Il cittadino canadese/ Alla Concordia, un incontro sull’esclusione degli immigrati dalle scuole francofone in Québec – di Giulia Verticchio

MONTRÉAL\ aise\ - “Il 6 e 7 maggio 2026, alla Concordia University Conference Centre della John Molson School of Business, si è tenuto il QUESCREN Researcher-Member Symposium - Networks in Dialogue, una interessante 2-giorni di incontri e discussioni su diversi temi. Lanciata nel 2009, la Québec English-Speaking Communities Research Network (QUESCREN) è una rete collaborativa di ricercatori, istituzioni e membri della Comunità anglofona del Québec, che ha la chiara mission di fare networking e divulgazione. Tra i membri-ricercatori del QUESCREN troviamo, tra gli altri, Anita Aloisio, Domenico Beneventi, Licia Canton, Fabio Scetti e Anna Villalta”. Ne scrive Giulia Verticchio sul “Cittadino canadese”, settimanale diretto a Montreal da Vittorio Giordano.
“Giovedì 7 pomeriggio si è prima svolto un dibattito sull’opera di Steve Galluccio e il suo contributo alla letteratura italo-quebecchese, con la partecipazione del Prof. Domenico Beneventi, il giornalista e studioso alla York University Elio Iannacci, e poi Anna Maiolo, autrice e professoressa emerita al LaSalle College. Moderatrice del panel è stata la scrittrice Licia Canton, co-fondatrice di Accenti Magazine.
È poi seguita una tavola rotonda specifica sulla language policy in Québec e l’esclusione degli immigrati dalle scuole francofone. Simon-Pierre Lacasse, ricercatore senior del QUESCREN, ha presentato una rassegna della letteratura sull’istruzione degli immigrati nel sistema scolastico francofono della provincia prima dell’approvazione della Legge 101.
Guy Rodgers, regista, ha condiviso alcune delle esperienze di rifiuto dalle scuole francofone, selezionate tra le sue 138 interviste. Ha moderato il panel l’Avvocato e attivista Ralph Mastromonaco.
Il Cittadino Canadese si è occupato di questa tematica con una raccolta di testimonianze di italiani rifiutati dalle scuole francofone di Montréal negli anni ’50 e ’60, che è stata pubblicata in due articoli sulle edizioni del 18 (pag.13) e 25 (pag.17) febbraio 2026 e che è stata anche citata da Andy Riga sull’edizione del 12 marzo di The Montreal Gazette.
Come già constatato da questa e da altre ricerche di ben più ampio respiro, anche durante questo panel di discussione è emerso che, al netto di un certo negazionismo basato sulle leggi e sull’assenza di prove scritte negli archivi scolastici, esiste certamente un gap importante tra il quadro legislativo e la realtà delle pratiche, e la letteratura potrebbe aver sottovalutato negli anni le discrezioni (e quindi omissioni) degli archivi amministrativi, sui quali non si possono trovare regole non scritte, ma applicate. Negli anni ’50 sono stati rifiutati anche francofoni dal Maghreb, per ragioni di zelo religioso, se ebrei o musulmani, così come greci con passaporto francese se ortodossi, e perfino persone belghe, se protestanti. Ma anche a molti bambini italiani, da famiglie cattoliche, è stato negato l’accesso all’istruzione francofona. A volte, alcuni istituti ammettevano di non avere strumenti didattici per insegnare il francese, avendo maestri che potevano trattare le materie solo con alunni che già conoscevano la lingua.
Tantissimi, dunque, i fattori da riconsiderare per riscrivere una parte di storia e capovolgere, forse, la narrativa degli immigrati-minaccia per la francofonia, che preferivano la scolarizzazione anglofona per scelta. https://www.concordia.ca/artsci/scpa/quescren”. (aise)