I progressi della ricerca italiana

ROMA – focus/ aise – Napoli capitale della quantistica italiana in occasione del Terzo Congresso nazionale di NQSTI - National Quantum Science and Technology Institute -, in programma a Città della Scienza dal 14 al 17 aprile. Un appuntamento che vedrà la partecipazione di scienziati, ricercatori, università, centri di ricerca e imprese impegnate nello sviluppo delle tecnologie quantistiche, uno dei settori più promettenti dell’innovazione scientifica e industriale. L’apertura dei lavori, che coinciderà con la giornata internazionale della fisica quantistica: World Quantum Day, rappresenterà la celebrazione italiana dell’evento.
Il congresso aprirà con una mattinata interamente pensata per i più giovani.
Gli studenti delle scuole secondarie saranno protagonisti di un percorso divulgativo fatto di incontri, attività e momenti di scoperta, con l’obiettivo di avvicinare il grande pubblico ai concetti e alle applicazioni delle tecnologie quantistiche. Un approccio che riflette la mission educativa di NQSTI, già al centro delle iniziative nazionali dedicate alla diffusione della cultura scientifica.
Dopo l’avvio dedicato all’outreach, il congresso entrerà nel vivo con un programma articolato su più giornate e sessioni tematiche. Il primo giorno sarà dedicato ai risultati raggiunti in questi primi tre anni da NQSTI, con gli interventi del presidente Claudio Pettinari e del coordinatore scientifico Fabio Beltram.
Il programma del Terzo Congresso nazionale prevede un fitto calendario di interventi scientifici, workshop e momenti di confronto su tutti i principali ambiti della ricerca quantistica: dal calcolo quantistico alla comunicazione sicura, dai sensori avanzati ai nuovi materiali, fino alle applicazioni industriali e al trasferimento tecnologico.
Ampio spazio sarà riservato anche al dialogo tra ricerca e impresa, con iniziative dedicate all’innovazione e alle startup, come le attività di knowledge transfer e presentazione di progetti imprenditoriali nel campo delle tecnologie deep tech.
Il congresso rappresenta un momento chiave per fare il punto sullo stato dell’arte della ricerca quantistica in Italia e rafforzare la rete nazionale che coinvolge oltre 600 ricercatori, università, enti pubblici e aziende impegnate nello sviluppo di queste tecnologie strategiche.
È soprattutto una sfida umana, oltreché tecnologica, quella che gli uomini e le donne delle spedizioni in Antartide affrontano ogni anno, trascorrendo in completo isolamento nove mesi nella stazione italo-francese “Concordia”, a 3.200 d’altezza. Temperature inaccessibili, carenza di ossigeno, assenza di luce solare, isolamento totale. Insomma, un ambiente esterno estremo ed ostile all’essere umano e un ambiente interno molto limitato. Sono loro, questi uomini e queste donne della Concordia, ad essere state al centro di una ricerca psicologica e biomedica condotta all’interno della base italo-francese che oggi rappresenta l’avamposto più remoto del pianeta, persino più inaccessibile della Stazione Spaziale Internazionale in caso di emergenze.
Gestita dall’IPEV francese e dal PNRA italiano, la base Concordia è quindi diventata il miglior luogo sulla Terra per studiare l’adattamento umano in ambienti ICE (Isolated, Confined and Extreme) e trasferire le conoscenze acquisite alle esplorazioni spaziali, anche grazie alla collaborazione ventennale con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA).
A Concordia, il team di winter over, composto quest’anno da 12 membri, si trova a vivere i nove mesi dell’inverno antartico in spazi confinati, con risorse limitate e un ambiente esterno ostile. Questa combinazione di fattori rende la stazione un luogo molto simile a una futura base lunare o marziana, permettendo di anticipare possibili problematiche di tipo psico-fisico e testare contromisure in modo realistico.
“Esposizione a temperature estreme, che scendono fino a -80 °C, carenza d’ossigeno per l’alta quota, assenza di luce solare per circa quattro mesi sono tra i fattori che mettono alla prova resistenza fisica e psicologica dei partecipanti”, commenta Denise Ferravante, psicologa e ricercatrice ENEA, responsabile per il PNRA del supporto psicologico, della selezione e formazione del team winter over, che quest’anno sta vivendo già da circa 2 mesi in completo isolamento nell’ambito della 22a Campagna di ricerca.
A questi fattori di stress si aggiunge l’isolamento totale. “Durante il periodo invernale, nessun rifornimento e nessuna evacuazione sono possibili. Paradossalmente, mentre un equipaggio in orbita sulla Stazione Spaziale Internazionale può rientrare sulla Terra in poche ore, chi si trova a Concordia deve fare affidamento esclusivamente sulle proprie risorse”, prosegue Ferravante.
“Gli studi mostrano che una delle dimensioni più critiche è quella sociale, dovuta alla convivenza per lungo periodo in un ambiente isolato e in un gruppo multiculturale”, spiega ancora Ferravante. “Differenze di età, cultura ed esperienze pregresse possono amplificare incomprensioni, dissidi e reazioni emotive intense. Inoltre, nei mesi di isolamento può manifestarsi la winter-over syndrome, caratterizzata da alterazione della capacità di concentrazione e memoria, nervosismo, apatia, umore depresso, irritabilità e insonnia, sintomatologie accentuate anche dall’alterazione dei ritmi circadiani legati ai periodi luce-buio”.
Habitat e ambiente sociale caratterizzati da routine e monotonia sono ulteriori fattori di stress, equivalenti a quelli da gestire nelle future missioni spaziali di lunga durata.
“I nostri studi dimostrano che i rischi per la salute psicologica possono essere mitigati attraverso contromisure efficaci”, spiega Ferravante. “È importante quindi sviluppare protocolli di selezione e formazione del personale mirati, ma anche sviluppare metodi per ottimizzare il funzionamento del team attraverso strategie di comunicazione, collaborazione e risoluzione dei conflitti, ottimizzando esperienze affettive e cognitive”, conclude Ferravante.
La ricerca psicologica sull’adattamento agli ambienti estremi oltre che essere di estrema importanza per le future missioni nello spazio profondo può essere utile per gruppi che operano in condizioni di isolamento, come piattaforme petrolifere e basi scientifiche remote.
Oltre alla ricerca biomedica, la stazione Concordia è anche un banco di prova tecnologico per la telemedicina, i sistemi di supporto vitale, la gestione energetica e le comunicazioni in ambienti isolati che trovano in Antartide un terreno ideale di sperimentazione. (focus\aise)