Mattarella: l’Ue deve saper dire di no a conflitti e instabilità

ROMA\ aise\ - Italia e Spagna unite da una storia comune. Italia e Spagna unite da una straordinaria cultura secolare. Italia e Spagna che hanno anche condiviso, anche se in maniera diversa, le sofferenze del XX secolo. Italia e Spagna che oggi rappresentano “uno degli assi portanti” dell’Europa, della cultura europea, e di un multilateralismo sempre più in crisi. Italia e Spagna che fanno parte di un’Europa che “deve saper dire di no all’ampliamento dei conflitti”, alla “perenne instabilità del moltiplicarsi dei fronti di crisi” e che deve ricordare i tre pilastri da cui è costituita: “divieto dell’uso della forza, sovrana eguaglianza degli Stati e promozione universale dei diritti umani”.
Questo, in estrema sintesi, il fulcro del discorso della Lectio Magistralis di Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, che oggi ha ricevuto una Laurea Honoris Causa dall’Università di Salamanca, in Spagna, alla cui cerimonia ha preso parte anche il Re Felipe VI, giunto appositamente da Madrid.
Dopo aver rimarcato la “relazione profonda” tra i due paesi, non solo istituzionale, ma di “società e popoli”, incluse politica, cultura, religione e attività intellettuali, compresa quella letteraria e filosofica (partendo dai romani, citando Seneca il cordobés, passando per il Medio Evo, intersecando le storie di Machiavelli e Cervantes e il loro “conflitto tra ideale e realtà”, e arrivando al XX Secolo e alla sua “crisi dei valori” e poi alla rinascita cui l’UE è frutto) Mattarella ha poi parlato dell’attualità e in particolare del Vecchio Continente: “l’Europa trova il suo fondamento nella dignità umana, nella solidarietà, nei valori civili. Si tratta di pilastri solidi, con radici profonde, cementati da secoli di pensiero illuminato e da un’etica condivisa”. E in queste fondamenta “abbiamo fiducia: non cederanno agli attacchi di quanti vorrebbero smantellare la costruzione europea. Dobbiamo ritrovare l’ambizione dei leader del 1951” che vedevano nell’Europa organizzata quella “civiltà indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche”. Un’Europa che “nasceva per sottrarre ai singoli Stati – non importa quanto potenti – le decisioni fondamentali su pace e sicurezza, immaginando così una nuova stagione del diritto internazionale fondata su tre pilastri: il divieto dell’uso della forza; il principio di sovrana eguaglianza degli Stati; la promozione universale dei diritti umani. In cui pace e diritti umani non costituiscono ambiti distinti, bensì dimensioni complementari di un progetto normativo volto a superare la logica del sistema westfaliano”. E la pace “non coincide con qualsiasi equilibrio ma si realizza in presenza di condizioni di giustizia e di inclusione”.
Le norme di pace, universalistiche, sono molto “distanti” dalla “realtà politica di questo periodo”. “La frequenza di violazioni sistematiche dei diritti umani, favorite dal tentativo di rendere marginali le Nazioni Unite, affievolisce l’efficacia dell’ordine internazionale e dei suoi principi”. Un periodo in cui si vede, secondo il Presidente della Repubblica, “il riemergere di una insofferenza crescente rispetto alle regole pattuite, liberamente sottoscritti dagli Stati. Questo avviene in nome di un presunto sovranismo assoluto, che si manifesta immemore di dove possa condurre il Leviatano invocato da Hobbes”.
“Osserviamo l’involuzione del sistema multilaterale di controllo degli armamenti e delle relative misure di fiducia reciproca, faticosamente costruite nel periodo della Guerra fredda e nella fase successiva alla caduta dell’impero sovietico – ha evidenziato Mattarella -. Stiamo assistendo a un progressivo indebolimento fatto di sospensioni, ritiri, mancati rinnovi. Un fenomeno che comporta non soltanto una perdita di strumenti di trasparenza, ma anche una trasformazione del regime giuridico internazionale in materia di sicurezza, con conseguenze rilevanti sul piano della prevedibilità strategica e della prevenzione delle escalation. Trattati paralizzati o rimossi negli ultimi anni”. Da ciò deriva “un vuoto, una arbitraria terra di nessuno, ambito per ingiustificate scorrerie, in una sorta di rincorsa a rinnovate conquiste, espansioni commerciali, creazione di presunte fasce e aree di sicurezza”. E così emerge una “vis destruens che non origina dalla necessità di preparare il terreno a una costruzione migliore, ma parrebbe dalla volontà di eliminare quei limiti all’esercizio di una pretesa sconfinata sovranità statale che erano stati definiti per impedire la prevalenza di aspirazioni egemoniche dei gruppi dirigenti in controllo dei Paesi più forti, più ricchi, meglio armati”.
“Cosa può fare l’Europa a fronte della recessione del modello cooperativo multilaterale nella gestione dei rapporti tra gli Stati?”, si è domandato dunque il Capo dello Stato: “tocca all’Europa saper dire di no all’ampliamento dei conflitti, a una perenne instabilità, con la moltiplicazione dei fronti di crisi”.
Parlando di Israele, Iran, Libano e Paesi Golfo: “sono al centro di un arco di crisi di cui non si intravede lo sbocco, con gravissime conseguenze sulle popolazioni”.
“Dall’assalto russo all’Ucraina in poi si è intensificata la convinzione che l’aggressione possa essere regolarmente praticata nei rapporti internazionali”, ha aggiunto. Ne conseguirebbe il venir meno di attenzione e di impegno verso le vere crisi che affliggono le popolazioni mondiali: quella climatica, da cui dipendono fenomeni migratori importanti; quella alimentare, quella energetica, quella demografica, quella sanitaria. Le politiche di trasferimento di aiuti tendono a impoverirsi, con incremento delle spese militari”.
“Può apparire che rimanere attaccati a un ordine e a istituzioni che stanno perdendo autorevolezza, efficacia, finanziamenti, sia una ricetta certa per la marginalizzazione del nostro continente – ha spiegato avviandosi alla conclusione -. Eppure, prendere atto dei cambiamenti in corso e non limitarsi a subirli significa avere il coraggio di proporre una visione alternativa alla mera legge di chi appare più forte. È la strada che l’Europa può e deve percorrere”.
Per concludere Mattarella è tornato ai principi cardine, a suo modo divedere, dell’Europa: “la pace, la sicurezza, lo sviluppo sostenibile della Terra, la solidarietà e il rispetto reciproco tra i popoli, il commercio libero ed equo, l'eliminazione della povertà e la tutela dei diritti umani, la rigorosa osservanza e lo sviluppo del diritto internazionale, in particolare il rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite. È missione che ci compete e che riguarda le nostre società, i nostri ordinamenti. Distrarci oggi dalla sua applicazione significherebbe tradire la nostra cultura, i nostri popoli, abdicare al ruolo dell’Europa unita. Se perdessimo di vista i nostri obiettivi saremmo sconfitti”.
Infine, rivolgendosi ai circa 450 studenti presenti anche con il programma europeo di mobilità studentesca Erasmus, il Capo dello Stato ha concluso: “la libertà è stata una conquista resa possibile e consolidata grazie al coraggio e alla visione dei padri d’Europa. Preservare e trasmettere gli spazi di libertà è compito di ogni generazione. Oggi è, dunque, compito che vi viene trasmesso. Nella conoscenza troverete strumenti per esercitare l’indispensabile spirito critico: vi darà la forza di essere quel vento che non conosce confini, come è proprio alla conoscenza. Il vento di cui il mondo ha bisogno”. (aise)