La voce degli eletti all’estero (3)

ROMA – focus/ aise – Il deputato del Pd eletto in Australia, Nicola Carè, ha partecipato nei giorni scorsi all’incontro ospitato dal Console d’Italia a Perth, Federico Nicolaci, con alcuni rappresentanti della comunità imprenditoriale italo-australiana. Una comunità "dinamica, coesa e strategica", secondo Carè, "il cui contributo resta fondamentale nel rafforzare le relazioni economiche e commerciali tra Italia e Australia e nel promuovere, ogni giorno, l’eccellenza del nostro Paese nel contesto internazionale".
L’iniziativa ha visto la presenza anche del Colonnello Marco Bertoli, Addetto per la Difesa presso l’Ambasciata d’Italia a Canberra, e di Rob Monzu, Presidente della Italian Chamber of Commerce in Perth, punto di riferimento essenziale per il sostegno alle imprese italiane e per lo sviluppo delle relazioni economiche bilaterali nell’Australia Occidentale.
"Imprenditori, professionisti e innovatori che, attraverso competenze, visione e radicamento nei territori, continuano ad agire come veri e propri ambasciatori dell’Italia nel mondo, favorendo opportunità di investimento, scambi commerciali e partenariati strategici, e contribuendo a costruire ponti solidi e duraturi tra l’Australia Occidentale e il nostro Paese - ha spiegato Carè -. Un momento di confronto e condivisione che testimonia come la diplomazia economica, quando si fonda su comunità imprenditoriali forti e su un dialogo costante tra istituzioni e imprese, rappresenti uno strumento decisivo per la crescita, la cooperazione internazionale e un futuro condiviso fondato su valori comuni”.
Al prossimo referendum costituzionale gli italiani all’estero potrebbero votare solo in presenza, nelle sedi di Ambasciate e Consolati – o in altre sedi da loro “garantite” - , e non più per corrispondenza. È quanto prevede un ordine del giorno alla Legge di Bilancio che, presentato da Andrea Di Giuseppe (Fdi), è stato accolto ieri dal Governo.
“Un passo che considero di giustizia verso milioni di italiani all’estero”, commenta il deputato eletto in Centro e Nord America. “Il voto è sacro. È la voce di ogni cittadino. E proprio per questo non possiamo più accettare che, fuori dai confini nazionali, quella voce sia esposta a dubbi, vulnerabilità e ingiustizie”. Secondo Di Giuseppe “il sistema del voto per corrispondenza oggi lascia spazio a troppe criticità: rischi di brogli, plichi smarriti o intercettati, e soprattutto una domanda che nessuno dovrebbe mai porsi davanti a un’urna: “Chi ha davvero votato?” E mentre crescono le segnalazioni di irregolarità, lo Stato spende circa 60 milioni di euro a consultazione, risorse che finiscono per pesare anche sui bilanci dei nostri Consolati”.
Con l’odg approvato ieri, sottolinea il parlamentare, “ho ottenuto un impegno chiaro: il superamento del voto postale, per arrivare a un modello fisico, trasparente e controllabile, con sezioni elettorali nelle Ambasciate e nei Consolati o aree da loro garantite, come già avviene per le elezioni europee nei Paesi UE. Perché la democrazia non può essere “a metà” a seconda di dove vivi. Gli italiani all’estero meritano lo stesso rispetto, la stessa protezione, la stessa certezza. Più garanzie per l’elettore. Più controllo sulle procedure. Più serietà nell’uso dei fondi pubblici. Il mio impegno in Parlamento continua: perché il voto degli italiani all’estero – conclude – deve essere libero, sicuro e senza ombre”. (focus\aise)