NON SI TRATTA SOLO DI MIGRANTI: IL RAPPORTO MIGRANTES

NON SI TRATTA SOLO DI MIGRANTI: IL RAPPORTO MIGRANTES

Gémes Sándor/SzomSzed/Wikimedia

ROMA\ aise\ - Promuovere e mantenere alta l'attenzione su un diritto, quello alla protezione internazionale, che oggi sembra sempre più sotto attacco in Europa e in Italia. È l'obiettivo del Rapporto che, per il terzo anno consecutivo, la Fondazione Migrantes dedica al mondo dei richiedenti asilo e rifugiati, presentato questa mattina a Modena nell’ambito del Festival delle Migrazioni.
“Il diritto d’asilo. Report 2019: non si tratta solo di migranti. L'Italia che resiste, l'Italia che accoglie” il titolo del volume curato da Mariacristina Molfetta e Chiara Marchetti.
Il volume è articolato in tre sezioni principali.
La prima ha uno sguardo rivolto all’Europa: da una parte, ricostruisce il quadro delle guerre, delle situazioni di tensione, degli attentati terroristici e di violazione dei diritti umani, insieme alla ricostruzione delle rotte principali percorse da chi cerca di entrare e chiedere asilo nell’UE; dall’altra parte prova a fare il punto rispetto alle politiche di esternalizzazione che sono divenute un robusto pilastro dell’intera politica migratoria europea, andando a recuperare la precoce esperienza della Spagna per confrontarla con le più recenti evoluzioni che hanno coinvolto Paesi terzi extraeuropei, in particolare in Nordafrica (Marocco e Tunisia).
La seconda approfondisce le questioni di esternalizzazione fra Europa e Italia: si parte da un’analisi degli accordi di collaborazione internazionali e nazionali con la Libia, proseguendo con il caso del Niger come sintomatico della convergenza sull’esternalizzazione tra Unione europea ed Italia.
La terza e ultima sezione si rivolge all’Italia. Qui, al centro dell’attenzione si trovano le conseguenze del primo decreto “sicurezza e immigrazione”: che cosa significa aver abolito la protezione umanitaria e a quali contraddizioni, tra enunciazioni ed effetti reali, questa abolizione conduce? Ma anche: che cosa sta comportando la trasformazione dello SPRAR in SIPROIMI, ben più che un semplice cambio di etichetta?
Ogni sezione quest’anno è accompagnata da un approfondimento statistico specifico su Europa, Africa ed Italia e le questioni riguardanti il diritto d’asilo e la protezione internazionale.
QUALCHE DATO
Sono circa 81 mila i migranti e i rifugiati arrivati in Europa attraverso il Mediterraneo da gennaio a ottobre 2019 (dati provvisori; con gli arrivi via terra in Grecia e in territorio spagnolo il totale è di 98 mila persone). Si tratta di un dato in diminuzione dal 2016, dopo l’accordo “UE-Turchia” del 2016 e il memorandum Italia-Libia del 2017. In diminuzione anche il numero assoluto dei morti/dispersi, con un aumento però dell’incidenza di morti/dispersi rispetto agli arrivi, in particolare nel Mediterraneo centrale: da 1 ogni 40 del 2016 a 1 ogni 18 nel 2019.
Nonostante ripetute dichiarazioni circa nuove ondate di sbarchi, l’anno sembra avviato a concludersi con un totale di arrivi in Italia di migranti e rifugiati via mare ai livelli minimi: 9.648 quelli registrati a fine ottobre (-56% rispetto allo stesso periodo 2018, nel quadro di un trend di drastica riduzione iniziato nel 2017).
Il 2019 vede nuovamente in crescita gli arrivi sulla rotta del Mediterraneo orientale (circa 45.000 da gennaio a ottobre, dati provvisori, contro 32.500 in tutto il 2018). Ancora in calo le rotte del Mediterraneo occidentale (21.400 gli arrivi gennaio-ottobre) e del Mediterraneo centrale, quella verso l’Italia (12.400 gli arrivi gennaio-ottobre, contro i 23.400 di tutto il 2018). Ma quest’ultima si conferma come la rotta migratoria più letale del mondo: nel 2016 aveva registrato 1 morto/disperso ogni 40 arrivi, ma nel 2018 e 2019 è arrivata a 1 ogni 18; 694 le vittime solo fra gennaio e ottobre (dati UNHCR).
Secondo l’OIM, i dati 2019 per la rotta centrale sono addirittura in peggioramento rispetto al 2018: 3,5% di morti/dispersi in rapporto a tutti i migranti e rifugiati che hanno tentato la traversata, contro il 3% del ’18).
In forte calo nel 2019 anche i richiedenti asilo registrati: 26.997 alla fine di settembre (dato provvisorio, contro i 43.965 dello stesso periodo del 2018), provenienti da Pakistan, Nigeria, Bangladesh, El Salvador, Perù, Ucraina, Marocco, Senegal, Albania e Venezuela. Consistente il numero di coloro che sono arrivati in Friuli-Venezia Giulia dalla tormentata “rotta” balcanica via terra: 5.526 fra il 1° gennaio e il 15 settembre.
Nel 2018 l’UE ha registrato 580.845 richiedenti asilo. Per numero assoluto l’Italia si è collocata quinta, dopo Germania, Francia, Grecia e Spagna. Ma le posizioni nazionali variano di molto se si considerano i richiedenti in rapporto agli abitanti: qui il primato è di Cipro (8.805 per milione), seguita dalla Grecia (6.051), da Malta, ecc. L’Italia, con 813 richiedenti per milione di abitanti, si colloca ben al di sotto della media europea (1.133 per milione).
Sono circa 28.000 i trasferimenti di richiedenti asilo effettuati a norma del regolamento dell’UE “Dublino III” nel 2018 fra i vari Paesi membri (+ 5% rispetto al 2017): 9.209 sono stati effettuati dalla sola Germania e ben 6.351 sono stati effettuati nella sola Italia.
Sono 24.815 i rifugiati accolti in reinsediamento nell’UE da precari Paesi di primo asilo nel 2018, a fronte di una lista di 1,4 milioni di persone con questa necessità fatta arrivare da UNHCR ai Paesi con più mezzi nel Mondo.
Riguardo alle domande d’asilo, nel 2018 le Commissioni territoriali italiane hanno riconosciuto uno dei tre benefici di protezione (status di rifugiato, protezione sussidiaria e protezione umanitaria) a poco più di 31 mila persone, contro le 34 mila circa del 2017 e le quasi 37 mila del 2016.
Il dato parziale per il 2019 (che ha registrato la quasi-scomparsa della protezione umanitaria) è pari a 14.000. Su circa 72.500 domande esaminate nell'anno, quelle respinte sono state l’80%, l’11% le concessioni dello status di rifugiato, il 7% della protezione sussidiaria e appena l’1,5% della protezione umanitaria. Fra i 71 mila nuovi immigrati caduti in situazione di irregolarità in Italia fra giugno 2018 e giugno 2019, sono 18 mila i casi attribuibili al Decreto Sicurezza. A giugno 2019 il numero degli irregolari presenti in Italia è stimabile dunque in 620.000 persone.
In forte calo nel 2019 anche i richiedenti asilo registrati: 26.997 alla fine di settembre (dato provvisorio, contro i 43.965 dello stesso periodo del 2018). Sino a tutto luglio, le prime nazionalità sono nell'ordine: Pakistan, Nigeria, Bangladesh, El Salvador, Perù, Ucraina, Marocco, Senegal, Albania e Venezuela. Oltre al Pakistan, anche Nigeria e Ucraina sono classificate a livello mondiale fra i Paesi con indice di “pace interna” molto basso.
La “fortezza Italia”: 9.203 i respingimenti alla frontiera fra agosto 2018 e luglio 2019; 5.044 i rimpatri forzati dal 1° gennaio al 22 settembre 2019; 13.777 i migranti passati nel ’18 nei cinque hotspot (oggi quattro) attivi in Sicilia e Puglia; 4.092 i migranti trattenuti nei CPR (Centri di permanenza per il rimpatrio) nel ’18, di cui solo il 43% effettivamente rimpatriati; 5.044 i rimpatri forzati e appena 200 i rimpatri volontari assistiti fra 1° gennaio e 22 settembre 2019 (i volontari assistiti erano stati 1.161 nel ’18); 94 gli “scafisti” arrestati fra agosto 2018 e luglio 2019 (ma 209 nello stesso periodo 2017-2018); fra gennaio e ottobre 2019, i migranti e rifugiati intercettati dalla Guardia costiera libica sono stati 8.155, una cifra non molto inferiore al totale di persone che nel periodo sono riuscite a sbarcare in Italia, 9.648; sono state 24 le “crisi navi” causate dal “blocco” dei porti italiani fra giugno ’18 e agosto ’19; ma da gennaio all’8 luglio ‘19, su 3.073 arrivi nel nostro Paese quelli realizzati da ONG sono stati appena 248, l’8%.
Sono almeno 14 i Paesi dell’UE che, oltre all’Italia (dall’ottobre 2019), hanno stilato una lista di “Paesi sicuri” i cui richiedenti asilo vengono sottoposti a un esame accelerato e sommario. Sempre nell’UE si è verificato che i richiedenti asilo sottoposti alle “misure speciali” d’esame ottengono una risposta positiva appena nello 0-12% dei casi.
Nell’ambito dell’attuazione del regolamento “Dublino III”, nel 2018 sono stati trasferiti in Italia 6.351 richiedenti asilo, mentre ne sono stati trasferiti dall’Italia verso gli altri Paesi membri appena 189.
Fra il 2016 e la metà del 2019 l’iniziativa dei “Corridoi umanitari” italiana ha permesso di far arrivare in Italia, soprattutto dal Libano e dall’Etiopia, 2.148 rifugiati siriani, eritrei, somali e sud-sudanesi. In aggiunta, tramite evacuazioni umanitarie, fra la fine del ’17 e il settembre ’19 sono stati trasferite nel nostro Paese 859 persone dalla Libia (808) e dal Niger (51).
Alla fine di settembre 2019 i richiedenti asilo, rifugiati e migranti in accoglienza sono scesi sotto la soglia delle 100 mila unità per la prima volta dal 2015. Del totale di 99.599 persone accolte, quelle ospitate nei CAS e nei centri di prima accoglienza erano ben il 75% del totale. Solo 24.674 le persone ospitate nei centri del SIPROIMI ex SPRAR.
Sono 7.272 i minori stranieri non accompagnati censiti e presenti nei servizi di accoglienza alla metà del 2019 (- 45% rispetto a un anno prima); 4.736, invece, quelli “irreperibili”, che cioè si sono allontanati da sei servizi. Sono 5.501 gli italiani che si sono formalmente resi disponibili a seguire un MSNA come “tutori” in attuazione alla legge 47/2017 “Zampa”.
L’ITALIA CHE RESISTE, L’ITALIA CHE ACCOGLIE
Malgrado siano numerose le ricerche che evidenziano come in Italia stiano aumentando le tendenze xenofobe e “sovraniste”, non si può negare che nell’ultimo anno si siano dispiegati a più livelli interventi concreti di segno opposto.
Ci sono le reazioni istituzionali (di Regioni e Comuni), quelle ecclesiali, quelle della società civile organizzata ma anche quelle di singoli cittadini e cittadine. Un’attenzione particolare merita, inoltre, la campagna “Io accolgo” (promossa fra gli altri dalla Fondazione Migrantes e dalla Caritas italiana), che mira a dare voce e visibilità ai tanti cittadini che condividono i valori dell’accoglienza e della solidarietà e desiderano esprimere il proprio dissenso rispetto alla “chiusura dei porti”, ai decreti “sicurezza” e in generale alle politiche “anti-migranti”, mettendo in rete le molte iniziative già attive e promuovendone di nuove, sia di forte impatto comunicativo (l’esposizione di un oggetto simbolo, la coperta termica dorata), sia di rilevanza concreta nel “ridurre il danno” dei decreti “sicurezza”, promuovendo reti territoriali di prossimità e realizzando interventi di accoglienza, servizi di supporto all’inclusione sociale e azioni di tutela dei diritti.
Le contraddizioni e le tensioni evidenziate e smascherate dall’Italia “che resiste e che accoglie” sottolineano l’esigenza di una nuova “politica della somiglianza” che superi i rischi della logica di contrapposizione amico-nemico: quella più evidente verso i migranti e rifugiati, ma anche quella più sotterranea che riguarda i “vicini” italiani che la pensano diversamente da noi. (aise) 

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