VENEZUELA: DEROGA PER IL RIACQUISTO DELLA CITTADINANZA DEI NATURALIZZATI/ IL CONSOLE OCCHIPINTI SCRIVE ALLA DGIT

VENEZUELA: DEROGA PER IL RIACQUISTO DELLA CITTADINANZA DEI NATURALIZZATI/ IL CONSOLE OCCHIPINTI SCRIVE ALLA DGIT

CARACAS\ aise\ - Nuovo console generale d’Italia a Caracas, Nicola Occhipinti si è fatto portavoce presso la Direzione generale italiani all’estero della Farnesina dell’esigenza espressa dai Comites di Caracas, Maracaibo e Puerto Ordaz circa la opportunità di concedere una deroga per il riacquisto della cittadinanza ai connazionali naturalizzati in Venezuela. I tre Comites, spiega Occhipinti, chiedono di “concedere una deroga agli ex connazionali residenti in Venezuela, consentendo loro di avanzare l’istanza di riacquisto della cittadinanza presso questo Consolato Generale anziché presso un Comune”. Una posizione, scrive Occhipinti nel messaggio indirizzato al Direttore Generale Luigi Maria Vignali, “sostenuta con convinzione” anche dall’Ambasciatore Vigo e dal Cgie.
“Come noto, - scrive Occhipinti – l’emigrazione verso il Venezuela - salvo poche eccezioni - risale agli anni ‘50/‘60. Per lavorare, molti connazionali dovettero naturalizzarsi venezuelani. Quasi nessuno di essi era consapevole che quell’atto implicasse la perdita della cittadinanza italiana. Quasi tutti hanno ritenuto di possedere il nostro status civitatis per decenni, salvo poi accorgersi di averlo perso quando ormai era troppo tardi, ossia dopo la finestra che venne aperta fra il 1992 e il 1997. Oggi, al fine del riacquisto della cittadinanza, la legge prevede che questi ex cittadini nati in Italia debbano tornare nel nostro Paese e presentare l’istanza presso il Comune dove hanno eletto residenza”.
Il console, quindi, evidenzia “l’attuale situazione in cui versa attualmente il Venezuela, Paese che da anni versa in una drammatica crisi istituzionale, politica, economica, sociale e umanitaria. C’è grave penuria di energia elettrica, generi alimentari, medicine. Sembra tornata disponibile la benzina dopo l’arrivo delle navi cisterna iraniane. L’intera classe media è sprofondata sotto la soglia della indigenza a causa della iper inflazione, di una recessione senza precedenti e del conseguente crollo del potere di acquisto, con i salari minimi che si attestano attorno ai 10 euro mensili. All’imbrunire entra in vigore il coprifuoco. La pandemia, il lockdown e il blocco della economia (che accresce i già terrificanti dati sulla disoccupazione) e dei voli acutizza uno scenario di per se già devastante”.
“Alla luce della suesposta drammatica situazione in cui versa questo Paese, sostengo con decisione la proposta dei tre Comites di concedere una deroga agli ex connazionali residenti in Venezuela, consentendo loro di avanzare l’istanza di riacquisto della cittadinanza presso questo Consolato Generale anziché presso un Comune”, ribadisce il console che segnala, in particolare, due motivi.
Il primo è l’equità giuridica, nel senso che “la legge n. 91/1992 vigente in materia di cittadinanza è basata sul sangue (ius sanguinis): gli italiani naturalizzatisi venezuelani non hanno di certo subito alcuna trasfusione di sangue e da 28 anni la legge prevede la possibilità di possedere più cittadinanze”.
La seconda è “la Promozione dell’interesse nazionale”: spiega Occhipinti: “facilitando il riacquisto della loro cittadinanza verrebbe valorizzato un inestimabile capitale umano, costituito dai connazionali che hanno fornito un contributo determinante allo sviluppo socio economico del Venezuela, divenuto - e rimasto fino a 20 anni fa - uno dei Paesi più prosperi al mondo grazie ai nostri migranti. Questi migranti e i loro figli in svariati modi - acquisto di macchinari e di prodotti Made in Italy, turismo delle radici, iscrizioni dei figli presso Università italiane - continuano a fornire un fattivo contributo alla crescita della nostra economia. Facilitare il riacquisto della loro cittadinanza equivale a permettere loro di realizzare il sogno a cui tengono di più: tornare a vivere - studiando e lavorando - nella loro Madre Patria, dopo decenni di sacrifici e di rimesse in favore dei parenti rimasti in Italia. Molti di loro desiderano scegliere l’Italia come luogo del loro buen retiro, contribuendo a ripopolare borghi oggi semi deserti. I loro figli - che studiano o parlano la lingua italiana - potrebbero recarsi a lavorare in Italia (o restarvi dopo la laurea presso un nostro ateneo), contribuendo a compensare il drammatico fenomeno della “fuga dei cervelli””.
Quanto allo strumento normativo per la concessione di tale deroga - “riacquisto della cittadinanza per gli ex cittadini in Venezuela” - Occhipinti lo individua in una Circolare emanata da Farnesina e Viminale: “la deroga in parola non comporterebbe alcun onere per le finanze dello Stato. Anzi, sarebbe fonte di cospicue entrate erariali”. (aise) 

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