Papa Leone XIV: abbandoniamo le nostre vie distorte e torniamo al Signore che è misericordia e perdono

ROMA\ aise\ - “Tutti guadagniamo gioia, intelligenza e futuro quando la legge dell’amore interrompe quella del calcolo, l’esperienza della misericordia allarga quella del merito, il dono della pace sospende le rivalità e avvicina nella gratitudine”. Per questo Papa Leone XIV, durante l’Angelus domenicale di ieri, 20 settembre, ha invitato fedeli e pellegrini raccolti in piazza San Pietro ad “abbandonare le nostre vie distorte e ritornare al Signore, che è misericordia e perdono”.
Nella liturgia di ieri, ha esordito Prevost, “il Signore, per bocca del profeta Isaia, ci dona un grande motivo di speranza, dicendoci che i suoi pensieri non sono i nostri pensieri e le sue vie non sono le nostre vie (cfr Is 55,8). Sì, i disegni di Dio sono infinitamente più grandi e, diciamo pure, più “umani” rispetto a quelli che noi uomini e donne, segnati dal peccato, possiamo concepire e realizzare. Perciò, ecco l’appello quanto mai attuale del profeta: abbandonare le nostre vie distorte e ritornare al Signore, che è misericordia e perdono (vv. 6-7)”.
“Nel Vangelo”, ha proseguito il Papa, “le parabole di Gesù descrivono la novità di ciò che Dio ha in serbo per noi, ma in genere manifestano anche la resistenza che siamo pronti a opporre a una giustizia più generosa e a un amore più grande. Oggi, in particolare, ascoltiamo il racconto degli operai chiamati a lavorare nella vigna (cfr Mt 20,1-16), chi per una giornata intera, chi soltanto per qualche ora, chi già quasi al tramonto. Ma il centro della parabola è nel momento della retribuzione, quando il padrone mantiene la parola con i lavoratori della prima ora e li paga come d’accordo, ma vuole che vedano la sua bontà e, davanti ai loro occhi, tratta gli ultimi allo stesso modo”.
“Un dettaglio non deve sfuggirci”, ha sottolineato il Pontefice. “Il padrone indica al fattore un preciso ordine da seguire: gli operai andranno pagati “incominciando dagli ultimi fino ai primi” (Mt 20,8). La reazione negativa di chi aveva lavorato tutto il giorno si sarebbe, dunque, potuta evitare facilmente, invece è voluta, perché la rivelazione della bontà di Dio è per tutti, non solo per qualcuno. Dio ha vie diverse e pensieri nuovi anche per coloro che si ritengono i primi e ritengono di essersi guadagnati ciò che sono, di aver meritato i risultati che hanno raggiunto. Tutti, invece, guadagniamo gioia, intelligenza e futuro quando la legge dell’amore interrompe quella del calcolo, l’esperienza della misericordia allarga quella del merito, il dono della pace sospende le rivalità e avvicina nella gratitudine”.
“Fratelli e sorelle”, ha detto il Papa rivolgendosi ai fedeli, “è una grazia essere collaboratori di Dio, lavorare nella sua vigna, servire il suo Regno di giustizia e di pace! Non c’è spazio per l’invidia e la divisione là dove irrompe la novità di Dio. Cerchiamo, dunque, il Signore, mentre si fa trovare, invochiamolo, mentre è vicino; abbandoniamo le vie distorte e i pensieri iniqui (cfr Is 55,6-7)!”.
Quindi l’invito a guardare “alla nostra Madre Santissima: è creatura come noi, ma è senza macchia, perciò ci aiuta a sperare in Dio e ad affidarci alla sua misericordia, così che le sue vie diventino le nostre vie e i suoi pensieri diventino i nostri pensieri”.
Al termine dell'Angelus, Leone ha rivolto un pensiero alla crisi umanitaria in atto in alcune zone della Somalia, esprimendo “grande preoccupazione” per gli “episodi di violenza e fenomeni climatici estremi” che “stanno aggravando le già precarie condizioni di vita della popolazione, in particolare di donne e bambini”. Il Santo Padre ha auspicato “un generoso coinvolgimento della comunità internazionale, affinché non manchi a questi nostri fratelli e sorelle l’assistenza necessaria”, ha concluso. (manuele avillone\aise)