L'ambiente al primo posto

ROMA – focus/ aise – Sulla rivista Marine Geology è pubblicato uno studio che presenta i principali risultati della spedizione internazionale IODP Expedition 381, dedicata allo studio dell’evoluzione tettonica, sedimentaria e ambientale del Rift di Corinto, in Grecia. Tra gli autori figurano anche ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche che hanno partecipato alla spedizione grazie al finanziamento della Commissione CNR ECORD-IODP e ICDP.
La spedizione 381 dell’International Ocean Discovery Program (IODP) ha effettuato perforazioni scientifiche nel Golfo di Corinto, uno dei sistemi di rifting continentale più attivi al mondo. Durante la campagna sono stati recuperati oltre 1600 metri di carote sedimentarie in tre siti di perforazione, fornendo un archivio geologico unico per ricostruire la storia del bacino negli ultimi milioni di anni. I ricercatori del CNR hanno preso parte alla fase onshore della spedizione, durante la quale il team scientifico internazionale ha campionato e analizzato le carote sedimentarie. Questa attività ha permesso di integrare i dati raccolti durante la perforazione e di avviare le analisi multidisciplinari che hanno portato alla pubblicazione del nuovo lavoro.
Lo studio mostra come i sedimenti del Golfo di Corinto conservino un archivio ad alta risoluzione dei cambiamenti ambientali e climatici del Mediterraneo orientale, documentando alternanze tra condizioni marine e condizioni di isolamento legate alle fasi glaciali e interglaciali e alle variazioni del livello del mare. I risultati contribuiscono a migliorare la comprensione dei processi che controllano lo sviluppo dei rift continentali, l’evoluzione delle faglie attive e le interazioni tra tettonica, clima e sedimentazione. Queste informazioni rappresentano un riferimento importante per testare i modelli numerici e migliorare la nostra comprensione di altri sistemi di rift nelle diverse fasi della loro evoluzione. La partecipazione italiana a programmi internazionali come IODP rappresenta un’importante opportunità per la comunità scientifica nazionale di contribuire a ricerche di frontiera nelle scienze della Terra.
ENEA ha messo a punto un innovativo dispositivo elettronico che misura gli inquinanti atmosferici gassosi in tempo reale. Oltre a permettere la misurazione di concentrazioni di gas disperse in atmosfera, consente l’osservazione costante della qualità dell’aria e la calibrazione o ricalibrazione di sensori elettrochimici per gas.
Caratterizzato dal tasso di maturità tecnologica più alto (TRL 9), è composto da una scheda elettronica e almeno un sensore elettrochimico che genera un segnale alla presenza di gas.
“A differenza dei dispositivi di uso comune quello che noi abbiamo realizzato permette di utilizzare contemporaneamente fino a 4 sensori alla volta e di calibrarli senza ricorrere ai servizi di ricalibrazione offerti dalle case produttrici dei sensori”, spiega l’inventore del brevetto Domenico Suriano, ricercatore ENEA del Laboratorio Modelli e misure per la qualità dell’aria del Dipartimento Sostenibilità presso il Centro Ricerche di Brindisi.
L’utilizzo contemporaneo dei sensori e la possibilità di una loro ricalibrazione senza modifiche della componentistica elettronica del circuito, caratteristica del nuovo dispositivo, permette un risparmio sia di tempo che economico.
“L’originalità dell’invenzione sta nella struttura e nella configurazione del blocco analogico dell’elettronica abbinato col blocco digitale sullo stesso substrato della scheda”, sottolinea Suriano. “Permette di ricalibrare il sensore senza alterare la tipologia del circuito o sostituire i componenti elettronici che caratterizzano i due parametri essenziali, ovvero, l’impostazione del livello di amplificazione delle correnti elettriche di uscita del sensore e l’impostazione del livello di zero elettronico del sensore”, conclude Suriano.
Le potenzialità del dispositivo sono state oggetto di test in collaborazione con Arpa Puglia e il Joint Research Center della Commissione europea (JRC) a Ispra (Varese). (focus\aise)