MalindiKenya.net/ Gambero Rosso, vini italiani sempre più apprezzati in Kenya - di Freddie del Curatolo


MALINDI\ aise\ - “Per il terzo anno consecutivo, il Kenya ha avuto una vetrina eccezionale per mettere in mostra le nostre eccellenze vinicole. Grazie al Gambero Rosso, il noto brand italiano leader dei media enogastronomici e sinonimo di qualità, anche nel 2026 un buon numero di cantine di casa nostra (quest’anno ben 44) hanno portato i loro migliori prodotti all’interno del padiglione espositivo Shamba Events di Nairobi, per la seconda tappa africana del “Top Italian Wine Roadshow”, dopo quella di Lagos, in Nigeria”. Ne scrive Freddie del Curatolo su MalindiKenya.net, portale da lui fondato e diretto.
“Un appuntamento che non solo ha permesso a decine di addetti ai lavori e appassionati di approfondire la conoscenza del buon bere all’italiana, ma ha messo le aziende italiane nella condizione di poter capire meglio questo mercato emergente ed interfacciarsi con importatori e distributori locali. Il continente africano è da qualche anno uno dei palcoscenici ideali per introdurre il Made in Italy enogastronomico, nonostante i problemi legati all’importazione e alle tasse sugli alcolici, ma in un momento storico in cui la politica dei dazi dell’amministrazione americano sta creando problemi al mercato più importante per il vino italiano, Paesi come il Kenya restano finestre da aprire e stanze interessanti da esplorare.
“Parliamo di un mercato, quello degli Stati Uniti, che fino a ieri ci ha portato qualcosa come 2 miliardi di euro all’anno – spiega Antonio Gaudioso, direttore commerciale della Vecchia Cantina di Montepulciano – e il secondo Paese importatore ne fa solo 600 milioni. Innegabile dire che la crisi portata dai dazi di Trump si farà sentire quest’anno. Nasce la necessità, che già comunque faceva parte delle politiche di espansione all’estero, di esplorare nuovi mercati. In questo scenario, i Paesi in via di sviluppo dell’Africa e l’India appaiono come quelli potenzialmente più recettivi ed interessanti”. Per Gaudioso, a Nairobi con le sue ottime etichette che abbinano la tradizione della vinificazione toscana con la continua evoluzione di coltivazioni e metodi (la Vecchia cantina è la più antica cooperativa vinicola della regione), all’estero l’importanza della narrazione del nostro vino, di spiegare la storia e la cultura che c’è dietro e le peculiarità del territorio, va di pari passo con la qualità e l’offerta esaustiva.
Su questi temi è intervenuto anche l’ambasciatore d’Italia in Kenya, Vincenzo Del Monaco, alla kermesse del Gambero Rosso, ricordando che il nostro vino è espressione delle nostre più profonde tradizioni, che è complemento della nostra cucina varia e con una complessità che va dalle ricette popolari a suggestioni di abbinamenti unici che il nostro territorio favorisce, ha salutato l’iniziativa come una spinta per la promozione del Made in Italy in un Paese come il Kenya che, di anno in anno, apprezza sempre di più. Nel 2023, le importazioni di vino italiano in Kenya hanno raggiunto i 2,67 milioni di dollari e le esportazioni sono aumentate di un ulteriore 12% nel 2024. L'Italia rappresenta attualmente l'11% del valore totale delle importazioni di vino in Kenya, posizionandosi al terzo posto tra i fornitori, dietro solo al Sudafrica e alla Francia.
“Se qualcuno mi chiede perché i numeri delle vendite di bottiglie ci mettono sotto a Paesi come Sudafrica e Francia, io rispondo che anche la Ferrari viene venduta molto meno delle utilitarie…” ci ha detto, scherzando, Del Monaco “off the records”.
Per Domenico Cescon, contitolare di una bella azienda veneta di famiglia che porta il suo cognome, il mercato africano è una buona metafora del lavoro dei vignaioli. “Ti insegna che il risultato migliore sta nell’attesa, nel lento maturare delle cose, nel lungo e attento processo di passaggio dalla vite alla cantina, dal grappolo alla bottiglia. Anche nella ricerca di mercati nuovi, come nel produrre vino oggi, bisogna abbinare il rispetto delle tradizioni con le nuove forme di comunicazione, seguire il nostro solco, ma allo stesso tempo non smettere di osare”.
Le esportazioni, per molti delle cantine presenti a Nairobi, rappresentano la fetta più rilevante del guadagno, ma non per tutti è così: i vinificatori dell’Alto Adige, ad esempio, contano ancora molto sul mercato italiano e hanno dalla loro anche la popolarità nell’Europa di lingua tedesca.
“Ma il Kenya ci interessa – spiega Paul Tauferer, sales manager e socio della cooperativa Kurtatsch, eccellenza vinicola della regione autonoma – sappiamo che i nostri sono prodotti particolari, in cui l’attenzione, la specificità e il territorio prevalgono sulla quantità e sull’omologazione. Abbiamo prodotti pensati per essere unici, come il nostro brut che passa 60 mesi sui lieviti, o un traminer il cui aroma si distingue, creando un marchio di fabbrica inconfondibile”.
L’Alto Adige, con Kurtatsch e l’altra interessante cantina Elena Walch, ha costituito una delle novità dell’edizione di quest’anno al Gambero Rosso, insieme al consolidamento di una regione emergente come l’Abruzzo. La patria del Montepulciano era presente con una delle sue cantine storiche e più popolari, Masciarelli. Il suo fondatore, Gianni Masciarelli, è il visionario a cui si deve la consapevolezza che il Montepulciano d’Abruzzo non fosse solo un vino “da osteria” o “da taglio” ma il punto di forza su cui costruire un’unicità da far conoscere in tutto il mondo. Oggi l’azienda è portata avanti da Marina Cvetic, la moglie a cui Masciarelli dedicò una delle sue etichette iconiche, tra le più apprezzate al Roadshow.
Per l’export manager Natalino Colantonio, “i dazi di Trump devo servire da stimolo per portare l’Abruzzo nel mondo, dove non è ancora abbastanza conosciuto, con la nostra storia e una narrativa che se in Italia è ormai abusata, qui diventa indispensabile, per superare le barriere dei prezzi, allargare la conoscenza e spiegare le biodiversità dell’Italia”.
Dall’Abruzzo è arrivata anche un’altra eccellenza del nostro panorama enologico, la Tenuta Ulisse che personalmente apprezziamo da tempo.
Qualità nel solco della tradizione contadina, affinamento della semplicità e ricerca continua di una qualità distintiva sono i tratti che risaltano, assaggiando bottiglie che hanno lasciato stupefatti anche i keniani che da qualche anno hanno fatto la bocca al vino italiano.
Con questi attori, oltre al ritorno dei pugliesi (con l’amato Susumaniello), l’ampliamento dei friulani ed il solito grande successo del prosecco veneto, anche quest’anno il Made in Italy in bottiglia ha conquistato Nairobi. Alcune aziende hanno già trovato l’importatore ed altre sono in trattativa. Ma tante torneranno anche il prossimo anno “perché è bello essere qui””. (aise)