La voce di New York/ Trump cancella il post su Gesù ma non arretra: “Nessuna scusa” – di Girolamo Sponzato


NEW YORK\ aise\ - “Donald Trump cancella il post, ma non cambia linea. L’immagine che lo ritraeva come Gesù, pubblicata su Truth Social, è scomparsa nella tarda mattinata di lunedì, dopo ore di polemiche e indignazione, ma il presidente, parlando ai giornalisti fuori dallo Studio Ovale, ha escluso qualsiasi passo indietro”. Ne scrive Girolamo Sponzato su “La voce di New York”, quotidiano online diretto da Giampaolo Pioli.
““Non c’è nulla di cui scusarsi”, ha detto, tornando anche sugli attacchi contro Papa Leone XIV, definito poche ore prima “debole” sulla criminalità e “terribile” in politica estera. “Sto semplicemente rispondendo, ha torto. Non mi scuserò”, ha aggiunto, collegando lo scontro anche alla linea sull’Iran, “è contrario a quello che sto facendo per evitare che abbia un’arma nucleare”. Poi l’affondo finale, il Papa sarebbe “molto debole sui crimini”, mentre lui preferisce “suo fratello, che è un supporter Maga”.
La giustificazione e la retromarcia
La cancellazione del post non è stata accompagnata da scuse, ma da una spiegazione che ha aggiunto un ulteriore elemento di ambiguità. Trump ha sostenuto che l’immagine non voleva rappresentarlo come Gesù, ma come un medico.
“Dovrei essere io nei panni di un medico, intento a far guarire le persone, e io faccio guarire le persone”, ha detto ai giornalisti, mentre riceveva una consegna di McDonald’s nello Studio Ovale, in una scena che accentua il contrasto tra il tono solenne dell’immagine e la realtà.
Eppure, il contenuto del post lasciava poco spazio a interpretazioni. La figura vestita di bianco, il gesto della guarigione, i simboli patriottici e militari, tutto contribuiva a una rappresentazione che molti hanno letto come una vera identificazione.
La rivolta del mondo conservatore
A rendere il caso politico è stata soprattutto la reazione arrivata dal cuore del mondo che più spesso difende Trump.
Marjorie Taylor Greene ha parlato di “spirito anti Cristo”, mentre Riley Gaines ha invocato “umiltà”, ricordando che “non ci si prende gioco di Dio”.
La giornalista Megan Basham, molto ascoltata nel mondo evangelico, ha definito il post una “blasfemia oltraggiosa”, chiedendo la rimozione immediata e delle scuse, una linea condivisa anche da Isabel Brown e Michael Knowles.
Non è una reazione qualunque. È la stessa area che negli anni ha difeso Trump in ogni tempesta politica, ma che questa volta ha visto superato un limite non negoziabile.
Il corto circuito della narrazione
La vicenda rivela un paradosso che accompagna da tempo il trumpismo. Una parte del movimento MAGA utilizza un linguaggio quasi messianico per descrivere il presidente, lo presenta come un uomo mandato a salvare l’America. Ma quando quella narrazione viene fatta propria direttamente da Trump, il meccanismo si rompe.
La differenza tra essere rappresentato come simbolo e rappresentarsi come tale diventa improvvisamente evidente. E per molti, inaccettabile.
La Casa Bianca ha scelto il silenzio ufficiale, ma fonti interne hanno ammesso che il presidente si sarebbe spinto troppo oltre. Un giudizio che convive con la convinzione, diffusa tra i suoi, che l’indignazione sia destinata a rientrare in pochi giorni.
Oltre il post, il problema del limite
La rimozione dell’immagine chiude formalmente l’episodio, ma non risolve la frattura che ha aperto. Trump non arretra, non si scusa, rilancia lo scontro, anche con il Papa, e prova a riscrivere il significato di ciò che è accaduto.
Resta però un dato. Per la prima volta da tempo, la contestazione più dura non è arrivata dagli avversari, ma dai suoi stessi alleati naturali, quelli per cui la dimensione religiosa non è retorica politica, ma identità.
È qui che la vicenda cambia peso. Non è solo una provocazione fuori misura. È il segnale di un potere che non riconosce più limiti, neppure quelli che per i suoi stessi sostenitori dovrebbero essere inviolabili. E quando anche quella linea viene oltrepassata, non resta più lo scontro politico. Resta qualcosa di più instabile, e più pericoloso”. (aise)