GUAIDÓ AL TIMONE DI UNA NAVE ALLA DERIVA – DI MAURO BAFILE

GUAIDÓ AL TIMONE DI UNA NAVE ALLA DERIVA – di Mauro Bafile

CARACAS\ aise\ - “Si voleva credere a tutti i costi, che l’Opposizione ne fosse immune. Se ne evitava parlare, quasi fosse sufficiente non farlo per allontanare ombre e dubbi. Un po’ per scaramanzia, un po’ per convinzione. Ma non è bastato. Il portale “Armando.info”, dopo una diligente inchiesta, ha rivelato una vasta rete di corruzione costruita attorno alle “borse Clap”, sorta di ammortizzatore sociale discriminatorio e selettivo; rete di corruzione che coinvolge anche alcuni noti nomi di parlamentari dell’Opposizione”. Ne scrive oggi Mauro Bafile che dirige “La voce d’Italia”, quotidiano a Caracas.
“Lo scandalo, come uno tsunami, ha travolto Luis Parra, José Brito, Conrado Pérez Linares, del partito Primero Justicia; Adolfo Superlano già espulso dal movimento politico “Cambiemos”; Richard Arteaga e Guillermo Luces, del partito “Voluntad Popular”; Chaim Bucaram, William Barrientos, del partito “Un Nuevo Tiempo” e Héctor Varga del movimento “Avanzada Progresista”.
Deputati, quasi tutti, membri della Commissione incaricata della vigilanza e controllo delle spese dell’Amministrazione Pubblica. Tutti colpevoli, o presunti colpevoli fino a prova contraria, di essersi valsi del loro ruolo in seno al Parlamento per “pulire” il nome di Carlos Lizcano, proprietario di “Salva Foods”, l’azienda incaricata di gestire i negozi attraverso i quali si distribuisce la “borsa Clap” e vincolato ad una delle trame di corruzione che ha dissanguato il Paese. In altre parole, di aver approfittato del loro ruolo istituzionale per intercedere a favore di Lizcano presso gli inquirenti di Bogotá, di Washington e di Bruxelles che lo indagano.
I venezuelani, già delusi dalla litigiosità dei leader dell’Opposizione e dalle faide all’interno dei vari partiti che fanno la fronda al Governo Maduro, oggi si sentono traditi. L’Opposizione non era mai stata così lontana dalla sua base che, comunque, continua a rispondere puntualmente ad ogni invito a scendere in piazza, anche se con sempre meno entusiasmo e maggiore scetticismo. Le parole di speranza dei leader, oggi più che mai, suonano a promesse vuote, lontane, prive di contenuto.
Il ruolo del presidente “ad interim”, Juan Guaidó, in questo momento, appare assai difficile e delicato. Non solo dovrà ricompattare l’arcipelago che compone l’Opposizione, e quindi ricucire gli strappi tra le varie anime che vi convivono, ma soprattutto darle nuovamente credibilità. Unità e prestigio. La prima non è mai esistita; l’altro sta venendo meno.
Guaidó, e i suoi consulenti, dovranno cominciare dalla costruzione del consenso attorno a un Progetto Paese; progetto con il quale possano sentirsi identificate tutte le correnti politiche che si oppongono alla proposta “chavista”.
Intanto, però, la popolazione non ha nulla da festeggiare in questa celebrazione del Natale.
Dopo vent’anni, il sogno “chavista” di un governo capace di assicurare benessere e uguaglianza sociale si è rivelato una grande menzogna. Non vi sono statistiche ufficiali che permettano di dimostrare la perdita di qualità di vita del venezuelano. Ma neanche ce ne sarebbe bisogno. I risultati di vent’anni di malgoverno sono alla vista di tutti. L’evidenza è nella quotidianità. Questa si mostra al venezuelano giorno dopo giorno: inefficienza dei servizi pubblici quando non la loro inesistenza, incremento della disoccupazione con conseguente aumento della povertà, e al tempo stesso crescita della ricchezza in un settore minimo della popolazione.
A differenza di quanto accadeva non molto tempo fa, nessuno può oggi affermare che facciano difetto generi alimentari, medicine o prodotti per l’igiene. Ne sono pieni gli scaffali dei supermarket o dei “Bodegones”. Ma ció non vuol dire che la popolazione abbia accesso ad essi. I loro prezzi, espressi sempre in valuta straniera, li rendono irraggiungibili per la stragrande maggioranza.
Il bolívar è una moneta fantasma. Appartiene ad un passato che si ricorda con nostalgia. Il “Petro”, dal canto suo, è considerata la moneta del futuro. Ma solo dal Governo. E unicamente a parole.
Intanto il Prodotto Interno Lordo del Venezuela si contrae anno dopo anno. La Banca Centrale stima che l’economia, dal 2013 al 2018, abbia subito una contrazione del 50 per cento. È una cifra, questa, vicina al 55,7 per cento stimato dal Parlamento. In cinque anni, quindi, si è assistito ad una contrazione senza precedenti dell’economia. Quest’anno, stando alla Banca Mondiale e al Fondo Monetario Internazionale, la contrazione del PIL sarà del 25 per cento.
In questo contesto, pare che né il Governo del presidente Maduro, né l’Opposizione abbiano interesse ad un accordo che permetta di ricostruire il Paese. Non ne ha il Governo, che così continua a gestire le redini del potere; e non ne ha l’Opposizione, indebolita dalle faide interne e, ora, dagli scandali di corruzione”. (aise) 

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