Le vie del commercio estero

ROMA – focus/ aise – Una delegazione italiana di Assoporti, Assologistica e Assiterminal ha inaugurato il padiglione nazionale alla fiera Seatrade Cruise Global di Miami il 12 aprile scorso.
La stessa delegazione ha partecipato alla III riunione del Gruppo di Lavoro con le autorità omologhe della Florida, guidate dal segretario ai Trasporti Jared Perdue, nell’ambito del programma di attuazione del Protocollo d’Intesa siglato il 21 marzo 2025.
Ad accogliere i rappresentanti italiani è stato il console generale Michele Mistò, che ha accompagnato la delegazione durante tutto l’intenso programma di lavoro a Miami.
All’apertura dei lavori, ospiti del Porto di Miami (Terminal Virgin), il console generale ha tenuto a sottolineare come il dialogo istituzionale Italia-Florida si stia rafforzando di anno in anno, nella consapevolezza che, per entrambe le penisole, l’economia marittima non rappresenta soltanto un settore produttivo, ma una vera e propria identità strategica. Richiamando la celebrazione, da parte del ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, della prima Giornata Nazionale del Mare l’11 aprile scorso, Mistò ha ribadito come il mare e la sua cultura plasmino l’identità italiana, così come quella della Florida, e come l’ecosistema dell’industria marittima sia da sempre uno dei pilastri dell’economia italiana.
Oltre il 36% del valore dell’interscambio italiano e più del 55% dei volumi commercio viaggiano infatti via mare e i porti italiani movimentano ogni anno più di 480 milioni di tonnellate di merci. Gli Stati Uniti sono il principale partner commerciale dell’Italia al di fuori dell’Unione Europea, e il trasporto marittimo costituisce l’ossatura di questa relazione: oltre il 70% del commercio di beni tra Italia e Stati Uniti avviene via mare, per un totale superiore a 20 milioni di tonnellate l’anno.
In questo settore, la Florida svolge un ruolo davvero centrale. I porti di Miami, di Fort Lauderdale e di Jacksonville movimentano complessivamente oltre 4 milioni di TEU all’anno, con una forte crescita dei traffici provenienti dall’Europa e dal Mediterraneo. L’Italia è già tra i principali Paesi europei di origine del cargo containerizzato diretto in Florida, in particolare nei settori della meccanica, della componentistica automobilistica, della ceramica, della moda e dell’agroalimentare.
I dati più recenti confermano questo andamento positivo. Come riporta l’ultimo rapporto di PortMiami, “nel primo trimestre dell’anno fiscale 2025, PortMiami ha movimentato 9.623 TEU nel commercio con l’Italia — per un valore di 481,8 milioni di dollari e un totale di 99.515 tonnellate”, con l’Italia che continua a posizionarsi come “primo partner commerciale di PortMiami in Europa”. Queste cifre testimoniano la solidità e la profondità della relazione economica tra Italia e Florida.
Le esportazioni italiane tradizionali di prodotti agroalimentari e vitivinicoli verso Florida e Georgia superano ormai i 4 miliardi di dollari, un valore paragonabile alle nostre esportazioni verso l’Austria. Questa domanda sostiene un ampio ecosistema commerciale e produttivo — dalla logistica alla distribuzione, dall’ospitalità al retail specializzato — che collega direttamente i porti italiani ai consumatori e alle industrie del Sud-Est degli Stati Uniti.
Le opportunità ancora da cogliere sono significative. Il mercato dei consumatori della Florida — oggi oltre 22 milioni di residenti, con proiezioni che supereranno i 25 milioni entro un decennio —, unito ai grandi investimenti nelle infrastrutture portuali e nei corridoi logistici, sta ridisegnando i flussi commerciali dell’intera regione. Stati limitrofi come Georgia e Sud Carolina, che pure ospitano ecosistemi manifatturieri italo-americani di grande rilievo e in rapida crescita, ha osservato il Console Generale, amplificano ulteriormente questo slancio.
Le basi per la sempre più intensa collaborazione tra Italia e Florida nell’economia del mare sono state consolidate dalle visite e dagli incontri istituzionali che hanno avuto luogo negli ultimi due anni, a cominciare dalla prima visita ufficiale di sistema in Italia del governatore Ron DeSantis, nonché dalle missioni dello scorso anno di queste autorità a Milano e Genova, in occasione delle quali è stato aperto a Milano l’ufficio di SelectFlorida (organismo per le attività economiche internazionali dello Stato della Florida) e una delegazione guidata dal segretario Perdue ha partecipato al Salone nautico di Genova, incontrando il vice ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Edoardo Rixi. Queste visite hanno contribuito a consolidare ulteriormente un ponte istituzionale destinato a diventare un canale permanente per investimenti, commercio e dialogo strategico, approfondendo la ricca e articolata partnership tra le due Penisole e aprendo opportunità di medio e lungo periodo per i porti, le industrie e le comunità.
+2,6% per le esportazioni italiane a febbraio, un aumento su base mensile che si deve alle maggiori vendite verso l’area extra Ue (+5,3%), mentre l’export verso l’area Ue risulta stazionario. È quanto emerge dai dati Istat pubblicati oggi, 17 aprile. Più ampia la crescita delle importazioni (+3,5%).
La dinamica sia mensile che annua dell’export, spiega l’Istituto nazionale di statistica, è in parte influenzata da vendite a elevato impatto della cantieristica navale: al netto di queste, l’Istat stima un aumento congiunturale meno ampio (+1,8%, da +2,6%) e una crescita tendenziale del +0,9%. A febbraio resta elevata la crescita tendenziale dell’export verso gli Stati Uniti, ma concentrata nella farmaceutica e negli altri mezzi di trasporto; più sostenuta quella verso la Svizzera, che si deve soprattutto alle maggiori esportazioni di metalli; decisa, infine, la flessione dell’export verso la Germania, influenzata dalle vendite di mezzi di navigazione marittima rilevate a febbraio 2025 (al netto di queste, la flessione si riduce a -0,7%).
Quanto alle importazioni, al netto dell’energia sono cresciute su base annua del +2,7%. A febbraio, l’aumento congiunturale dei prezzi all’import è dovuto al rialzo dei prezzi dell’energia (petrolio greggio e gas naturale) e dei beni intermedi (in particolare i metalli) nell’area non euro; su base annua, la loro flessione si amplia lievemente.
I DATI
Nel trimestre dicembre 2025-febbraio 2026, rispetto al precedente, l’export cresce dello 0,9%, l’import si riduce dell’1,3%.
A febbraio 2026 l’export in valore è pressoché stazionario su base annua (-0,2%); in volume, si riduce del 2,2%. La quasi stazionarietà su base annua dell’export in termini monetari è sintesi di una crescita per i mercati extra Ue (+2,8%) e di una riduzione per quelli Ue (-2,9%). L’import registra una flessione tendenziale dell’1,3% in valore, che coinvolge in misura più ampia l’area Ue (-2,0%) rispetto a quella extra Ue (-0,3%); in volume, invece, le importazioni crescono dello 0,4%.
Su base annua, tra i settori che più contribuiscono a frenare l’export si segnalano mezzi di trasporto, esclusi autoveicoli (-22,1%), articoli sportivi, giochi, strumenti musicali, preziosi, strumenti medici e altri prodotti non classificati altrove (n.c.a.) (-12,1%) e coke e prodotti petroliferi raffinati (-18,2%). All’opposto, i contributi positivi maggiori derivano dall’aumento delle vendite di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+30,7%) e articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+3,0%).
Su base annua, i paesi che forniscono i contributi negativi maggiori all’export nazionale sono Germania (-15,4%), Spagna (-15,3%), Turchia (-27,0%) e Regno Unito (-13,6%). Crescono le esportazioni verso Svizzera (+33,2%), Stati Uniti (+8,0%) e paesi OPEC (+14,5%).
Nei primi due mesi del 2026, l’export registra una flessione tendenziale del 2,2%, cui contribuiscono soprattutto le minori vendite di mezzi di trasporto, esclusi autoveicoli (-16,3%), coke e prodotti petroliferi raffinati (-29,1%) e macchinari e apparecchi n.c.a. (-4,1%). L’apporto positivo maggiore deriva, invece, dall’aumento delle esportazioni di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+24,2%).
Il saldo commerciale a febbraio 2026 è pari a +4.944 milioni di euro (era +4.444 milioni nello stesso mese del 2025). Il deficit energetico (-3.466 milioni) è inferiore rispetto a un anno prima (-5.000 milioni). L’avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici scende da +9.444 milioni di febbraio 2025 a +8.409 milioni di febbraio 2026.
Nel mese di febbraio 2026 i prezzi all’importazione aumentano dello 0,4% su base mensile mentre flettono del 3,4% su base annua (da -3,2% di gennaio). (focus\aise)