Le vie del commercio estero

ROMA – focus/ aise – Per sostenere le micro, piccole e medie imprese altoatesine nel loro percorso verso l’internazionalizzazione, la Camera di commercio di Bolzano erogherà nel 2026 ulteriori contributi destinati in particolare alle consulenze legali.
Le domande possono essere presentate a partire dal 12 gennaio 2026.
“Molte aziende hanno bisogno di assistenza legale per avviare e gestire attività all’estero. Con questo bando favoriamo soprattutto consulenze di natura giuridica”, ha spiegato Irmgard Lantschner, Responsabile del reparto Sviluppo d’impresa della Camera di commercio di Bolzano.
Sono ammissibili al contributo, ad esempio, le consulenze relative alla redazione o alla revisione di contratti di vendita e distribuzione internazionali, le consulenze per la gestione tecnica delle esportazioni o le consulenze riguardanti gli adempimenti legali per il commercio online su mercati esteri specifici.
Il contributo a fondo perduto messo a disposizione dalla Camera di commercio di Bolzano è pari al 40% della spesa ammissibile. L’importo massimo del contributo è di 5.000 euro e l’importo minimo della spesa ammissibile è di 2.000 euro.
L’elenco completo di tutte le spese ammissibili, nonché tutti gli ulteriori dettagli e i moduli per la presentazione della domanda sono disponibili online. Sono escluse dal bando le imprese che nel 2025 hanno già ottenuto un contributo dalla Camera di commercio di Bolzano per la digitalizzazione o l’internazionalizzazione.
Le domande di finanziamento possono essere presentate tramite la piattaforma online ReStart a partire da lunedì 12 gennaio 2026 alle ore 12:00 fino a martedì 30 giugno 2026 ore 12:00.
A partire dal 25 agosto, le imprese interessate potranno registrarsi sulla piattaforma e preparare in tempo utile tutta la documentazione necessaria. L’importo complessivo del bando è pari a 100.000 euro.
Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, in anticipo rispetto alla conclusione dell’indagine attesa per l’11 marzo, nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio ha reso noto alcune valutazioni in relazione ai dazi antidumping su alcuni marchi di pasta italiani. È quanto riporta la Farnesina in una nota in cui spiega che l’analisi post-preliminare ridetermina in misura significativamente più bassa le aliquote fissate in via provvisoria lo scorso 4 settembre: dal 91,74%, i dazi passano al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri 11 produttori non campionati.
Il 4 settembre scorso il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti aveva pubblicato i risultati preliminari sui dazi da applicare ai prodotti stranieri. Tra questi prodotti risultavano 13 marchi di pasta italiana accusati di presunte pratiche commerciali di esportazione verso gli Stati Uniti a costi inferiori rispetto a quelli di mercato (“dumping”).
L’esito preliminare prevedeva l’imposizione di un’aliquota pari al 91.74%. In particolare, le autorità statunitensi avevano imputato a due aziende designate come “rispondenti obbligatori” (‘mandatory respondents’), La Molisana e Garofalo, una cooperazione con l’indagine svolta carente o comunque insufficiente, e di conseguenza avevano applicato alle due aziende in questione (e anche alle rimanenti 11, tra cui Barilla) il livello tariffario massimo previsto dalla procedura.
Le aziende coinvolte, in particolare Garofalo e La Molisana, hanno immediatamente contestato quanto addebitato loro, asserendo di aver offerto sempre collaborazione piena e senza riserva. Il Governo italiano ha fatto proprie queste argomentazioni, in una memoria difensiva “ad adiuvandum” depositata per il tramite dell’Ambasciata a Washington, a cui si è affiancata una analoga nota a sostegno depositata anche dalla Commissione Europea.
Successivamente le stesse aziende coinvolte nell’indagine hanno fornito al Department of Commerce documentazione supplementare, sulla base della quale le autorità USA hanno svolto ulteriori approfondimenti sulle risultanze che avevano condotto alle decisioni preliminari di inizio settembre. Nel frattempo, la sospensione provvisoria (per 45 giorni) dell’Amministrazione USA a causa del cosiddetto “shutdown” ha determinato uno slittamento dei termini per la conclusione dell’indagine, inizialmente prevista per i primi giorni del 2026.
Alla luce dell’attività svolta nei mesi precedenti, il 31 dicembre il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha comunicato le valutazioni favorevoli alle aziende italiane che ora hanno la facoltà, se lo ritengono, di presentare ulteriori osservazioni nei riguardi dei provvedimenti annunciati. L’efficacia delle misure in questione resta sospesa fino a quando l’indagine non sarà stata conclusa (l’11 marzo), come ricorda la Farnesina sottolineando che “la rideterminazione dei dazi è segno del riconoscimento della fattiva volontà di collaborare delle nostre aziende da parte delle autorità statunitensi. È anche un segno dell’efficacia del sostegno assicurato dalla Farnesina e dal Governo sin dal principio e che intendiamo continuare ad assicurare in vista delle decisioni definitive”. (focus\aise)