Il consolato come municipio d’Italia all’estero: i consoli rispondono ai connazionali

ROMA\ aise\ - Formazione, documenti, corsi di lingua, cittadinanza, comunicazione e Comites: questi i temi scelti per il confronto a distanza tra connazionali e consoli al centro de “Il Consolato come Municipio d’Italia all’estero: servizi e solidarietà”, secondo panel della Conferenza dei consoli italiani nel mondo aperta questa mattina alla Farnesina.
Condotto da Francesca Santoro (Capo dell’Unità per la semplificazione e il coordinamento della Segreteria generale) alla presenza del sottosegretario Massimo Dell’Utri, il panel si è svolto sotto forma di “talk show” per dare risposta ad alcune delle domande raccolte dalla Farnesina attraverso l’indirizzo email attivato in occasione della Conferenza.
Al sottosegretario Dell’Utri – che ha ereditato le deleghe di Giorgio Silli tra cui quella agli italiani nel mondo – il compito di spiegare qual è il ruolo e valore della funzione consolare, in un momento così complesso come l’attuale, per far sentire i connazionali vicini al loro Paese.
“Rispondo con un “grazie” a voi consoli perché è importante quello che fate”, ha detto il sottosegretario. “Per gli italiani all’estero iete momento di incontro e confronto con lo Stato. Rappresentate la municipalità, siete mini-amministratori che si occupano di tutto: dal civile al notariato, dall’amministrazione al momento di raccordo con imprese” e che devono farlo con “organici non dico ridotti, ma che rendono difficile raggiungere gli obiettivi e dare servizi ai cittadini”.
Ringraziata al Direttrice generale per gli italiani all’estero, Silvia Limoncini, “con cui ci confrontiamo quotidianamente”, Dell’Utri è intervenuto su una delle “emergenze” che ad oggi interessano consolati e cittadini, cioè il rilascio della Cie entro il 3 agosto. Ricordato che, attraverso il Commissario Fitto l’Italia ha provato a chiedere una proroga, senza successo, Dell’Utri ha sostenuto che “dobbiamo fare tutti uno sforzo, soprattutto i consolati nell’Ue” e poi annunciato che “sono partite le assegnazioni brevi trimestrali” e che quindi “14 funzionari partiranno a breve” per diverse destinazioni all’estero. “Ricordo che dopo una riduzione organico che in alcuni casi ha prodotto vacanze del 30%, negli ultimi due anni ci sono state alla Farnesina quasi 2mila assunzioni: questo personale potrà partecipare alle assegnazioni brevi” ma i consoli “dovranno formarli”.
Proprio sulla formazione la prima domanda scelta, cui ha risposto Santoro: al connazionale che chiedeva se ci fossero programmi di formazione per il personale amministrativo dei consolati, la Capo dell’Unità per la semplificazione e il coordinamento ha risposto che “la formazione è centrale nella PA, per essere sempre aggiornati e dare servizi efficienti” e che “la riforma della Farnesina ha creato una DG dedicata a dimostrazione della centralità del tema” per l’amministrazione.
Sulle modalità di rilascio di passaporto e Cie ai più fragili, disabili e pensionati in primis, ha risposto Mario Baldi, console generale a Zurigo dove hanno dedicato un numero di telefono per le prenotazioni degli over 70 che “hanno poca dimestichezza con i mezzi informatici” e dove ci sono “sette sportelli consolari” con funzionari itineranti che, da 1 a 4 volte al mese, raccolgono i dati biometrici di chi ha bisogno di nuovo passaporto. Una modalità che, come noto, non si può ancora estendere al rilascio delle Cie. Inoltre, ha aggiunto Baldi, la sua sede ha introdotto un’apertura straordinaria l’ultimo sabato di ogni mese per i connazionali che hanno documenti in scadenza. “Come termine di paragone noi abbiamo l’amministrazione svizzera, che è molto efficienze, così come lo sono posta e trasporti e questo ci aiuta nella prossimità al connazionale”.
Sulla questione Cie – postazioni mobili è intervenuto anche Dell’Utri, chiamato a rispondere ad una domanda sui canali di coordinamento tra consolati e comuni: il sottosegretario ha ribadito l’importante sforzo prodotto dalla Farnesina per la digitalizzazione che potrebbe avere migliori risultati se i sistemi informatici dei due Ministeri fossero compatibili: “unificando i sistemi informatici anche le strutture mobili dei consoli onorari potrebbero rilasciare le Cie”, ma ancora non è possibile. “Ci sono difficoltà e criticità innegabili rispetto alle quali il Maeci ha responsabilità veramente marginali”. Il Viminale “solleva questioni di tutela dei dati, privacy e cybersicurezza. Noi abbiamo l’esigenza pratica di fornire un servizio. Speriamo di risolvere in tempi brevi”.
Console generale a Madrid, Spartaco Caldararo ha prima elencato l’offerta dei corsi di italiano a disposizione di quanti vogliano avvinarsi alla nostra lingua – scuole, corsi negli IIC, nelle associazioni, lettorati nelle università – e poi risposto ad una domanda su come fa il Consolato a lavorare quando la comunità italiana all’estero aumenta e si trasforma.
“La crescita della collettività non deve essere “subita” né vissuta come un problema da risolvere, è un dato oggettivo che esiste”, ha osservato il Console che ha individuato nella digitalizzazione, nelle risorse e nel “discernimento” le direttrici su cui muoversi. La prima “per dare al cittadino la possibilità di ottenere da remoto non solo risposte, ma proprio il servizio”; le risorse umane con “i nuovi assunti che, dopo la conoscenza interna del Maeci, potranno affrontare la sfida delle sedi all’estero”, dando loro una “adeguata formazione che spetta anche al dirigente responsabile della struttura”; infine il “discernimento rispetto alle reale esigenze dei connazionali: una cosa è rilasciare un documento un’altra fornire assistenza in situazione di particolare serietà”.
Ma cosa succede nei momenti di crisi? Lo ha spiegato Priscilla Zanetto (Abu Dhabi) che ha risposto al connazionale che chiedeva perché “i consolati non rispondono”.
“Nella recente crisi del Golfo la prima esigenza dei connazionali è stata quella di tornare a casa: la sede si è impegnata molto nella comunicazione, che è essenziali, ma è difficile rispondere a migliaia di cittadini e ai loro familiari”. La cancelleria consolare “ha aumentato i numero di cellulari di emergenza e, con l’Unità di crisi, ha attivato un canale whatsapp per comunicazioni massive”. Poi “i canali social sono stati fondamentali”, così come lo è stata la “presenza fisica del personale negli aeroporti e nei valichi di frontiera per dare un segno “fisico” di assistenza”. Il personale di Ambasciata e Consolato generale è stato “travolto dai servizi consolari da erogare, dando priorità a quelli essenziali: passaporti (impennata del 50% rispetto al mese precedente per le richieste dei connazionali che volevano lasciare il paese), procure (per chi voleva continuare a gestire affari dall’Italia), registrazioni di nascita. Da aprile abbiamo ripreso l’operatività per tutti i servizi consolari, sempre assicurando la sicurezza sia del personale che dell’utenza: l’Ambasciata si trova in una zona “sensibile” di Abu Dhabi, per questo la cancelleria si è trasferita prima nella Residenza e poi all’IIC”. Quanto ai funzionari che non rispondono, “il personale è stato coinvolto notte e giorno, abbiamo fatto i turni notturni per rispondere il più possibile e erogare servizi in primis per fragili e minori”.
Sul tema cittadinanza sono intervenuti Valerio Caruso (Porto Alegre) e Gianluca Rubagotti (Sydney).
Al connazionale che chiedeva quali criteri siano utilizzati per definire la residenza effettiva degli utenti che richiedono la cittadinanza iure sanguinis, Caruso ha risposto che il criterio è quello della “effettiva e stabile residenza nella circoscrizione consolare”, il criterio “più pratico” perchè “chiedi la cittadinanza al consolato a cui poi chiederai i servizi”. Il tempo massimo per la pratica è di 24 mesi, “ma in Brasile cerchiamo di metterci meno”.
Rubagotti, invece, si è soffermato sulla comunicazione con la collettività: “la riforma della cittadinanza ha provocato reazione molto aspre. A Sydney, e in Auastralia, era necessario illustrare con precisione e chiarezza l’assetto della nuova legge, valorizzando gli aspetti positivi passati sotto silenzio” o comunque “sopraffatti” in un primo momento dalle critiche. Tra questi “l’ipotesi del riacquisto, molto ben accolto in Australia, dove molti italiani hanno rinunciato alla cittadinanza dopo la naturalizzazione”. Nella campagna di comunicazione sono stati “coinvolti Comites, associazioni e giornali locali” anche per “organizzare incontri in varie zone della circoscrizione” con maggiore presenza di connazionali, “per spiegare e facilitare la comprensione della nuova legge”. La legge ha prodotto una “riorganizzazione in consolato” per “creare dal nulla due nuovi servizi”. Modifica “resa possibile grazie al supporto della Farnesina e della Dgit in particolare”.
A Caruso, infine, il compito di ricordare che entro l’anno saranno indette le elezioni per il rinnovo dei Comites per i quali i connazionali votano per corrispondenza solo se si registrano nell’elenco degli elettori. “Il Comites rappresenta il connazionale nel rapporto con il consolato, è l’anello di congiunzione tra comunità e autorità consolare”, l’organismo che “ci fa avere cognizione dei nostri problemi in consolato”. Quest’anno verranno rinnovati: i consolari “daranno ampia divulgazione alle modalità di iscrizione alle liste degli elettori”.
Il panel si è concluso con la rassicurazione che la Dgit risponderà privatamente ai quesiti posti dai connazionali che non hanno avuto risposta oggi. (ma.cip\aise)