Malindikenya.net/ Scatti italo-kenioti per l'attivismo delle donne - di Freddie del Curatolo

MALINDI\ aise\ - “Immagini che proiettano in una realtà difficile e raccontano la voglia di uscire e riuscire e allo stesso tempo sono testimoni di situazioni da conoscere per aiutare nel cambiamento. Questo in poche parole il senso della mostra collettiva di fotografie dal titolo “I want you to know”, allestita dall’Istituto Italiano di Cultura di Nairobi, che ha unito una giovane fotografa italiana di talento e già apprezzata a livello internazionale come Gaia Squarci e promettenti artisti keniani come Alphonce Oluoch, Ruth Muthinda, Jamal Gooddisa, Catherine Kabilu e Kelcy Nyaga”. A scriverne è Freddie del Curatolo su “MalindiKenya.net”, portale da lui fondato e diretto a Malindi.
“La mostra, supportata anche dall’Agenzia italiana di cooperazione allo sviluppo (AICS) e dal festival “Cortona on the move” con le associazioni WeWorld Onlus e Mwelu Foundation, fa luce in particolare sulle condizioni di chi vive nello slum di Mathare, a Nairobi, e si inserisce nella campagna dell’AICS “Activate Nairobi”, iniziativa che si inserisce in quelle dei “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere” in Kenya e che è stata presentata a margine di un evento all’università di Nairobi, sull’incidenza dei cambiamenti climatici per le sfide al femminile.
È la stessa fotografa italiana a parlarcene.
“Il proposito di questa mostra è nato dalla consapevolezza che le donne in tutto il mondo sono colpite in modo sproporzionato dalle sfide ambientali, perché rappresentano la maggior parte dei poveri del mondo e sono quindi più dipendenti dalle risorse naturali minacciate dal cambiamento climatico. Come ha confermato il lockdown del Covid-19, qualsiasi situazione di crisi provoca un aumento della tensione all’interno della società e nei nuclei familiari, che invariabilmente si traduce in un aumento della violenza contro le donne. Le donne che vedete in queste fotografie sono ben consapevoli di questi ostacoli, alcune li hanno subiti in prima persona, e hanno rifiutato di essere vittime per diventare agenti di cambiamento tramite il loro lavoro. Non potrò mai ringraziarle abbastanza per aver direttamente dato forma alla mia esperienza del Kenya, e spero che questa documentazione possa aprirci gli occhi su realtà che dovrebbero essere costantemente al centro del dibattito”.
L’esperienza di Gaia Squarci in Kenya, durante la residenza artistica supportata dalle istituzioni e associazioni italiane coinvolte nell’iniziativa, ha rappresentato l’ennesima collaborazione Italia-Kenya in campo artistico, sociale e di confronto.
“Lavorare con gli studenti di fotografia della Mwelu Foundation ha rappresentato innanzitutto un’occasione di scambio culturale – conferma la fotografa - Non solo mi ha fatto piacere, in quanto fotografa Europea in un paese in cui l’Europa storicamente ha preso molto prima di pensare a restituire, poter condividere quello che ho imparato in questi anni di lavoro con fotografi locali, ma loro stessi con le loro storie mi hanno introdotta ad una zona difficile come Mathare, che sarebbe stata molto complessa per me da esplorare in autonomia. Li ho spinti a lavorare su storie vicine a loro, focalizzandosi sulle proprie famiglie o amici stretti. Questo ha aperto la porta per confrontarci in modo molto diretto su quali fossero le principali differenze culturali nei rapporti più intimi, differenze generazionali e senso di comunità nei rispettivi paesi””. (aise)