La voce di New York/ Cisgiordania, l’ONU avverte: la soluzione a due Stati si allontana – di Stefano Vaccara

Foto UNICEF/Rawan Eleyan - Luglio 2025

NEW YORK\ aise\ - “Al Palazzo di Vetro cresce la preoccupazione per una nuova fase di deterioramento sul terreno in Cisgiordania, mentre le Nazioni Unite avvertono che le recenti decisioni israeliane rischiano di allontanare ulteriormente qualsiasi prospettiva di soluzione a due Stati. Il segretario generale António Guterres ha espresso “grave preoccupazione” per l’autorizzazione, da parte del gabinetto di sicurezza israeliano, di una serie di nuove misure amministrative e di enforcement nelle Aree A e B del West Bank occupato. Secondo quanto riferito da fonti diplomatiche e media internazionali, tali provvedimenti renderebbero più facile per i coloni israeliani prendere possesso di terre palestinesi, ampliando di fatto il controllo israeliano sul territorio”. Ne scrive Stefano Vaccara su “La voce di New York”, quotidiano online che ha fondato e che ora è diretto da Giampaolo Pioli.
“In una nota diffusa dal suo portavoce, Guterres ha avvertito che la traiettoria attuale “sta erodendo la prospettiva della soluzione a due Stati”. Il segretario generale ha ribadito che tutti gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati, inclusa Gerusalemme Est, “non hanno validità legale e costituiscono una flagrante violazione del diritto internazionale”, richiamando esplicitamente le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e il parere della Corte internazionale di giustizia.
La posizione dell’ONU è che l’espansione degli insediamenti e le misure che ne facilitano il consolidamento non solo destabilizzano ulteriormente la regione, ma sono considerate illegali secondo il diritto internazionale. Guterres ha quindi invitato Israele a revocare le decisioni e tutte le parti a preservare “l’unico percorso verso una pace duratura”, ossia una soluzione negoziata a due Stati.
Nel briefing quotidiano con i giornalisti a New York, il portavoce Stéphane Dujarric ha rafforzato il messaggio, affermando che le nuove decisioni “non ci stanno portando nella giusta direzione” e stanno allontanando sempre più la possibilità per l’Autorità palestinese e per il popolo palestinese di “controllare il proprio destino”.
Le tensioni in Cisgiordania si inseriscono in un quadro umanitario già estremamente fragile. A Gaza, nonostante il cessate il fuoco dello scorso ottobre, le agenzie umanitarie continuano a operare in condizioni difficili per rispondere ai bisogni della popolazione. L’ONU e i partner distribuiscono ogni giorno centinaia di migliaia di pasti e forniscono assistenza finanziaria e razioni alimentari, mentre persistono gravi carenze di acqua potabile e di servizi igienici.
Attualmente solo circa 6.000 metri cubi d’acqua al giorno raggiungono Gaza City, con perdite significative nelle aree più difficili da raggiungere. Per compensare, le agenzie umanitarie hanno intensificato la produzione locale e il trasporto con autocisterne, distribuendo oltre 100.000 taniche d’acqua e centinaia di migliaia di articoli per l’igiene. Resta però elevato anche il rischio legato agli ordigni inesplosi: dalla tregua sono stati segnalati 33 incidenti, con morti e feriti.
Secondo l’Ufficio ONU per il coordinamento degli affari umanitari, le operazioni continuano a essere ostacolate da restrizioni all’ingresso di materiali considerati “dual use” e dalla deregistrazione di alcune ONG internazionali, oltre alle limitazioni imposte all’UNRWA.
Nel complesso, al Palazzo di Vetro il timore è che l’insieme di decisioni politiche e condizioni sul terreno stia rendendo sempre più difficile immaginare una ripresa del processo politico. Per le Nazioni Unite, la finestra per una soluzione negoziata tra israeliani e palestinesi non è ancora chiusa, ma si sta rapidamente restringendo”. (aise)