BUSINESS AS USUAL: COSA IMPARIAMO DALLA CRISI ATTUALE – DI NORMA MATTAREI

Business as usual: Cosa impariamo dalla crisi attuale – di Norma Mattarei

MONACO\ aise\ - “Tempo fa in una riunione qualcuno diceva che la politica dovrebbe trarre le conseguenze da questa pandemia e ristrutturarsi in modo conforme. Come esempio si è parlato dei rifugiati politici concentrati in pensionati sovraffollati con alto rischio di infezione. È da tanto che organizzazioni umanitarie e partiti di sinistra chiedono l’abolizione di questo sistema segregante. Giustamente la crisi attuale potrebbe essere l’occasione per democratizzare queste ed altre strutture”. A scrivere è Norma Mattarei che firma questo articolo per “Rinascita Flash”, bimestrale diretto a Monaco da Sandra Cartacci.
“In realtà questa crisi sta evidenziando le disparità esistenti. La polarizzazione fra ricchi e poveri, fra vincenti e perdenti, sta aumentando di giorno in giorno, i più deboli pagano anche questa volta il prezzo più alto. Così assistiamo a peggioramenti socio-economici che si manifestano in vario modo. Quello che colpisce è che la prima ondata di crisi in primavera non ha portato a prevenire problemi che ora si stanno ponendo in modo ancora più accentuato, anche se non pochi esperti avevano previsto una seconda ondata forse più virulenta della prima, come in altre pandemie.
Prendiamo i già citati rifugiati politici. Alcuni Comuni hanno aperto per loro hotel vuoti e appartamenti sfitti, ma nella maggior parte delle città i rifugiati rischiano più degli altri e i loro figli sono svantaggiati dall’insegnamento a distanza, perché nei pensionati mancano le condizioni più elementari per questo tipo di lezione.
Il problema della casa però riguarda non solo i rifugiati, bensì una vasta categoria di persone che già in tempi normali a mala pena riesce a pagare affitti sempre più esorbitanti. Covid-19 e temperature invernali, in Germania, non fermano gli sfratti. Chi, spesso in seguito al virus, ha perso il lavoro e non è più in grado di pagare l’affitto, si trova per strada.
La deputata del partito “Die Linke” Caren Lay ha affermato: “Almeno durante la pandemia lo Stato dovrebbe vietare gli sfratti”. Perdere la casa in questo periodo è rischioso perché gli sfrattati finiscono in alloggi di fortuna dove è impossibile il distanziamento. Un’associazione di attivisti di Berlino si batte, non solo per la sospensione degli sfratti, ma per la loro abolizione.
Nella sola capitale ogni anno 5.000 persone perdono la casa, in tutta la Germania circa 50.000.
Anche il sindacato ha chiesto la sospensione degli sfratti durante la pandemia, come era stato deciso dal parlamento nella prima fase del virus. Il presidente dell’Associazione federale degli inquilini, Lukas Siebenkotten, ha osservato come la situazione nel frattempo sia ulteriormente peggiorata. Molti inquilini nella prima ondata del Corona-virus avevano ancora dei risparmi in caso di emergenza, molti nel frattempo hanno speso tutto. Ma il partito di governo CDU ha subito replicato che non ci saranno eccezioni.
Tuttavia il maggiore problema rimane l’assistenza sanitaria. Cosa è cambiato dall’inizio della pandemia a oggi, come ci si è preparati per la seconda ondata? Thomas Kunkel, medico e membro dell’Associazione dei Medici Democratici, ha affermato che durante la fase relativamente stabile dell’estate scorsa non c’è stata pianificazione per la seconda ondata. Non si è imparato né dalla prima fase, né da altri Paesi che sono riusciti ad avere la situazione abbastanza sotto controllo.
Secondo il medico questo è particolarmente grave, in quanto al più tardi in novembre era chiaro che ci sarebbero state più infezioni e più morti che in primavera. L’enorme carico di lavoro in più di medici e infermieri nei mesi scorsi, avrebbe dovuto essere un segnale per intervenire invece di affidarsi alla buona volontà del personale, ormai allo stremo: “È cinico premiare gli infermieri con 500 euro e pochi mesi dopo non concedere gli aumenti che il sindacato ha rivendicato nelle trattative. Quello che si è riusciti ad ottenere è del tutto irrisorio”.
La crisi attuale ha comunque portato anche degli effetti confortanti. La società civile è presente, molte persone si attivano e aiutano i più deboli, o si aiutano a vicenda. Volontari seguono persone in difficoltà nonostante le condizioni disagiate e rischiose. Studenti delle superiori organizzano proteste contro politici incapaci, che non dimostrano nessuna sensibilità per la situazione attuale e non fanno nessuna concessione riguardo ai voti e agli esami. Gli studenti devono congelarsi nelle aule con le finestre spalancate perché non si investe in ventilatori ritenuti troppo costosi, mentre i soldi non mancano per le spese militari, aumentate di 50 miliardi.
Molte persone sono convinte che il virus sia frutto di complotti o che sia un’invenzione per fare passare altri interessi. Altri invece si rendono conto che lo Stato sovvenziona le grosse imprese mentre per esempio per i liberi professionisti, che spesso rientrano in questa categoria solo perché non trovano di meglio, non rimane quasi niente. Un’associazione di artisti ha rivolto un appello ai politici chiedendo aiuti immediati, che coprano il costo della vita, ricordando che il Ministro dell’economia Altmaier aveva assicurato già nel marzo scorso che non avrebbe lasciato solo nessuno. Ma in realtà per loro è quasi impossibile accedere agli aiuti statali, troppo burocratici e selettivi. Nel frattempo molti stanno consumando le riserve per il futuro, dice l’associazione.
I Comuni a loro volta prevedono tagli nel sociale a causa della diminuzione delle entrate fiscali e dell’aumento di spese per i sussidi. Il sindacato ha fatto notare che le professioni sociali proprio in questa crisi si sono rivelate indispensabili per il funzionamento della società. Le condizioni lavorative, già misere prima della crisi, sono ora peggiorate non solo per il personale medico, ma anche per gli assistenti sociali. Si sono accentuati i conflitti, le tensioni, le violenze all’interno delle famiglie, e richiedono un lavoro ancora più intenso. Ciononostante, continua il sindacato, la città di Monaco ha deciso tagli di 70 milioni di euro, di cui 10 milioni al solo Assessorato agli affari sociali. Ciò significa riduzione di personale, di progetti per stranieri e disoccupati, e di altri servizi indispensabili. Il sindacato chiede l’immediato ritiro dei tagli, l’aumento del personale e la riduzione delle sovvenzioni a eventi inutili ed elitari, osservando che al momento ci sono altre priorità.
Per Andreas Wulf, della stessa associazione di Thomas Kunkel, deve essere interrotta la “disfunzionalità del risparmio”. La privatizzazione dei servizi pubblici deve finire. Non è possibile che i costi della crisi vadano nuovamente a scapito dei salariati e dei disoccupati. “La pandemia apre la strada a politiche progressiste, ma anche a quelle dei tagli. Perciò è necessaria una presa di posizione pubblica forte e globalizzata, che rappresenti gli interessi sociali””. (aise) 

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