse di persona quando lo incontrai a Marcinelle: “sono qui per testimoniare quello che abbiamo dentro, quello che abbiamo passato in quel buco nero”. Grazie Urbano e grazie a tutti i minatori italiani che con il loro sacrificio, il loro lavoro e la loro dignità hanno scritto una pagina fondamentale della storia dell'emigrazione italiana. Il loro esempio – ha concluso – continuerà a vivere nella memoria della nostra comunità e di tutte le future generazioni. Che il loro sacrificio non venga mai dimenticato”.
Chiara Tenerini (Fi) nel suo intervento ha sostenuto che Marcinelle “appartiene alla nostra memoria nazionale, ma appartiene anche alla coscienza dell'Europa. Perché quella tragedia non racconta soltanto il dolore di un popolo, racconta il sacrificio di milioni di donne e di uomini che attraverso il lavoro hanno contribuito alla ricostruzione, alla crescita economica e alla libertà del nostro continente”. la tragedia di 70 anni fa “ci ricorda che nessuna esigenza produttiva, nessun interesse economico e nessuna logica del profitto può essere anteposta alla vita e alla sicurezza della persona. La sicurezza sul lavoro non è un costo da sopportare, è un dovere morale, una responsabilità giuridica e un principio irrinunciabile di civiltà, è la misura concreta del rispetto che una società riconosce al lavoro e a chi lavora”. “Custodire quella memoria significa fare in modo che ogni lavoratore possa tornare a casa ogni giorno dalla propria famiglia. È questo il modo più autentico per onorare quelle vite”, ha concluso.
Per Ida Carmina (M5S) Marcinelle “non è soltanto una delle più grandi tragedie del lavoro del Novecento, non è solo memoria di una tragedia, ma è specchio del lavoro migrante di ieri e di oggi, di una vicenda umana universale che fa dire, a Papa Francesco ieri e oggi a Papa Leone, “siamo tutti migranti, siamo tutti pellegrini”, perché la vita stessa è un viaggio ed è uno spostamento”. Marcinelle “è il simbolo di una concezione che vede la vita umana subordinata alle esigenze della produzione e della ricostruzione economica”. Il suo ricordo “non può essere rituale, deve essere fertile, capace di generare coscienza sociale, politica e umana. Ricordare Marcinelle significa lottare per condizioni di lavoro sicure e il riconoscimento dei diritti dei migranti per un'Europa che non accetti mai più lo sfruttamento come prezzo del benessere”.
Ricordata l’emigrazione italiana, Ettore Rosato (Az) ha detto di conservare un pezzo di carbone ricevuto da un vecchio minatore in Belgio: “c'erano tanti italiani, migliaia di italiani, che, da quel lavoro, hanno tratto anche la ricchezza per poter tornare in Italia e fondare in Italia un benessere di cui noi ancora oggi beneficiamo. Il lavoro non può costare mai la vita. Lo ricordiamo sempre e lo dobbiamo ricordare anche in relazione al grande impegno che i nostri emigrati hanno svolto in giro per il mondo. Marcinelle ne è un monito”.
“Non posso limitarmi alla tristezza del fatto, perché quelle 262 vittime, di cui 136 italiani, parlano del lavoro italiano nel mondo, ma oggi ci parlano anche di tanto altro. È vero che l'8 agosto è la Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, ma non possiamo dimenticare che c'è un sacrificio del lavoro migrante in Italia in questo momento”, ha esordito Francesco Mari (Avs). “Il lavoro più duro che si possa immaginare, come quello di Marcinelle, oggi, in Italia, è quello a 45 gradi in una serra e noi non possiamo fare questa commemorazione senza dirlo”. Molto “grave”, per il deputato, “la distinzione tra lavoratori e migranti. È davvero insopportabile. Distinguere queste due categorie è una cosa che davvero grida vendetta”, ha aggiunto criticando il Governo per aver approvato, a pochi giorni dall’anniversario di Marcinelle, un provvedimento che “scuda le imprese” perchè “dice che non c'è responsabilità per l'impresa, per l'ente e per la società committente in quella che è una tragedia oggi del lavoro, cioè la catena degli appalti e dei subappalti”. Un ddl che “è uno sfregio a Marcinelle e alla nostra Costituzione”.
Le vittime di Marcinelle, per Ilaria Cavo (Noi moderati) “erano il volto di un'Italia che, con sacrificio e dignità, cercava di rialzarsi dopo la guerra”. Farne memoria oggi “ci invita a riconoscere il contributo che milioni di italiani emigrati hanno dato allo sviluppo dei Paesi che li hanno accolti senza mai recidere il legame con la propria patria. A nome del gruppo di Noi Moderati rivolgiamo un pensiero commosso alle vittime, ai loro familiari e a tutti gli italiani che hanno conosciuto il prezzo dell'emigrazione del lavoro lontano da casa. Il loro sacrificio appartiene alla memoria della Repubblica e custodirlo significa rinnovare, ogni giorno, il nostro impegno per un Paese che sappia coniugare crescita, lavoro, sicurezza e dignità della persona. È questo il modo più autentico per fare in modo che Marcinelle non sia soltanto un ricordo, ma una responsabilità che continua a interpellare le nostre coscienze”.
“Noi sappiamo bene - valeva nel 1956 e vale ancora oggi - che nessun lavoro è così importante da non poter essere svolto in sicurezza”, ha sostenuto Maria Elena Boschi (Iv) che ha richiamato l’editoriale pubblicato il 9 agosto 56 dal Corriere della Sera, che scrisse: “L'Italia può esportare lavoratori, ma non degli schiavi”. Questo 8 agosto, ha aggiunto, “ricordiamo quelle vittime e ricordiamo, però, anche la sofferenza e il coraggio di tutti i migranti italiani, che in molti casi hanno ottenuto, appunto con quel coraggio di partire, anche un successo personale nei Paesi dove sono arrivati, ma che nella maggior parte dei casi resteranno ignoti ai libri di storia, ma hanno contribuito al successo di quei Paesi, al successo dell'Europa e anche a quello dell'Italia. Persone che partivano cercando di costruire un futuro migliore per i loro figli, dare loro la possibilità di studiare e di vivere in condizioni più dignitose. Sono le stesse speranze, gli stessi sentimenti con cui ancora oggi partono molti migranti dalle loro terre, per cercare di dare una vita migliore ai propri figli, in alcuni casi semplicemente una vita”. Oggi, ha concluso, “noi dovremmo augurarci che quella memoria riempia di coscienza il nostro presente”.
Ultimo ad intervenire, Benedetto Della vedova (+Eu) ha ricordato le sue visite a Marcinelle da sottosegretario per sostenere che la tragedia “è anche un monito importante sul diritto a un lavoro sicuro e rispettoso della dignità della persona”, ma anche un invito a “guardare al presente. La storia dei lavoratori italiani emigrati dovrebbe aiutarci - come tante altre storie; ci sono casi anche negli Stati Uniti di tragedie che si sono verificate - a guardare con un occhio non ideologico a quello che succede oggi e parlo anche a noi politici e parlamentari”. Richiamati i fatti di Ceuta il deputato ha auspicato la “ricerca di politiche migratorie non ideologiche che sappiano garantire il rispetto della dignità delle persone, di tutte le persone, anche mentre cercano concretamente di regolare i flussi migratori e di contrastare l'irregolarità e l'illegalità, ma sempre avendo ben presente la dignità di ogni singolo migrante, così come la dignità di ogni singolo lavoratore italiano che in quegli anni andava in quelle condizioni a lavorare all'estero”. L'Italia “oggi, un Paese di immigrazione, oltre che di emigrazione, ma di altro tipo prevalentemente, è alle prese con un profondo declino demografico e dovrebbe far tesoro della propria storia migratoria. Anche su questa base concreta, per chi fa politica e fa le politiche, anche su questa base abbiamo molto da trarre come insegnamento dalle vicende degli italiani nel mondo in generale e dalla tragica vicenda di Marcinelle”. (aise)