“NESSUNO” CI SALVERÀ! – DI FABIO PORTA

“NESSUNO” CI SALVERÀ! – di Fabio Porta

RIO DE JANEIRO\ aise\ - “L’uomo contemporaneo sembra ossessionato, e di conseguenza paralizzato, dall’insicurezza e dalla paura. Un fenomeno sempre più presente nel mondo occidentale, che uno psichiatra italiano di fama mondiale, Vittorino Andreoli, ha descritto molto bene nel suo ultimo libro “Homo incertus”. L’insicurezza, secondo Andreoli, esiste “dentro” e “fuori” dell’essere umano; lo studioso italiano si sofferma soprattutto sul secondo aspetto, sull’insicurezza esterna, sull’incertezza del futuro. Ed è qui che lo psichiatra italiano, e noi concordiamo con lui, tira in ballo le responsabilità della politica. La politica, infatti, oggi viene gestita spaventando i cittadini e non più cercando di tenerli uniti”. Partono da qui le riflessioni che Fabio Porta affida alle pagine di “Comunità italiana”, mensile diretto da Pietro Petraglia a Rio de Janeiro.
“I rapporti umani diventano sempre più effimeri e labili; si è perso il senso dei legami stabili e profondi, sulla falsariga della superficialità delle reti sociali e delle amicizie virtuali.
La ‘res publica’, che naturalmente dovrebbe lavorare per tessere una rete tra le persone, diventa al contrario il campo ideale per lo scontro e la divisione, specchio di uno scontro quotidiano fondato sulla paura e rilanciato costantemente dal clima di odio sempre latente nei social network.
È per questo che si moltiplicano e affermano nel mondo leader politici più impegnati a distruggere che a tessere, a fomentare paure e divisioni: “La politica vive della paura degli uomini: i politici devono rompere per poter comandare”, dice Andreoli. E ancora: “Ci sono politici che devono difendere se stessi in Italia come all’estero e la prima cosa che fanno è spaventare, per allontanare il pensiero della gente dalle loro rogne”.
Difficile, a questo punto, ridare alla politica il suo vero senso. Difficile ma necessario; la politica secondo Platone dovrebbe essere la strada per conquistare la felicità collettiva mentre un grandissimo statista come Winston Churchill ci provocava dicendo che se è vero che la democrazia possa apparire come la peggiore forma di governo è altrettanto vero che finora non è stata trovata una forma migliore per governarci.
L’unica via d’uscita è ritrovare la politica, e prima ancora l’economia, del fare del bene! La soddisfazione del per-donare, del dare qualcosa di sé.
Ad essere combattuta, e possibilmente eliminata, è la cultura del nemico a favore della rivoluzione pacifica dentro ciascuno di noi. Freud diceva che noi abbiamo un “io attuale” e un “io ideale”: come sono e come vorrei essere. Oggi ad essere in crisi è questa seconda dimensione, perché non c’è speranza e non esiste una idea di futuro. I nostri rapporti sociali, in famiglia come nel lavoro, devono essere orientati a ridare a noi e agli altri questa speranza. Un dovere individuale prima ancora che sociale, della persona e non solo della politica. Per questo, intervistato da “Huffington Post”, Andreoli conclude con la speranza che sia l’uomo comune a salvarci da questa deriva individualista fondata sull’odio e la paura: “Se c’è speranza è nei NESSUNO. Io voglio essere un NESSUNO”.
Un paradosso: saranno i tanti “nessuno” a salvare l’umanità; un paradosso che nasconde una verità semplice e disarmante. Quando pensiamo di risolvere i nostri problemi affidandoci alla forza dell’uomo forte, dell’uomo solo al comando, stiamo semplicemente allontanando i problemi, o forse li stiamo esasperando e demonizzando. Ritroviamo invece i semplici gesti della responsabilità e dell’impegno personale, con umiltà e pazienza. È l’unica strada verso un mondo migliore”. (aise) 

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