Passato e futuro dell’emigrazione: il Cnel accoglie la Plenaria del Cgie

ROMA\ aise\ - È stata l’illustre sede del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, nel cuore di Villa Borghese, a ospitare l’ultima sessione dei lavori dell’Assemblea Plenaria del Cgie, che si chiude oggi a Roma.
A dare questa mattina il benvenuto ai consiglieri è stato Claudio Risso, vice presidente del Cnel, che ha voluto sottolineare il valore “non solo formale, ma anche storico” della scelta di ospitare la plenaria al Cnel, “da decenni luogo di dialogo sociale e confronto”. È qui infatti che nel 1988 sedeva una giovane Silvana Mangione mentre, come ha ricordato oggi proprio la vice segretaria generale, si posero le basi per la prima Conferenza Nazionale sull’Emigrazione.
Attorno a temi delicati come le nuove mobilità, i giovani expat e il futuro del Paese oggi Cgie e Cnel hanno suggellato una “collaborazione inter-istituzionale”, basata sul “confronto” e sulla consapevolezza che “gli italiani all’estero non sono solo memoria storica, ma una componente viva, dinamica e strategica del Sistema Italia”.
Dalla memoria storica però si deve partire per poter definire “le politiche di oggi”; per questo in plenaria Risso ha consegnato formalmente nelle mani della segretaria generale del Cgie, Maria Chiara Prodi, un “importante lavoro di ricerca e raccolta su 50 anni di emigrazione”, da quella “di massa” a quella “qualificata”, presente negli archivi del Cnel, un “patrimonio prima frammentato e difficilmente reperibile”, che il Consiglio ha raccolto e digitalizzato mettendolo ora a disposizione del Cgie.
Nel “lavoro comune” avviato con il recente accordo tra Cnel e Cgie rientra anche la volontà di dotarsi di una “mappatura delle principali linee di azione che negli anni hanno puntato all’attrattività dell’Italia”, con l’ulteriore obiettivo di definire non solo una politica strutturata di incentivi al rientro, offrendo “opportunità concrete a chi desidera rientrare e rafforzare il proprio legame identitario”, ma anche di farlo individuando due diverse misure d’intervento: “per aree tematiche e per di aree di governo”.
In questo solco si situano anche due recenti iniziative del Cnel: la pubblicazione del Rapporto CNEL su “L’attrattività dell’Italia per i giovani dei Paesi avanzati”, secondo il quale tra il 2011 e il 2024 630mila giovani fra i 18 e i 35 anni hanno lasciato l’Italia senza che a questo corrispondesse un afflusso di giovani stranieri in Italia; e il progetto “Giovani expat. Diamo voce ai protagonisti del cambiamento”, già operativo tramite il portale giovaniexpat.it. Qui il Cnel, con il supporto del Cgie, sta raccogliendo le testimonianze dei giovani italiani tra i 18 e i 34 anni che studiano o lavorano all’estero, per comprendere le esperienze delle nuove generazioni che vivono fuori dai confini nazionali e raccogliere idee e proposte utili a rendere l’Italia un Paese più attrattivo per i giovani.
Ad introdurre più nel dettaglio la ricerca di Giovani Expat è intervenuto in collegamento video il responsabile della piattaforma, Luca Paolazzi. La piattaforma, ha spiegato, agisce tramite tre “binari convergenti”: dare voce ai giovani attraverso video interviste autoprodotte; rispondere a un questionario semplice e veloce per capire quali siano le origini di questi giovani, le ragioni che li hanno spinti ad andare via, cosa abbiano trovato all’estero e cosa li spingerebbe a tornare; e creare una comunità che assicuri un ascolto continuo dei giovani.
“Lo scopo unico e finale è quello di migliorare il Paese”, ha detto Paolazzi ricordando che il problema dell’Italia non è tanto e solo quello di “aver cresciuto dei cosmopoliti”, quanto quello di non attrarre giovani dagli altri Paesi avanzati in Europa e nel mondo. Non a caso il rapporto tra chi lascia il Paese e chi invece qui arriva è in Italia di 1 a 8, laddove in altri Paesi europei è di 1 a 1. Per Paolazzi “il problema è soprattutto di natura culturale”, poiché “altrove i giovani sono considerati fonti di energia e di cambiamento” e per questo vengono valorizzati. In Italia questo ancora non accade.
Serve allora l’aiuto del Cgie, affinché diffonda all’estero la piattaforma Giovaniexpat.it e il suo questionario. Ai consiglieri era stato chiesto di coinvolgere un giovane esponente del proprio territorio di rappresentanza nel progetto: resta una settimana di tempo. (r.a.\aise)