ItaliaChiamaItalia/ Voto all'estero nei consolati? Una follia impraticabile che offende la realtà – di Ricky Filosa

ROMA\ aise\ - "C'è chi la chiama riforma e chi, più realisticamente, la definisce un'assurdità. L'idea che ha qualcuno in testa, di obbligare gli italiani residenti all'estero a votare esclusivamente presso le sedi diplomatiche – Ambasciate, Consolati o Istituti di Cultura – non è solo una proposta fuori dal tempo, è una vera e propria follia logistica. Proporre un modello simile, come fatto recentemente da esponenti politici come Antonio Di Pietro - oggi nel Comitato per il Sì al referendum - dimostra una preoccupante mancanza di contatto con la realtà quotidiana di chi vive oltreconfine". Inizia così l'editoriale del direttore di “ItaliachiamaItalia” Ricky Filosa.
"Tranquilli: le notizie più recenti parlano di una vera impossibilità a cambiare il voto all’estero in così breve tempo, in vista del referendum sulla giustizia. Persino il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, secondo le stesse fonti appare più che contrariato di fronte a una eventualità del genere. In ogni caso, proviamo a fare una nostra analisi.
Il miraggio dei seggi fisici: l'ostacolo delle distanze
Come si può pensare che un connazionale possa esercitare il proprio diritto sacrosanto se deve percorrere centinaia, se non migliaia, di chilometri per raggiungere un'urna?
Prendiamo l'esempio dell'America Latina, una terra di distanze infinite. Secondo esperti legali consultati da ItaliaChiamaItalia, la situazione potrebbe essere esplosiva: un cittadino residente a Ushuaia costretto a viaggiare fino a Bahia Blanca per votare un referendum potrebbe, a buon diritto, intentare una causa chiedendo l’annullamento dell’intera consultazione elettorale. Potremmo dire lo stesso parlando di Australia o Africa per esempio, ma anche Usa, Canada, persino Europa. Mica ogni italiano all'estero ha un consolato sotto casa, magari!
Se lo Stato non mette il cittadino nelle condizioni materiali di esprimere il proprio voto, viola un principio costituzionale. Se a protestare fosse un singolo, sarebbe un caso isolato; ma se a muoversi fossero centinaia o migliaia di elettori esclusi nei fatti dal voto, il sistema rischierebbe il collasso giudiziario. Alcuni potrebbero chiedere persino - appunto - di annullare le elezioni.
Da che parte credete di schiereranno le toghe rosse in Italia, contrarie nella stragrande maggioranza dei casi alla riforma della giustizia?
La politica delle promesse al vento
C'è però un aspetto ancora più amaro in questa vicenda. All'inizio dell'attuale legislatura, dopo lo scandalo che ha coinvolto l'USEI - schede fotocopiate e platealmente falsificate - abbiamo assistito a una parata di impegni solenni. In una conferenza stampa alla Camera, i rappresentanti di tutti i principali schieramenti — da Fabio Porta (PD) a Ricardo Merlo (MAIE), fino a Marcelo Bomrad (Lega) per il centrodestra — avevano promesso di proporre una riforma immediata e strutturale del meccanismo elettorale per l'estero.
ItaliaChiamaItalia era presente. Abbiamo ascoltato quelle parole, ma oggi, a distanza di anni, ci ritroviamo con un pugno di mosche. Per noi, che ci battiamo da tempo affinché il voto all’estero venga messo finalmente in sicurezza, l’ennesima delusione.
Conclusioni: basta lacrime di coccodrillo
Siamo di fronte alla solita politica delle promesse vuote che puntualmente si trasforma in quella delle "lacrime di coccodrillo". Da vent'anni sentiamo ripetere che la riforma è necessaria, che il sistema va messo in sicurezza, che gli italiani nel mondo meritano rispetto. Nei fatti, il contatore segna ancora zero.
Cari politici, la vostra inerzia non è più tollerabile. Proporre soluzioni impraticabili per nascondere l'incapacità di riformare seriamente il voto per corrispondenza non fa onore alle istituzioni. Più che far riflettere, se non ci fosse di mezzo il diritto al voto di milioni di italiani, verrebbe da dire che fate ridere.
LA PROPOSTA
La proposta di ItaliaChiamaItalia, non da oggi, è quella di utilizzare anche in occasione di elezioni politiche e referendarie – come già accade per i Comites - l’inversione dell’opzione, ovvero il registro degli elettori: vota solo chi chiede esplicitamente di poterlo fare.
Per quanto riguarda una eventuale riforma del meccanismo elettorale, ItaliaChiamaItalia da sempre propone un sistema misto: il connazionale residente all’estero può votare per posta, nei seggi oppure online. Sia lui a scegliere in che modo esprimere il proprio voto.
Certo non tocca a noi portare proposte in Parlamento, dovrebbero essere i nostri eletti a farlo. Che però, su questo, continuano a dormire beati.
Alla fine, registro degli elettori o meno, noi non abbiamo certezze, tranne una: il voto all’estero così com’è fa acqua da tutte le parti e a distanza di vent’anni una riforma è ormai assolutamente improcrastinabile". (aise)