Il cittadino canadese/ Cittadinanza: a Montreal il convegno del Comites per fare chiarezza – di Antonio Serrafiore

MONTRÉAL\ aise\ - “Dal 1992 – anno di introduzione della Legge n. 91/1992 – la cittadinanza italiana per discendenza era considerata un diritto quasi automatico, trasmissibile senza limiti generazionali. L’unico requisito era la presenza di un avo italiano a partire dall’unificazione del Regno d’Italia (1861). La nuova Legge n. 74 del 23 maggio 2025, che converte il Decreto Legge 36/2025, limita in modo significativo la cittadinanza iure sanguinis, richiedendo un legame effettivo con l’Italia. La riforma introduce cambiamenti rilevanti nei criteri di riconoscimento, nelle modalità di riacquisto e nell’acquisizione per “beneficio di legge” da parte dei figli minori nati all’estero. Il provvedimento è stato accompagnato da un intenso dibattito parlamentare, con forti polemiche sia sul metodo che sul merito della riforma. Le discussioni proseguono anche dopo l’approvazione, con dubbi sulla tenuta costituzionale della normativa. Resta comunque evidente come la nuova legge, voluta dal governo Meloni, abbia generato confusione e frustrazione, soprattutto tra le Comunità italiane all’estero”. Così scrive Antonio Serrafiore che sul “Cittadino canadese”, settimanale diretto a Montreal da Vittorio Giordano, pubblica una sintesi del convegno sulla cittadinanza promosso dal Comites.
Un convegno partecipato
Per offrire chiarimenti alla Comunità italiana dell’area metropolitana montrealese, il Com.It.Es di Montréal, in collaborazione con l’Associazione dei giuristi italo-canadesi del Québec (AJICQ) e il Congresso Nazionale degli Italo-Canadesi – QC (CNIC), con il patrocinio del Consolato Generale d’Italia a Montréal, ha organizzato un convegno dedicato al tema.
Svoltosi il 22 aprile presso il Centro Leonardo da Vinci, l’evento ha registrato il tutto esaurito con oltre 500 partecipanti. Un importante occasione per italiani e italo-discendenti, riuniti al Teatro Mirella e Lino Saputo, che hanno ricevuto anche un foglio informativo sulle nuove disposizioni normative e hanno potuto confrontarsi direttamente con i principali funzionari diplomatici della circoscrizione consolare.
Tra i presenti, numerosi esponenti di primo piano della Comunità italo-canadese: la presidente e la direttrice generale del CNIC-QC, Maria R. Battaglia e Francesca Sacerdoti; gli ex presidenti del CNIC nazionale e quebecchese, Tony Sciascia e Roberto Colavecchio; il presidente dell’AJICQ, Philippe Messina; l’editore del settimanale Il Cittadino Canadese, il Senatore Basilio Giordano; la direttrice generale della Casa d’Italia, Giovanna Giordano; il giudice Antonio Discepola; il direttore generale del CLDV, Pat Buttino.
Apertura dei lavori e interventi istituzionali
Il meeting, articolato in quattro fasi – saluti e presentazione, spiegazione tecnica, dibattito e momento conviviale – è iniziato, dopo un breve ringraziamento del segretario del Com.It.Es, Vittorio Giordano, con l’intervento della presidente Anna Colarusso. “La cittadinanza italiana è un argomento che tocca profondamente la nostra identità, la nostra storia e il legame vivo tra l’Italia e le sue comunità nel mondo. Non è solo uno status giuridico: è senso di appartenenza, legame con la nostra cultura, la nostra lingua e i nostri valori”, ha dichiarato, sottolineando come il convegno rappresenti “un’importante occasione di confronto e approfondimento”.
Il Console Commerciale, Fortunato Mangiola, ha ricordato che “in Québec vivono oltre 300 mila persone di origine italiana”, evidenziando il forte bisogno di informazione: “il Consolato riceve quotidianamente numerose richieste di chiarimento sulla nuova normativa”.
La presidente del CNIC, Maria R. Battaglia, ha evidenziato “la grande partecipazione di pubblico come segno tangibile dell’attaccamento all’italianità”, invitando a un maggiore coinvolgimento nella vita comunitaria.
Il presidente dell’AJICQ, Philippe Messina ha spiegato le motivazioni dell’iniziativa: “Abbiamo sostenuto l’organizzazione dell’evento per rispondere a un bisogno diffuso di chiarimenti su un tema centrale come la cittadinanza”, sottolineando l’importanza di conoscere i diritti dei discendenti italiani.
Sono intervenuti anche, tramite videomessaggi, il deputato Christian Di Sanzo e la senatrice Francesca La Marca, eletti nella ripartizione Nord e Centro America. Entrambi, esponenti del Partito Democratico, hanno criticato il carattere restrittivo della nuova legge, indicando come unico elemento positivo la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza, e hanno promesso un impegno per migliorarla in caso di cambio di maggioranza politica dopo le elezioni.
Le nuove regole sulla cittadinanza
Momento centrale dell’incontro è stato l’intervento della funzionaria del Consolato ed esperta in materia, Monica D’Arcangelo, che ha illustrato le principali novità. Tre gli ambiti interessati: criteri di idoneità per il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis; modalità di riacquisto; acquisizione per “beneficio di legge” per i figli minori nati all’estero. Sono state fornite anche indicazioni pratiche su documentazione, tempistiche, costi ed errori più frequenti.
Secondo il nuovo articolo 3-bis, per ottenere la cittadinanza iure sanguinis è necessario che:
• un ascendente di primo o secondo grado possieda (o possedesse al momento della morte) esclusivamente la cittadinanza italiana;
• oppure che un genitore o adottante abbia risieduto in Italia per almeno due anni continuativi dopo aver acquisito la cittadinanza e prima della nascita o adozione del figlio.
Per il riacquisto della cittadinanza, la modifica all’articolo 17 consente, in casi specifici e per un periodo limitato, anche ai residenti all’estero di riacquistarla tramite dichiarazione entro il 31 dicembre 2027. Il riacquisto non ha effetto retroattivo e non si estende automaticamente ai figli o conviventi residenti all’estero.
La cittadinanza per “beneficio di legge” riguarda esclusivamente i figli nati fuori dall’Italia da genitori cittadini italiani per nascita. Non si applica ai figli di cittadini che hanno acquisito la cittadinanza per altre vie (naturalizzazione, matrimonio, riacquisto, ecc.). È richiesta una dichiarazione di volontà di entrambi i genitori entro tre anni dalla nascita; l’acquisizione decorre dal giorno successivo alla dichiarazione”. (aise)