L'ambiente al primo posto

ROMA – focus/ aise – Mercoledì prossimo, 14 gennaio, alle ore 10.00 Cet, nel corso di un evento in diretta dalla Stazione Concordia in Antartide, la Ice Memory Foundation e i suoi partner fondatori di Italia – Cnr e Università Ca’ Foscari Venezia – e Francia – CNRS, IRD e Université Grenoble Alpes – inaugureranno l’Ice Memory Sanctuary, dedicato alla conservazione a lunghissimo termine delle carote di ghiaccio estratte dai ghiacciai alpini.
Conservati a -50 °C sull’altopiano antartico, presso la Stazione franco-italiana Concordia, i primi due campioni di ghiaccio provenienti dalle Alpi, che racchiudono l’atmosfera del passato della regione europea, costituiscono un patrimonio scientifico fondamentale per le generazioni future, offrendo una risorsa di valore inestimabile per la ricerca e le politiche climatiche in un’epoca di cambiamento globale.
Questo importante traguardo fa seguito a un decennio di spedizioni di perforazione delle carote di ghiaccio sui ghiacciai più a rischio a causa del riscaldamento globale e segna una tappa fondamentale nella fattibilità scientifica, tecnica, diplomatica e giuridica del progetto. L’evento si inserisce nel quadro del Decennio delle Nazioni Unite per l’Azione nelle Scienze della Criosfera.
Interverranno: Thomas F. Stocker, presidente di Ice Memory Foundation e docente dell’Università di Berna in Svizzera; Carlo Barbante, vicepresidente di Ice Memory Foundation, professore dell’Università Ca’ Foscari Venezia e ricercatore del CNR; e Anne Catherine Ohlmann, direttrice dell’Ice Memory Foundation.
Parteciperanno i partner scientifici dell’iniziativa Ice Memory.
Lo studio delle carote di ghiaccio contribuisce da decenni ai processi decisionali politici, in particolare attraverso l’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), ma ora il drammatico arretramento dei ghiacciai a livello globale sta causando la perdita irreversibile dell’inestimabile memoria della Terra custodita nel ghiaccio. A causa del riscaldamento globale, queste pagine uniche della storia del nostro ambiente saranno destinate a scomparire, privando le generazioni future della possibilità di studiarle.
Gaia Blu, la nave da ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche, inizia il 2026 in Sardegna, dove sino al 19 gennaio opererà al largo della costa nord-occidentale con la campagna denominata “Source2Sink”. Obiettivo: riconoscere il ruolo della morfologia dei fondali e delle correnti marine nel trasporto di sedimenti e rifiuti marini nel Golfo dell’Asinara e lungo il sistema di canyon sottomarini di Castelsardo.
Nell’area di studio, le correnti marine e la morfologia del fondale possono creare zone di accumulo dove materiali e frammenti di rifiuti tendono a concentrarsi. Capire dove e quando questo accade è cruciale perché la ricerca suggerisca un indirizzo chiaro per le azioni di monitoraggio, prevenzione e attuazione di politiche di riduzione dell’impatto dei rifiuti sugli ecosistemi.
“Source2Sink” significa letteralmente “dalla sorgente al deposito”; il percorso che porta materiali dalla terraferma fino al mare aperto e ai fondali è guidato dalla dispersione e ritenzione ad opera delle correnti marine e una mappa dettagliata del fondale renderà visibile un paesaggio sottomarino complesso, dove canyon convogliano i sedimenti e rifiuti verso profondità elevate.
Un problema che riguarda tutti
In mare, i rifiuti, soprattutto le plastiche, si frammentano e persistono a lungo, interagendo con la fauna marina e influenzando attività economiche e sociali legate al mare e alla salute umana. In quest’ottica, lo studio dei processi di trasporto in mare, che governano l’accumulo di rifiuti, permette di acquisire informazioni utili per la protezione di habitat sensibili, migliorare l’efficacia delle azioni di gestione e aumentare la consapevolezza pubblica sugli impatti che le attività umane, sulla terra, generano in mare aperto e sul fondale marino.
Le attività previste in mare
Le attività prevederanno osservazioni oceanografiche e geofisiche. Le prime includeranno la misura in stazioni predefinite di variabili fisiche lungo la colonna d’acqua, come temperatura e salinità, e misure di corrente marina con strumenti di bordo e boe di superficie (drifters) per seguire i movimenti degli strati più superficiali. Le seconde prevederanno nuove acquisizioni morfo-batimetriche nel settore più profondo (oltre 600 m) del margine occidentale sardo e rilievi ad alta risoluzione morfo-batimetrici e sismici nella testa del canyon di Castelsardo. Inoltre, i ricercatori della Fondazione CIMA si occuperanno di avvistamento di grandi cetacei e specie sensibili, informazioni necessarie per la valutazione della loro distribuzione in mare in relazione ad i rischi associati alla navigazione.
Inquadramento nei programmi di ricerca
La campagna di studio, promossa dai ricercatori della sede di Oristano dell’Istituto per lo studio degli Impatti Antropici e Sostenibilità in ambiente marino del CNR (CNR-IAS), si inserisce nella strategia dei progetti Interreg Marittimo Italia-Francia denominati: EPIC-Un marE PrIvo di plastiCa e SEAsteMAR, che affronta i rischi per la navigazione legati alla presenza di grandi cetacei e specie sensibili, entrambi legati alle attività nell’area del Santuario Pelagos. Contribuisce inoltre alla raccolta di dati utili per il progetto DESIRMED. Le acquisizioni supporteranno la produzione della Carta Geologica d’Italia (CARG) 1:50.000 – Foglio 425 “Isola Asinara”, integrando la base dati cartografica del settore marino.
Il team di ricerca
Supportati dal team tecnico della nave Gaia Blu, il gruppo di lavoro - coordinato dal responsabile scientifico della campagna di ricerca Andrea Cucco (Cnr-Ias) e dal capo missione Giovanni De Falco (Cnr-Ias) includerà ricercatori oceanografi, geologi e biologi. (focus\aise)