IIC: una panoramica

ROMA – focus/ aise – Si intitola “Schermi del desiderio: lo sguardo queer nel cinema italiano” la conferenza che Giuseppe Balirano, docente dell’Università di Napoli L’Orientale, il 17 aprile terrà dalle 18.30 all’Istituto Italiano di Cultura a Tokyo.
Balirano esamina le modalità attraverso cui il cinema italiano ha storicamente rappresentato il desiderio tra persone dello stesso sesso. Nella storia del cinema nazionale, tale desiderio è stato spesso sottoposto a pratiche di censura, veicolato attraverso allusioni ambigue, codificato in dettagli quasi impercettibili o relegato ai margini del racconto.
Muovendo da questa tradizione, l’intervento propone una lettura dello sguardo queer in chiave multimodale, con attenzione ai dispositivi dell’inquadratura e ai modi in cui immagini, corpi e relazioni vengono messi in scena. La conferenza, in particolare, propone una riflessione su come, nel cinema italiano dagli anni Settanta a oggi, specifiche scelte visive e narrative abbiano concorso a rendere visibili desideri, corpi e relazioni queer. Attraverso esempi tratti da una selezione di opere di registi italiani, si discute il progressivo dialogo tra modelli culturali consolidati e nuove forme di visibilità.
L’incontro si terrà in italiano con traduzione consecutiva in giapponese.
Giuseppe Balirano è professore ordinario presso il Dipartimento di Studi Letterari, Linguistici e Comparati dell’Università di Napoli L’Orientale, dove insegna Linguistica Inglese e Studi comparati sul Cinema e sui Media audiovisivi. È Presidente dell’Associazione Italiana di Anglistica (AIA) ed è Delegato del Rettore per il Lifelong Learning, l’eLearning e la Multimedialità. È Coordinatore Scientifico del Progetto di Ricerca di Interesse Nazionale (PRIN) ECHOES. English Studies to Contrast Hate Online and Enhance Solidarity.
È autore di numerose pubblicazioni in ambito nazionale e internazionale. I suoi interessi di ricerca includono l’analisi critica del discorso multimodale, lo studio delle rappresentazioni mediali, con particolare attenzione all’umorismo, alle maschilità e ai queer studies.
Arriva a Oslo la mostra itinerante “Pink. Donne del progetto grafico italiano. Dalle origini alla contemporaneità”. L’esposizione vuole essere un omaggio al contributo femminile nella grafica e nella cultura visiva italiana, presentando figure e contributi delle donne che hanno operato nel settore dagli anni Quaranta a oggi.
All’inaugurazione il 16 aprile, alle 18.30, sarà presente il co-curatore Francesco E. Guida, docente del Politecnico di Milano, in conversazione con Ina Brantenberg, partner e responsabile creativo dello studio Tank, e Monica Kvinge, partner e responsabile amministrativo dello studio Tank.
Guida, Brantenberg e Kvinge discuteranno il lavoro del designer nei due Paesi e racconteranno le loro esperienze, ma soprattutto rifletteranno sul ruolo della donna nel settore del design, storicamente e oggi, e perché mai tutt’ora, sia in Italia sia in Norvegia, i punti di riferimenti tendono ancora ad essere designer uomini.
La storia delle arti e delle professioni creative è stata a lungo raccontata da una prospettiva prevalentemente maschile. “Pink” ricostruisce e presenta le figure e i contributi delle donne che hanno operato nella grafica italiana dagli anni Quaranta a oggi, restituendo visibilità a professioniste che, pur avendo creato immagini divenute iconiche e parte dell’immaginario collettivo, hanno ricevuto un riconoscimento spesso insufficiente.
Il percorso espositivo attraversa alcuni dei momenti più significativi della storia italiana: dal boom economico, con l’affermazione di nuovi prodotti, ritualità e del brand Made in Italy, fino alla stagione dei grandi cambiamenti socio-culturali della contemporaneità, segnata dalla transizione digitale, dalla crisi dei valori e da nuove forme di comunicazione visiva.
Tra le protagoniste spiccano figure fondamentali come Anita Klinz, prima art director italiana, Jeanne Michot Grignani, Brunetta Mateldi Moretti, Lora Lamm, Claudia Morgagni, Simonetta Ferrante e Adelaide Acerbi, che contribuirono alla definizione dell’immagine dell’Italia negli anni del boom. Accanto a loro, le designer attive negli anni Settanta e Ottanta, tra cui Elisabetta Ognibene, Elena Green, Patrizia Pataccini e Michela Papadia, impegnate nella grafica di interesse pubblico e politico. Con gli anni Novanta e Duemila, l’avvento del digitale apre nuove frontiere e vede emergere personalità come Ginette Caron, Cristina Chiappini, Claude Marzotto e Silvana Amato, prima italiana membro dell’Alliance Graphique Internationale (AGI), oltre a Laura Viale, nota per le celebri copertine Millelire di Stampa Alternativa.
La mostra presenta oltre quaranta progettiste attive o storicamente rilevanti nel panorama italiano, comprese vincitrici e selezionate nelle cinque edizioni di AWDA – AIAP Women in Design Award, il premio internazionale promosso da AIAP dal 2012. Le opere esposte provengono in gran parte dai Fondi dell’AIAP CDPG – Centro di Documentazione sul Progetto Grafico, unico centro in Italia dedicato alla raccolta, conservazione e studio dei materiali del design della comunicazione visiva, oltre che da archivi e collezioni private delle designer stesse.
Attraverso poster, libri, schizzi, disegni e fotografie, “Pink” non solo testimonia l’eccellenza del design grafico italiano, ma racconta le storie di donne autonome, coraggiose e talentuose, capaci di conciliare vita personale e professionale e di diventare riferimenti importanti per generazioni di progettiste, spesso senza ricevere la dovuta attenzione critica.
La mostra è nata da un’iniziativa del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, è stata curata da Francesco E. Guida e Lorenzo Grazzani per l'Associazione Italiana Design della Comunicazione Visiva (AIAP ); è organizzata ad Oslo dall’Istituto Italiano di Cultura, che la ospiterà sino all’8 giugno durante i suoi consueti orari di apertura. (focus\aise)