Mattarella: nella Repubblica non c’è posto per il veleno dell’odio razziale, discriminazione e antisemitismo

ROMA\ aise\ - “Ogni volta che ci accostiamo al tema della Giornata della Memoria, ogni volta che assistiamo alla rievocazione di quell’inferno sulla terra, ogni volta che sentiamo narrare le storie delle vittime e dei loro aguzzini, veniamo colti, nonostante i tanti decenni che ormai ci separano da quella tragica catena di mostruosità, da angoscioso sbigottimento. Come se quella discesa dolorosa - ricordata, studiata, analizzata - al punto più oscuro della storia dell’umanità, riservasse sempre la scoperta di nuovi episodi, di nuove pagine, di un orrore che sembra non avere mai fine. Perché, in realtà, non ha mai fine”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nell’intervento che ha chiuso la celebrazione del "Giorno della Memoria" ospitata al Quirinale, cui hanno partecipato – oltre alla più alte cariche di Stato e di Governo – rappresentanti della comunità ebraiche, studenti, la senatrice a vita Liliana Segre, Edith Bruck e Sami Modiano.
A Segre, in particolare, Mattarella ha espresso la “solidarietà della Repubblica, la stima e l’affetto a fronte di attacchi colmi, a un tempo, di volgarità e di imbecillità. Volgarità e imbecillità: come lo sono da sempre le manifestazioni di razzismo e di antisemitismo, del resto configurati dalla legge come reati. Volgarità e imbecillità che non ne riducono la gravità: il loro riproporsi e diffondersi è indice di alta pericolosità e interpella un’azione rigorosa da parte delle autorità di tutta l’Unione Europea”.
Richiamata la furia nazista contro gli ebrei, Mattarella ha sostenuto che “mai nella storia dell’uomo uno sterminio era stato così lungamente progettato e così accuratamente programmato, nei minimi dettagli e con sconvolgente efficienza. In tutti i rami e le categorie dello stato nazista – giuristi, medici, economisti, scienziati, giornalisti, ingegneri, burocrati, militari, semplici cittadini trasformati in delatori – vi furono chiamati a dare – e fornirono - il loro attivo contributo per realizzare i deliri omicidi di un dittatore e dei suoi perfidi complici. I volenterosi carnefici di Hitler, secondo la efficace definizione di Daniel Goldhagen”.
“Il sistema di sterminio, di morte, di depravazione, che ha il suo culmine nella spaventosa macchina di morte di Auschwitz, è stato il frutto avvelenato di una grande, rovinosa menzogna. Una menzogna che si sviluppa lungo la storia e di cui la Shoah è stata la conseguenza più grave e mostruosa” e cioè che “vi possano essere disuguaglianze, graduatorie, classificazioni di superiorità e inferiorità, tra gli esseri umani. Che la vita, la dignità, i diritti, inviolabili e inalienabili, di ciascuno di essi possano essere posti in dubbio, negati, calpestati, nel turpe nome di una supremazia razziale o biologica”.
“Ma – ha aggiunto il Capo dello Stato – la grande menzogna della Shoah, nata nel chiuso dei circoli fascisti e nazisti, nelle menti perverse di ideologi e di gerarchi, si diffuse e si sparse attraverso una infìda ma efficace campagna di propaganda e di manipolazione, che sfruttava l’antico pregiudizio antiebraico presente in larghi strati della popolazione europea. Fu così che la pretesa inferiorità razziale, teorizzata, proclamata, insegnata e, infine, tradotta in legge, portò ineluttabilmente all’individuazione degli ebrei - una minoranza assai ridotta dal punto di vista numerico - come il pericolo per la sopravvivenza del popolo, della nazione. In questo “mondo capovolto”, come l’ha definito Primo Levi, la conseguenza poteva essere una sola e terribile: la persecuzione, in tutti i suoi gradi, fino allo sterminio. Di queste menzogne si sono nutriti i totalitarismi del Novecento. Se ne alimentano ancora oggi razzismo e antisemitismo. A queste menzogne attingono ai nostri giorni i despoti, gli aggressori”.
“In questo giorno siamo qui per ricordare la schiera di vittime incolpevoli – sei milioni di persone – soffocate nelle camere a gas, trucidate dai plotoni di esecuzione, perite per i maltrattamenti e per l’inedia dentro le cupe mura dei ghetti: anziani, giovani, donne, uomini, bambini, neonati. Ebrei, in massima parte, rom e sinti, omosessuali, dissidenti politici, appartenenti a minoranze religiose, disabili, malati di mente. Tutti definiti appartenenti a categorie non degne di vivere”, ha proseguito Mattarella. “Da italiani, rievochiamo con angoscia la discriminazione, la persecuzione, la deportazione, la morte dei nostri concittadini ebrei, traditi dalle leggi razziali volute dal fascismo; e da tanti dei suoi adepti venduti ai carnefici nazisti, con la complicità della monarchia, di tanti che si ritenevano intellettuali, di parte della popolazione. Non possiamo limitarci a questo sentimento, per quanto sincero e doveroso: sarebbe un’occasione mancata. Sarebbe un errore”.
“Elena Loewenthal, parlando della tragica concatenazione degli eventi che si ricorda nel “Giorno della Memoria”, ha scritto che gli ebrei, che l’hanno subita, “ci sono precipitati dentro. Era buio”. Il buio di cui parla Elena Loewenthal – ha sottolineato Mattarella – è quello della ragione, della morale, dei sentimenti di umanità e di pietà”. Il buio “in cui si sviluppò la fitta nebbia di paura, di indifferenza, di opportunismo che pervase tanta parte della popolazione: anche padri e madri esemplari, rispettosi della propria religione, cittadini irreprensibili, educatori scrupolosi, militari e funzionari che ritenevano di avere un alto senso dell’onore”.
“Il tentativo, messo in atto dalla Germania nazista, di cancellare gli ebrei dalla faccia dell’Europa, racchiude in sé, in modo emblematico, tutto il male che l’uomo è in grado di commettere quando si lascia contagiare, per superficialità, per indifferenza, per viltà, per interesse, dal virus dell’odio, del razzismo, della sopraffazione”, ha detto ancora il Presidente. “Quando la ragione si offusca fino a spegnersi, quando gli innati sentimenti contrapposti di umanità – la solidarietà, la pietà, il senso della propria dignità e della responsabilità che ne consegue– si inaridiscono, la barbarie rinasce e il valore di libertà, di pace, di fratellanza, proprio di ogni donna e di ogni uomo, cede al suo contrario, generando guerra, schiavitù, violenza, sterminio”.
Quest’anno, ha ricordato Mattarella, “celebriamo gli ottanta anni della Repubblica. Un evento decisivo della nostra storia”. La Repubblica e la sua Costituzione “sono nate contro le ideologie disumane e sanguinarie che avevano avvelenato la prima metà del Novecento, lasciando dietro di sé lutti, devastazioni, memorie incancellabili di orrore. Sono sorte dal sangue innocente dei deportati nei campi di sterminio, dei combattenti per la libertà, delle donne e degli uomini annientati solo per ciò che erano, per quel che pensavano, per ciò in cui credevano”.
Per questo, ha evidenziato il Presidente, “nella Repubblica non c’è posto per il veleno dell’odio razziale, per i germi della discriminazione, per l’antisemitismo che affiora ancora pericolosamente, per coloro che predicano la violenza, per chi coltiva ideologie di oppressione, di sopraffazione, per chi coltiva odio. Far memoria della Shoah oggi, ricordare quegli orrori indicibili e le vittime innocenti, non è soltanto un dovere: significa rinnovare con forza il nostro patto civile che si fonda su fratellanza, rispetto, convivenza; significa ribadire con fermezza che non permetteremo mai più che indifferenza, paura, complicità possano aprire nuovamente le porte a quello o ad altro abisso”.
“Questa cerimonia – ha concluso – è l’occasione per esprimere, con orgoglio e con responsabilità, il patriottismo italiano e repubblicano che ci rende custodi, in ogni circostanza e in ogni momento, della dignità, unica, incancellabile e inalienabile, della persona umana. Custodi della democrazia”. (aise)