Papa Leone XIV: Cristo è liberazione, speranza e perdono

ROMA\ aise\ - “Nella schiavitù, Cristo è liberazione. Sotto il flagello della guerra, Cristo è speranza. Nell’ora del peccato, Cristo è perdono. Questa è la vera sapienza, cioè la via che vogliamo percorrere insieme, uniti come discepoli nel suo nome”. Queste le parole che Papa Leone XIV ha affidato a fedeli e pellegrini raccolti ieri, 5 luglio, in piazza San Pietro per assistere alla consueta recita dell’Angelus domenicale.
Affacciando alla finestra dello studio, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Sato Padre ha introdotto la preghiera mariana, illustrando il Vangelo della liturgia (Mt 11,25-30) che “invita a condividere la lode che Gesù eleva al Padre, “Signore del cielo e della terra” (v. 25). Il Figlio di Dio, fatto uomo, manifesta il suo amore coinvolgendo ogni creatura in questo rendimento di grazie. La semplicità di un gesto così spontaneo e gioioso”, ha spiegato Prevost, “corrisponde allo stile di Dio, che ama rivelarsi “ai piccoli”, mentre resta nascosto “ai sapienti e ai dotti” (cfr v. 25). Costoro, infatti, sono talmente pieni delle proprie idee che non riconoscono la presenza di Cristo, il Messia che visita il suo popolo. L’umana sapienza diventa allora arroganza e la dottrina degrada in superbia. La vera sapienza di Dio si rivela invece nell’umiltà della carne e il suo insegnamento si rivolge a quanti fanno più fatica: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi” (v. 28), dice il Signore. Andare da Gesù significa corrispondere al suo amore e condividere la sua vita fino alla croce, come ci ha spiegato Egli stesso: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16,24). Proprio il dono di sé per amore è il “giogo” di Gesù (cfr Mt11,29), cioè la sintesi del suo insegnamento, il cuore della sua sapienza, ardente di carità verso tutti”.
“Fratelli e sorelle, come può essere “leggero” e “dolce” il peso della croce (cfr v. 30)? Per una sola ragione”, ha proseguito il Papa: “perché il Signore lo porta per primo e con tutti noi, senza mai lasciarci soli in ciò che ci abbatte. Da autentico maestro, Gesù si fa carico dell’umanità ferita dal male, per prendersene cura. La sapienza che Egli ci dona è allora un annuncio di salvezza e il suo giogo ci solleva da ogni caduta. Alla sequela di Cristo, il nostro cammino non è dunque un’ascesi che mortifica: è una scuola di libertà, che prende sul serio il dramma della storia e ne illumina sempre il senso, soprattutto nei momenti più oscuri. Difatti, solo nella croce di Gesù il male viene redento: solo nella sua passione la nostra stanchezza mortale trova conforto e riscatto”.
“Nella schiavitù, Cristo è liberazione. Sotto il flagello della guerra, Cristo è speranza. Nell’ora del peccato, Cristo è perdono. Questa è la vera sapienza, cioè la via che vogliamo percorrere insieme, uniti come discepoli nel suo nome”, ha detto ancora Leone XIV. “Gesù ce la insegna da Figlio, diventando nostro fratello: con la forza dello Spirito Santo, Egli stesso manifesta alla Chiesa la verità di Dio e dell’uomo, perché “nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo” (v. 27)”, ha concluso facendo appello alla “intercessione di Maria, Regina della pace, per il bene della Chiesa e del mondo intero”. (aise)