CORONAVIRUS - IL NOSTRO SONDAGGIO: A LONDRA 3 ITALIANI SU 4 NON HANNO FIDUCIA DEL GOVERNO NEL GESTIRE LA CRISI – DI FRANCESCO RAGNI

CORONAVIRUS - IL NOSTRO SONDAGGIO: A LONDRA 3 ITALIANI SU 4 NON HANNO FIDUCIA DEL GOVERNO NEL GESTIRE LA CRISI – di Francesco Ragni

LONDRA\ aise\ - “Gli italiani che vivono nel Regno Unito bocciano senza appello l’approccio del governo britannico e l’atteggiamento del popolo inglese all’emergenza Coronavirus. E se dovessero scegliere dove essere curati, preferirebbero farlo negli ospedali italiani piuttosto che in quelli dell’NHS”. Come scrive il direttore di Londra Italia, Francesco Ragni, in un articolo da ieri on line sul portale del giornale bilingue, “Sono i risultati che emergono da un sondaggio online esclusivo realizzato dal nostro giornale tra venerdi 20 e lunedi 23 marzo, basato su oltre 900 risposte.
La valutazione sul governo di Boris Johnson nel complesso è fortemente negativa. Il 79% ha risposto di non avere fiducia nel modo con il quale il Governo UK sta gestendo l’emergenza, puntando il dito sulla poche e tardive azioni di prevenzioni. E il 64% ritiene che i provvedimenti presi dal Governo non siano quelli giusti (un dato che si è abbassato nelle ultime ore del sondaggio, a valle dell’annuncio di Johnson di mettere in sostanziale lockdown il Paese).
Nei commenti è evidente la frustrazione nel vedere l’approssimazione e il ritardo con il quale il Governo di Sua Maestà ha agito, pur potendo vedere quello che succedeva in Italia. “Troppo permissivismo”, “Misure troppo blande e prese troppo tardi”, “Imporre le chiusure, non suggerirle e basta”, “Lockdown totale: non è stato fatto a Bergamo e ora la situazione è straziante, il governo inglese avrebbe dovuto imparare dai nostri errori”.
Ancora più sonora è la bocciatura del popolo di Sua Maestà. L’89% dei partecipanti al sondaggio ritiene che gli inglesi non abbiano compreso la gravità della situazione, come testimoniato dalla generale assenza di precauzioni vista fino a oggi, nonostante i ripetuti inviti al “social distancing” e le migliaia di morti negli altri Paesi.
Nel confronto tra i due Paesi prevale l’Italia, forse per ragioni emozionali e familiari. Alla domanda “In questo momento di crisi, se potessi scegliere in che Paese trovarti, dove preferiresti essere?”, il 63% risponde che vorrebbe essere in Italia, contro un 14% che si sente piu a suo agio nel Regno Unito, mentre il 23% dichiara di non avere preferenza tra le due nazioni.
Una preferenza che appare ancora piú netta guardando ai sistemi sanitari. Alla domanda “Se dovessi ammalarti di Covid-19 e avere bisogno di ricovero in ospedale, dove preferiresti essere curato?” il 71% sceglie il Sistema Sanitario Nazionale italiano contro un 6% che preferirebbe l’NHS, mentre un 23% dichiara di non avere preferenza.
Sullo sfondo, per molti c’è l’idea del rientro in Italia. Un italiano su cinque (20%) dichiara di stare cercando di tornare in Italia, citando difficoltà pratiche legate ad esempio alla perdita del lavoro, e tra i commenti c’è anche chi dice di aspettare la fine dell’emergenza per rientrare nel Paese di origine.
I partecipanti al sondaggio confermano i problemi logistici legati al panic buying. Il 73% risponde di avere difficoltà a trovare generi alimentari e sanitari. Lunghissima la lista dei prodotti segnalati come introvabili: pasta, riso, pane, farina, uova, latte a lunga conservazione, omogeneizzati, legumi, pomodori pelati, surgelati, carta igienica, detersivi, sapone liquido, assorbenti, pannolini, gel igienizzante ma anche medicine come il Paracetamolo, vera panacea del Regno Unito. C’è chi segnala gli incrementi dei prezzi, puramente speculativi, di alcuni negozi e chi fa notare l’impossibilità pratica di fare spesa online “Non riesco a trovare nemmeno uno slot per ricevere la spesa a casa… esauriti fino ad aprile inoltrato”.
Poco meno della metà degli italiani sembra essersi mossa per tempo, con il 43% degli intervistati che dichiara di avere a casa scorte a sufficienza per resistere a due settimane di auto-isolamento senza dover fare la spesa. Gli altri indicano di essere pronti ad uscire comunque, nonostante il lock-down, chiedere aiuto a familiari e amici e ricorrere alla spesa online ove possibile.
Nel complesso, leggendo i commenti, il mood prevalente è di preoccupazione, stress, incertezza per il futuro, con una quasi totale assenza di ironia e leggerezza. Tra i partecipanti c’è chi cita Black Mirror (la serie tv inglese che mostra una società destabilizzata dalle nuove tecnologie), chi considera la situazione surreale, chi ammette di avere crisi di panico e chi dice di pregare continuamente.
Tra i tanti commenti è particolarmente disarmante quello di una donna, diplomata, di età 18-24 anni, che dal suo lavoro di commessa riesce a fotografare la situazione con lucidità ed amarezza: “In generale, da quello che posso vedere sul mio luogo di lavoro e in giro, nessuno sembra aver capito la gravità della situazione. Questo bulk buying generale è fuori controllo, si stanno appropriando di generi di prima necessità, ma nel mentre ci scherzano e ridono sopra come se tutto questo fosse divertente, un gioco. Non capiscono che i supermercati rimarrebbero aperti durante un eventuale lockdown generale. Continuo a vedere un sacco di anziani in giro come se non gliene importasse, pensano che essendo sopravvissuti alla seconda guerra mondiale possano sopravvivere a tutto. A lavoro vengo derisa perché indosso mascherina e guanti, i clienti continuano ad arrivarti faccia a faccia e non capiscono la necessità di tenere le distanze. Tutta questa situazione è molto frustrante e il governo la sta trattando con altrettanta leggerezza. Speravo che guardando all’Italia avrebbero capito, ma a quanto pare non cambia niente””. (aise)


Newsletter
Notiziario Flash
 Visualizza tutti gli articoli
Archivi