ITALIAN HERITAGE MONTH: AMORE E ORGOGLIO NELLE PAROLE DI QIUATTRO DONNE ITALO-AMERICANE – DI SILVIA GIUDICI

ITALIAN HERITAGE MONTH: AMORE E ORGOGLIO NELLE PAROLE DI QIUATTRO DONNE ITALO-AMERICANE – di Silvia Giudici

SAN FRANCISCO\ aise\ - “Oltre 26 milioni di americani di origine italiana risiedono attualmente negli Stati Uniti, facendo degli italoamericani il settimo gruppo etnico più numeroso. Ogni ottobre, l’Italian-American Heritage Month mira a riconoscere i contributi e le conquiste di questo popolo e dei loro antenati celebrando gli illustri contributi culturali degli americani di stirpe italiana, onorando e riconoscendo i secoli di conquiste, successi e preziosi contributi degli immigrati italiani e degli italo-americani. Quest’anno abbiamo chiesto a quattro donne, la chef televisiva e food writer Giada De Laurentiis, Marianna Gatto, direttrice esecutiva e co-fondatrice del Museo Italo-Americano di Los Angeles (IAMLA), all’attrice Sofia Milos (CSI Miami, The Sopranos) e all’attrice Dina Morrone (Armageddon, Alita, Fantastic 4, The Italian in Me), di raccontarci cosa significa per loro questa celebrazione e cosa fanno personalmente per mantenere viva la cultura, la lingua e l’eredità italiana. Ecco cosa ci hanno detto”. Ad introdurre le quattro prestigiose ospiti dell’ItaloAmericano è Silvia Giudici, che le ha interpellate per il giornale diretto a San Francisco da Simone Schiavinato.
Giada De Laurentiis
Penso sia veramente importante che la nuova generazione sappia parlare la lingua, così sto insegnando l’Italiano a mia figlia Jade. Quando siamo con mia madre, la nonna di Jade, cerchiamo di parlare esclusivamente in Italiano. Penso che conoscere e condividere la stessa lingua sia uno strumento inestimabile per mantenere un legame. In più, cerco anche di mantenere le tradizioni di famiglia vive.
La mia famiglia adora grandi pranzi domenicali (che in questo periodo stiamo facendo via Zoom), così Jade ed io stiamo preparando un sacco di pasta e pizza fatte in casa ultimamente. Penso che piccole attività divertenti come queste abbiano un impatto duraturo su Jade, e che la incoraggino a continuare ad onorare le tradizioni italiane. Infine, condivido ricette, cultura e cibo italiani nei miei show, sui social e nei miei libri, e spero che questo possa ispirare persone di tutte le culture!
Marianna Gatto
“La mia famiglia è italiana”, ha commentato una delle nostre visitatrici mentre davo il benvenuto al suo professore universitario e ai suoi compagni di corso durante la loro visita al Museo Italo-Americano di Los Angeles lo scorso giugno. Mentre i suoi coetanei attraversavano il museo, la studentessa, la ventunenne Olivia, è rimasta di fronte agli schermi della mostra permanente a guardare le proiezioni delle immagini di fine secolo dei contadini del Mezzogiorno e degli immigrati italiani che arrivavano a Ellis Island. Sembrava davvero commossa.
“Da quale parte d’Italia proveniva la tua famiglia?” Le chiesi, percependo il suo interesse superiore alla media. “Una parte veniva da qualche luogo della Sicilia, ma non sono sicura dell’altra parte… forse dalla Calabria”, rispose.
Olivia ha parlato un po’ di più della sua famiglia: furono i suoi bisnonni ad emigrare negli Stati Uniti all’inizio del 1900, ma sono morti prima che lei nascesse. Sebbene i suoi nonni parlassero italiano da bambini, nessuno dei suoi genitori imparò l’italiano, e la maggior parte dell’identità italo-americana della sua famiglia era legata al cibo. Olivia ha raccontato che la sua famiglia aveva visitato l’Italia due anni prima e che aveva visitato Roma, Firenze e Venezia. Non si erano però avventurati più a sud, nelle città da cui la sua famiglia era emigrata un secolo prima.
Olivia rappresenta molti italoamericani che incontro, non solo della generazione del Millennial, ma anche dei Boomers e della Generazione X. Eppure, per qualche motivo, l’immagine di lei, la cui silouette si stagliava davanti agli schermi di proiezione, mi è rimasta in testa per giorni dopo la sua visita e mi sono ritrovata ad analizzare il perché. Lavorando nel campo della storia pubblica, e in particolare come direttore di un museo culturale, ho il compito non solo di comunicare e conservare la storia, ma anche di renderla interessante per un pubblico vario. Mi è venuto in mente che per Olivia – nata alla fine degli anni Novanta – le fotografie degli immigrati e dei contadini italiani potevano appartenere all’epoca della Guerra Civile tanto quanto ai primi del Novecento. Erano, in parole povere, vecchie foto di un’epoca molto più antica per lei che non per molti di noi. La maggior parte degli italoamericani, me compresa, ha, o ha avuto in un periodo della sua vita, un legame diretto con un parente immigrato. Olivia no.
Con il passare del tempo, e con il diminuire del numero dei nostri antenati immigrati ancora in vita, gli italoamericani si allontanano progressivamente dai viaggi di immigrazione delle loro famiglie, non diversamente da altri gruppi di americani con il trattino. Mi sono resa conto che il mio incontro con Olivia mi fatto impressione perché lei rappresenta il futuro dell’America italiana. Mi sono ritrovata a chiedermi: “Cosa significherà l’eredità italo-americana, e l’Italian American Heritage Month tra una generazione da oggi in poi, o tra due generazioni a partire da oggi?”
È qui che la conversazione ritorna al punto, all’educazione, alla scoperta e alla trasmissione della cultura. Telefonate! Tra le cose che sento dire di più quando si parla di storie familiari, c’è questa: “Tutti i miei parenti più anziani sono scomparsi, e crescendo non ho mai pensato di fare queste domande”. Avendo perso i miei nonni in tenera età, lo posso capire. Ci sono molte domande che avrei voluto avere l’opportunità di porre. “I miei nonni/genitori non parlavano di queste cose”, è un’altra osservazione spesso ripetuta. Incoraggiare alcune generazioni a parlare di eventi ed esperienze può essere difficile. (E’ così per le persone indipendenti di una generazione!) Ma a volte ottenere che un parente si confidi dipende semplicemente dalla capacità di manifestare interesse.
Prima di perdere l’occasione, organizzate un momento per sedervi con la prozia, i genitori o i nonni. Hanno storie da raccontare e registrarle è più facile che mai. Se siete la matriarca o il patriarca, questo è il momento di condividere o comunque di commemorare l’eredità della vostra famiglia.
Dina Morrone
Anche se sono italo-canadese, ora sono anche americana, visto che di recente sono diventata cittadina degli Stati Uniti. Quindi, posso dire ufficialmente di essere un’orgogliosa italo/canadese/americana. Faccio la mia parte ogni giorno per preservare il mio patrimonio italiano attraverso il mio lavoro, che è la mia arte. Scrivo opere teatrali, storie e monologhi, sulla mia esperienza di crescita italiana, sulla mia famiglia italiana, sulla mia vita in Italia e sull’esperienza dell’immigrato italiano.
Considero i miei genitori e i miei nonni dei campioni e degli eroi per aver fatto qualcosa di così coraggioso. Come molti italiani hanno fatto nel corso degli anni, anche loro hanno fatto le valigie, si sono imbarcati su una nave e si sono lasciati alle spalle la loro amata patria. Ci vuole molto coraggio per trasferirsi in un posto dove non si parla la lingua e la cultura è straniera. I loro sacrifici hanno contribuito a plasmare ciò che sono oggi, e di questo sarò eternamente grata.
Nel mio lungometraggio, “Moose On The Loose”, commedia su una famiglia italiana e un alce canadese, la madre, Maria, dice ai suoi quattro figli adulti, tutti nati in Nord America: “Sappiamo che pensiamo in modo diverso dai nostri figli. E questo non vale solo per me, ma per molte persone di tutto il mondo”. Non importa da dove si viene. Quando emigri, vai a fare una vita migliore per te e per la tua famiglia, e porti tutto quello che sai, chi sei, le tue tradizioni, perché vuoi insegnare questo alle generazioni future. Ma quando arrivi qui, tutto è diverso, e tutto cambia, e ogni giorno ti senti sempre più scivolare via.
Nel momento conclusivo della commedia, prima che l’alce appaia sul palco, il padre, Giuseppe, circondato dalla famiglia e dai figli, seduto al tavolo della cucina con la pasta e il pane in tavola, prende il suo bicchiere di vino fatto in casa e dice: “Brindiamo. Vi prego, una cosa vi chiedo, quando non saremo più qui, io, la vostra mamma, il vostro Nonni, ricordatevi, che anche se veniamo da molto, molto lontano, da dove abbiamo iniziato la nostra vita in Calabria, ricordatevi di parlare ai vostri figli di noi, della nostra cultura, della nostra tradizione. Anche se non siete d’accordo con tutto quello che diciamo e facciamo, provateci. Per noi. D’accordo? Salute!”.
Ed è per questo che faccio sempre la mia parte per far sì che la mia cultura italiana, il mio patrimonio italiano, chi sono veramente, un’italiana/canadese/americana, non “scivoli via”. Lo faccio per loro. E così, racconto le mie storie e le trasmetto alle generazioni future in modo che non dimentichiamo mai chi siamo veramente e da dove veniamo. Viva l’Italia! Viva l’America!
Sofia Milos
Vivo a Los Angeles da molti anni ormai. Sono venuta a Hollywood, la terra delle opportunità, come molti altri immigrati, con il cuore pieno di sogni e la speranza che si avverassero.
Ma nel mio cuore non ho mai lasciato la mia patria, l’Italia.
Sono orgogliosa delle mie radici e della mia cultura italiana. Si potrebbe dire che non ho mai perso quelli che sono considerati i valori mediterranei di una volta. Il mio gusto e la passione per la nostra cucina intoccabile, che amo condividere con gli amici. Forse è il mio modo di mantenere vivi i nostri valori qui negli Stati Uniti, portando il nostro stile, il nostro senso del bello, la classe e la moda nella nostra vita quotidiana e nella nostra professione, che ci contraddistingue con orgoglio.
I miei fan italiani, che mi raggiungono ogni giorno attraverso la magia dei social media di oggi, mi considerano la loro ambasciatrice italiana preferita come attrice all’estero e ne sono profondamente onorata. Mi riscalda il cuore, lega e dà al mio cammino uno scopo e una responsabilità più grande, lontano dalla terra a cui appartengo. A causa di queste folli circostanze, di questo 2020 e di tutte le precauzioni necessarie per proteggere chi mi è caro, non ho potuto visitare e trascorrere l’estate in Italia, con la famiglia e gli amici. Il mio pensiero affettuoso va a tutti coloro che ne sono stati colpiti in un modo o nell’altro. Sono tempi difficili e dobbiamo condividere più che mai la nostra passione innata e l’amore generoso.
E speriamo che noi artisti possiamo riprendere presto la nostra Passione del Creare nel mondo immaginario del cinema e del teatro.
Dopotutto, Hollywood è il mio parco giochi, ma l’Italia è la mia casa”. (aise) 

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