Ciao Magazine/ Hanna Pappalardo: Console Generale d’Italia a Melbourne – di Stefania Del Monte

ROMA\ aise\ - “Entrata in carriera diplomatica nel 2003, Hanna Pappalardo si è occupata inizialmente delle relazioni dell’Italia con i Paesi del Mediterraneo e del Golfo. Assegnata all’Ambasciata a Berlino a partire dal novembre 2006, è stata incaricata di curare i rapporti economici commerciali tra Italia e Germania. Nel settembre del 2010 è stata nominata Console Aggiunto presso il Consolato Generale a Gerusalemme”. A scriverne è Stefania Del Mondo, direttrice della rivista “Ciao Magazine”.
“Rientrata al Ministero degli Esteri nell’aprile 2013, ha lavorato dapprima presso la Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo come capo segreteria del Direttore Generale e poi, dal luglio 2013, nell’Unità di Coordinamento della Segreteria Generale. Nell’ottobre 2015 è stata inviata per un periodo di due mesi come vicecapo missione a Riad. Dal giugno 2016 è entrata a fare parte della squadra dell’Unità di Crisi della Segreteria Generale del Ministero.
Nel giugno 2017 è stata assegnata alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso la NATO a Bruxelles, dove ha guidato l’ufficio Operazioni. Dal 3 gennaio 2022 è Console Generale d’Italia a Melbourne, con responsabilità sugli Stati australiani del Victoria e Tasmania.
Di madrelingua italiana e tedesca, parla inglese e francese e ha studiato l’arabo. Ama lo sport, il cinema e la fotografia e fa parte della sezione italiana di Women in International Security, una rete internazionale che promuove la leadership femminile nei settori pace e sicurezza.
L’abbiamo raggiunta per parlare della sua carriera e della sua nuova esperienza a Melbourne.
D. La sua carriera diplomatica è iniziata, nel 2003, occupandosi di relazioni con i Paesi del Mediterraneo e del Golfo. Cosa ricorda di quella prima esperienza?
R. La domanda mi riporta agli anni in cui ho mosso i miei primi passi al Ministero degli Affari Esteri, dopo aver superato il concorso che mi ha aperto le porte della carriera diplomatica. Sono stati anni molto formativi e che hanno segnato l’avvio di un percorso di apprendimento che è ancora lontano dall’essersi concluso.
Del periodo in cui ho prestato servizio presso la Direzione Generale per i Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente, come allora si chiamava, conservo un ricordo bellissimo, reso speciale dall’opportunità che ho avuto di iniziare ad apprendere il mestiere diplomatico lavorando gomito a gomito con colleghi straordinari e, attraverso questi, una lezione fondamentale: mai sottovalutare le complessità, anche culturali, insite nei rapporti con Paesi diversi dal nostro, senza però dimenticare che la funzione diplomatica, le sue cortesie e i suoi usi, offrono sempre utili strumenti per superare anche le situazioni più difficili.
Condivido volentieri a questo proposito, a titolo di aneddoto, un episodio connesso alla visita al Ministero di un Ambasciatore del Medio Oriente. Al momento di accoglierlo, per accompagnarlo dal mio Direttore Generale, egli ritrasse la mano che gli avevo porto in segno di saluto. Il suo gesto fu, però, accompagnato da una frase: “Mi deve perdonare”, mi disse, “ma nel mio Paese abbiamo usi e costumi diversi. Non lo prenda, per favore, come un gesto di scortesia o mancato rispetto verso di lei”.
La risposta dell’Ambasciatore mi colpì molto e mi fece comprendere a fondo l’importanza degli aspetti di consapevolezza interculturale, o intercultural awareness, come la descriverebbero gli anglosassoni nel mestiere diplomatico.
D. In seguito si sono succedute, con incarichi sempre più importanti, Berlino, Gerusalemme e Bruxelles. Come ha vissuto le rispettive esperienze in quelle città?
R. Sono state esperienze umane e professionali molto diverse tra loro ma che vedo legate da un filo rosso che da tempo qualifica il mio essere parte della grande famiglia della Farnesina. Questo filo rosso è costituito dalla straordinaria opportunità che la carriera diplomatica offre: da un lato, di costruire percorsi professionali di grande diversità, ricchezza e valore formativo; dall’altro, di servire il nostro Paese in situazioni molto diverse tra loro.
Sotto questo punto di vista, nel gergo diplomatico, si usa tradizionalmente differenziare tra posti bilaterali come Berlino, in cui, al centro del lavoro, si colloca la cura del rapporto tra due Paesi – Italia e Germania, in questo caso – e posti multilaterali, come lo è stata Bruxelles-Nato, il cui focus è sulla tutela dell’interesse nazionale in un contesto di collaborazione internazionale.
Gerusalemme mi piace ricordarla come un posto in cui la vera sfida è stata quella di operare con lucidità ed equilibrio in un contesto umano e professionale che credo abbia pochi eguali al mondo, sullo sfondo di una tela complessissima di rapporti bilaterali e multilaterali.
D. Dal gennaio 2022 è Console Generale a Melbourne. Quali sono le sue prime impressioni sulla sua nuova casa e sull’Australia in generale?
R. Si dice che Melbourne sia la città italiana più grande al mondo, al di fuori dell’Europa e delle Americhe. Melbourne è forse anche il centro urbano, economico e culturale più vibrante e dinamico d’Australia, nonché capitale di uno degli Stati più ricchi del Paese. L’Australia mi sembra quindi un esperimento particolarmente ben riuscito di multiculturalismo. Le mie prime impressioni sulla mia nuova casa sono, quindi, estremamente positive.
Essere Console Generale in questo contesto, in cui vive ed opera una delle più sofisticate ed articolate collettività italiane all’estero, è davvero un privilegio che spero di onorare al meglio.
D. La sua area geografica di responsabilità include lo stato del Victoria e la Tasmania. Un territorio piuttosto vasto. Ha già avuto modo di visitarlo?
R. Dal mio arrivo sono stata in missione consolare a Hobart, in Tasmania, e ho iniziato a programmare visite alle comunità italiane sparse nello Stato del Victoria. Sono stata recentemente nel Gippsland, a Morwell, accolta da un affetto davvero straordinario e conto, a breve, di andare a Shepparton, anche per rendere omaggio al Sacrario Militare italiano di Murchison.
D. Come è organizzato il Consolato Generale di Melbourne. Di quanti collaboratori si avvale?
R. Il Consolato Generale d’Italia a Melbourne è uno degli uffici attraverso il quale il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale opera nel mondo e fa capo all’Ambasciata a Canberra. Mi fa piacere, qui, menzionare che la rete diplomatico-consolare italiana in Australia ha sedi anche a Sydney, Adelaide, Brisbane e Perth. Si tratta, quindi, di una rete piuttosto estesa, funzionale alla cura sia dei rapporti politici, economici e sociali di un Paese importante come l’Australia, sia della vasta e articolata comunità italiana e italo-australiana qui presente. Su una popolazione di circa 25 milioni di abitanti, si stima che la popolazione di origine italiana si attesti intorno al milione.
Come ogni altro ufficio consolare, anche qui a Melbourne il nostro core business è rappresentato dalla prestazione di servizi consolari a favore sia della comunità degli italiani residenti negli Stati del Victoria e della Tasmania, sia degli altri utenti del Consolato Generale, senza trascurare il sostegno al Made in Italy e alle imprese italiane che operano nel territorio, in raccordo con la Camera di Commercio e Industria Italiana di Melbourne, e la promozione della lingua e della cultura italiana insieme all’Istituto Italiano di Cultura e alle numerose realtà italo-australiane presenti nella circoscrizione consolare, tra cui mi piace in particolare menzionare il Co.as.it. e la Società Dante Alighieri.
Nel mio lavoro quotidiano, in Consolato Generale, ho il privilegio di essere sostenuta da una squadra di 14 colleghe e colleghi, di cui la metà donne. Si tratta di una squadra straordinaria di professioniste e professionisti, affiatata e animata da tanta voglia di fare.
Di recente abbiamo affrontato insieme le operazioni relative all’impegno elettorale connesse ai referendum abrogativi, che ci hanno consentito di identificare punti di forza ma anche di debolezza, preziosi per non farci trovare impreparati nell’organizzazione delle elezioni politiche che ci attendono nel 2023.
La strada da percorrere è lunga, e quasi sempre in salita, ma ci stiamo impegnando a fare del nostro meglio. Contiamo quindi, molto, sullo scambio con i nostri connazionali e sul loro feedback, nell’interesse di un servizio sempre più al passo con i tempi e corrispondente alle esigenze dei nostri utenti.
D. Quali sono le priorità che ha individuato per i prossimi anni del suo mandato?
R. I parametri del mio mandato sono evidentemente dettati dalle direttive ministeriali, in generale, e dall’Ambasciata a Canberra, in particolare. In questo contesto, le mie principali priorità sono tre: dare continuità all’ottimo lavoro fatto dai miei predecessori; stabilire uno stretto contatto con la collettività italiana in Victoria e Tasmania, per poter apportare i necessari miglioramenti organizzativi ai nostri servizi; contribuire all’approfondimento delle relazioni politiche, economiche, sociali e culturali con gli Stati del Victoria e della Tasmania.
A questo proposito vorrei menzionare le potenzialità insite nella collaborazione a livello decentrato tra realtà italiane e australiane, offerte ad esempio dall’accordo di gemellaggio tra Milano e Melbourne, di cui ricorre nel 2024 il ventennale dalla firma, e il Memorandum of Understanding tra la regione Lombardia e lo stato del Victoria, che verrà firmato prossimamente. Entrambi gli strumenti costituiscono un utile volano per facilitare ulteriori collaborazioni e promuovere opportunità d’affari, e si prestano a fungere da importanti piattaforme di riferimento per altre realtà regionali e provinciali italiane.
Vi è poi un’ultima priorità, che mi sta particolarmente a cuore: sono la prima donna a ricoprire l’incarico di Console Generale a Melbourne. Mi piacerebbe, quindi, contribuire a fare progressi reali e concreti nella promozione della diversità di genere in tutti gli ambiti del mio lavoro.
D. A proposito di diversità di genere, è anche membro della rete internazionale Women in International Security. Qual è il suo ruolo e quali obiettivi si prefigge questo gruppo?
R. Women in International Security è una rete internazionale che promuove la leadership femminile nei settori Pace e Sicurezza. Io faccio parte dell’antenna italiana del gruppo e sono quindi stata particolarmente attiva durante il mio incarico di Capo Ufficio Operazioni alla rappresentanza italiana presso la Nato, caratterizzata da un’ancora predominante presenza maschile, soprattutto in uniforme. A questo proposito mi sembra rilevante ricordare che se da un lato continua a essere insoddisfacente la presenza di donne nei massimi organismi, soprattutto militari, dell’Alleanza Atlantica – si pensi che in seno al Comitato Militare siede una sola donna, la rappresentante norvegese – dall’altro lato la consapevolezza dell’importanza della partecipazione femminile, soprattutto nei processi di pace e di riconciliazione post-conflitto, ma anche in un’ottica di prevenzione di potenziali situazioni di conflitto, è ormai ampiamente diffusa. Proprio in questo ambito si è fatta sentire la voce di Women in International Security Italy, che ha istituito, in collaborazione con la Farnesina, una rete di donne mediatrici nel Mediterraneo: una regione martoriata da decenni di insicurezza e instabilità.
Si tratta di temi che solo superficialmente possono apparire lontani dalla nostra realtà quotidiana. Il tema del ruolo femminile nei processi decisionali è universalmente valido e resta un obiettivo ancora da raggiungere.
D. Una domanda di carattere personale: dalla sua biografia emerge che ama lo sport, il cinema e la fotografia. Quali sono le sue preferenze, in questi ambiti? Ci sono degli atleti, o degli artisti, che preferisce?
R. Il mio amore per lo sport tradisce la passione per tutto ciò che si fa all’aria aperta. Tra le mie attività preferite citerei soprattutto il parapendio, il nuoto e lo stand-up paddling. Amo molto i grandi eventi sportivi, che qui a Melbourne sono di casa. Agli Australian Open mi ha colpita la tenacia e la straordinaria determinazione espressa dalla campionessa australiana Ash Barty e, pochi mesi dopo, la sua decisione di lasciare il tennis agonistico. Una scelta che rispetto molto, perché rivela una grande consapevolezza di, e rispetto per, se stessa e grandi doti di leadership.
Amo i film che mettono al centro figure femminili e che consentono allo spettatore di guardare al mondo dalla loro prospettiva. In quest’ottica, uno dei miei preferiti è sicuramente Blue Jasmine, di Woody Allen, con la straordinaria Cate Blanchett.
D. C’è un luogo in particolare dove le piacerebbe lavorare in futuro?
R. Ho già avuto il privilegio di servire in tantissimi posti interessanti, sia a Roma sia all’estero. In generale mi piace lasciarmi sorprendere dalla vita, ma ammetto che sarei interessata a fare un’esperienza lavorativa in Nord America”. (aise)