Mattarella: il lavoro è espressione della libertà della persona e dell’intera comunità

PONTEDERA\ aise\ - “Il lavoro plasma il nostro essere e il nostro futuro. Contribuisce a far mettere radici, a renderci artefici, protagonisti, responsabili della società che lasciamo a figli e nipoti”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che oggi ha aperto le celebrazioni della Festa del Lavoro 2026 con una visita allo stabilimento Piaggio di Pontedera (Pisa), uno dei simboli della creatività e dell’operosità italiana.
Lo stabilimento Piaggio rappresenta “un esempio di connessione tra conoscenza e produttività”, ha evidenziato il Presidente, prima di citare il grande storico dell’economia Carlo Cipolla: “gli italiani sono abituati, diceva, fin dal Medio Evo, a produrre, all’ombra dei campanili, cose belle che piacciono al mondo”.
Il Primo maggio, ha aggiunto, “è la festa dei lavoratori di tutto il mondo. È una festa della Repubblica, che sul lavoro si fonda. Anticiparne la celebrazione in questo luogo, ripeto, così iconico ricorda il cammino del nostro Paese con le sue fatiche e i suoi successi, il dinamismo che ha fatto breccia nei mercati e nell’immaginario collettivo, sottolinea la tessitura della solidarietà e dei diritti in fabbrica e fuori di essa”.
La Vespa “è, tutt’ora, nel mondo, uno dei simboli della creatività e della industriosità dell’Italia”.
Sottolineato come il lavoro plasmi “il nostro essere e il nostro futuro”, Mattarella ha sostenuto che “la produzione di ricchezza e la sua distribuzione alimentano la qualità della vita, il benessere della comunità, realizzano i valori a cui si ispirano la nostra convivenza e la nostra cultura, caratterizzano la sostenibilità sociale del nostro modo di essere”. In questo senso, dunque, “il lavoro è attore preminente nella realizzazione degli obiettivi di solidarietà sociale assegnati dalla Costituzione”.
Certo, “la modernità modifica i ruoli propri al lavoro nella società contemporanea. La velocità nell’innovazione è sempre più cifra di questo nostro tempo”, ma “l’accelerazione tecnologica non conduce alla eliminazione del lavoro, ma alla sua trasformazione” che “in questo cambiamento d’epoca rischia di condurre anche a forme di una sua svalutazione, rischio da prevenire e scongiurare”.
Il lavoro, ha rimarcato Mattarella, “è presidio della società. È espressione della libertà della persona e dell’intera comunità. È dignità. È strumento di partecipazione, di costruzione. L’obiettivo di una piena e buona occupazione è iscritto tra quelli della nostra democrazia. È – ha ricordato il Presidente – il messaggio dei Costituenti che hanno voluto che la Repubblica - di cui stiamo per festeggiare l’ottantesimo compleanno - fosse “fondata sul lavoro” proprio per dare alla democrazia, alla libertà, all’uguaglianza - finalmente conquistate - un contenuto più forte e impegnativo. Per sottolineare che la Repubblica sarebbe stata il tempo delle opportunità”.
“Fu una scelta coraggiosa e lungimirante quella dell’articolo 1 della Costituzione, che definì, con magistrale brevità, un insieme assai denso di valori, nei quali si sono riconosciute tutte le forze e le culture dell’Italia liberata”, ha rilevato il Capo dello Stato. “Meuccio Ruini, presidente della Commissione dei 75 alla Costituente, parlò dell’avvio di una “nuova fase” della storia proprio perché per la prima volta si riusciva a unire “la democrazia puramente politica” con la prospettiva di “una democrazia sociale ed economica”. Questo compito appartiene alla Repubblica e costituisce un orizzonte comune, nel confronto tra i diversi, legittimi, indirizzi politici”.
Ricordato che “l’industria è pilastro per l’Italia” e che “quella manifatturiera contribuisce al Pil nazionale nella misura del 15%. Seconda in Europa, ottava nel mondo, la manifattura italiana è veicolo fondamentale e motore di crescita”, Mattarella ha sostenuto che “per essere attori, e non piatti curatori di un’eredità passata, non serve attardarsi a misurare sterilmente la realtà sulle immagini rimandate dallo specchietto retrovisore ma occorre guardare avanti. Ci deve guidare la capacità di innovazione basata sulla sostenibilità, lungimirante elemento di guida per la resilienza delle aziende in un mondo sempre più complesso”. Certo “pesano le fragilità dell’economia internazionale sulle nostre aziende. Pesano i conflitti e le guerre”. Proprio per questo “è tempo di visione. Non di misure di corto respiro. È tempo di procedere, con coraggio, sulla strada dell’integrazione europea”.
Nel frattempo “siamo chiamati a fare la nostra parte”, ha ammonito il Capo dello Stato che ha indicato tra le priorità su cui la politica dovrebbe “concentrarsi” il lavoro delle donne.
“L’occupazione femminile in Italia è cresciuta” ma “resta consistente il gap da colmare rispetto alla media europea”, senza dimenticare “la disparità che perdura nelle retribuzioni e nelle carriere”.
Quanto ai giovani, è “ancora troppo alta l’età di ingresso nel mercato del lavoro. Nella nostra società i giovani sono poco ascoltati. C’è una scarsa attenzione alla loro maturazione e alla loro indipendenza”. “Numerosi” quelli “ben istruiti che lasciano il nostro Paese per lavorare all’estero. Sono più di quelli che vengono in Italia. Nell’interesse del Paese questa tendenza va invertita”, ha sottolineato Mattarella. “Nostri giovani lasciano l’Italia, altri arrivano. Il sistema produttivo reclama manodopera: c’è di che riflettere”.
“Il tema delle migrazioni è rilevante in tutta Europa. L’impoverimento demografico da un lato, la crescita delle esigenze di lavoro che non trovano risposta dall’altro, pongono le nostre società di fronte al bisogno di misurarsi con questi problemi usando razionalità e saggezza, sollecitando cooperazione con i Paesi di origine”, ha detto ancora il Capo dello Stato, citando il Piano Mattei e richiamando le sue parole nella Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro.
“Le cronache ci restituiscono, pressoché quotidianamente, notizie di lavoratrici e di lavoratori che perdono la vita o rimangono infortunati, nello svolgimento delle loro attività. La sicurezza sul lavoro resta un impegno, un dovere, che – ha rimarcato – non consente rinunce o distinguo”.
“La lotta alle incurie, all’illegalità, alle imprudenze deve coinvolgere tutti. Imprenditori, lavoratori, istituzioni, società. Sono le cronache a intimarci che ciò facciamo non è ancora abbastanza per tutelare la salute di chi lavora”, ha proseguito il Presidente. “Deve migliorare l’organizzazione, il rispetto delle regole, la cultura della sicurezza comune”.
In un altro passaggio del suo intervento, Mattarella ha sostenuto che “un Paese forte, in cui vige l’eguaglianza dei cittadini, vive di coesione sociale”, la quale “richiede che il lavoro e la tutela dei lavoratori siano effettive, contro ogni illegalità e sfruttamento che rappresentano una minaccia alla stessa convivenza. Le parti sociali - sindacati, imprese, associazioni - sono chiamate a contribuirvi con i loro valori. Il dialogo sociale non deve mai interrompersi”.
“Le fabbriche, con la loro inventiva, con l’orgoglio operaio di prodotti eseguiti alla perfezione, hanno offerto, in questi ottant’anni della vita della Repubblica, una lezione. Oggi sono - siamo - a confronto con la sfida dell’Intelligenza Artificiale. Ebbene, proprio a un territorio e a realtà come queste credo si possa applicare una riflessione di Carlo Cattaneo che, nel cuore della rivoluzione industriale di quel tempo, nel 1845, nel suo “Industria e morale” affermava che le rivelazioni della scienza si vanno collegando per molteplici fila alle fatiche dell’officina, elevandole ad alta dignità. E fu la cultura politecnica a unire umanesimo e scienza, dando vita a quella che venne definita “civiltà delle macchine”, con la persona al centro di questi processi. È oggi – ha osservato Mattarella – una nuova frontiera con cui dobbiamo misurarci, nella riaffermazione dei valori che ispirano la nostra comunità”.
“Alle confederazioni Cgil, Cisl e Uil che domani celebrano insieme il Primo maggio con il motto “Lavoro dignitoso” rivolgo l’augurio più intenso. L’organizzazione sindacale, la sua libertà, e anche la sua capacità di trovare momenti ampi e importanti di unità, - ha sottolineato il Presidente – è parte insostituibile della vita democratica”.
Mattarella ha quindi rivolto “un saluto a tutti i sindacati che rappresentano i lavoratori e i loro interessi” e “un saluto speciale ai giovani che si ritroveranno a Roma - come ormai è consuetudine - nel concertone di piazza San Giovanni. Buona festa del lavoro, ancora una volta, anche a chi il lavoro lo sta cercando, a chi lo difende, a chi cerca di superare le barriere del lavoro povero e precario”, ha concluso. “Buon Primo maggio a tutti”. (aise)