UNA FERITA APERTA

UNA FERITA APERTA

ROMA – focus/ aise - L’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, in analogia con quanto espresso dal Sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, e dal Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ha accolto con favore la notizia della visita che il Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, effettuerà assieme al suo omologo sloveno, Pahor, alla foiba di Basovizza. Le altre tappe della giornata hanno dato adito a polemiche a Trieste e in Parlamento, e nemmeno oltreconfine la decisione del Presidente Borut Pahor di recarsi al Monumento Nazionale della Foiba di Basovizza è stata esente da critiche.
“Eppure - spiega il Presidente dell’ANVGD, Renzo Codarin -, a dieci anni di distanza dal Concerto dei Tre Presidenti (svoltosi al termine di una giornata in cui era stato reso omaggio tanto al Balkan, quanto al monumento all’Esodo), si andrà a compiere una nuova tappa nel percorso di riconoscimento delle reciproche sofferenze che hanno caratterizzato il secolo breve in queste terre”.
L’ANVGD si è detto dunque “consapevole che rimangono ancora aperte molte questioni concrete ed economiche in merito a quanto spetta agli esuli costretti ad abbandonare le terre in cui vivevano radicati da secoli e che oggi fanno parte della Slovenia e non abbiamo perso occasione di contestare la recente visita a Lubiana del Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, il quale non ha fatto cenno a tali problematiche. Ma alla Foiba di Basovizza il Presidente della vicina Repubblica renderà omaggio ad un luogo simbolo per l’italianità adriatica, un luogo in cui triestini, goriziani ed esuli istriani, fiumani e dalmati hanno ricordato i loro morti, a prescindere da dove siano stati uccisi, infoibati o sepolti, il ché spesso è ancora ignoto. Pahor e Mattarella commemoreranno così anche le vittime delle stragi titine che risiedevano a Capodistria, Pirano ed in tutte quelle località che oggi fanno parte della Slovenia”.
I 34 Comitati provinciali e le 25 Delegazioni che rappresentano l’ANVGD sul territorio danno notizia dell’invio delle loro rappresentanze per l’occasione, nel rispetto delle normative sul distanziamento e delle disposizioni del cerimoniale, “per essere presenti a questa celebrazione e anche altre associazioni della diaspora adriatica intendono portare una loro presenza simbolica. Chi si autoesclude o lavora (ancora una volta) per creare divisioni, polemiche e contestazioni può continuare a bearsi nel suo individualismo improduttivo e sterile”.
Ma c’è un’altra faccia della medaglia: "Lunedì 13 luglio i Presidenti della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, e Slovena, Borut Pahor, si recheranno al Monumento ai Martiri delle Foibe di Basovizza e al contiguo Monumento ai Caduti di Basovizza - cioè ai 4 fucilati nel 1930 per terrorismo - per poi concludere la giornata con la cessione del Palazzo che oggi ospita la Scuola per Interpreti dell’Università di Trieste alla minoranza slovena. Il Comitato 10 Febbraio e l'Associazione Nazionale Dalmata non possono accettare in nessuna maniera quello che accadrà il 13 luglio”. è quanto dichiarano in una nota congiunta le due associazioni secondo cui “mettere sullo stesso piano i Martiri delle Foibe e i terroristi antitaliani del TIGR non è una riconciliazione tra Italia e Slovenia”. Al contrario sarebbe “sottomissione a chi, anche qui da noi, giustifica e minimizza quello che è accaduto durante e dopo la seconda guerra mondiale agli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia che furono prima infoibati e poi costretti all’esodo”.
“Lo diciamo senza paura e senza preoccupazione di smentita”, si legge ancora nella nota: “il nostro Presidente della Repubblica ha fatto davvero tanto con le dichiarazioni contro il giustificazionismo e il negazionismo ma il 13, sicuramente perché mal consigliato, rischia di rovinare un lavoro che aveva ricucito la storia dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia al grande libro della storia della nostra Nazione da cui era stato strappato con la violenza e con l’oblio. Negli anni come Comitato 10 Febbraio e Associazione Nazionale Dalmata abbiamo, fedeli ai nostri statuti, lottato per far sì che la storia dell’Adriatico orientale e la sua indiscutibile e millenaria italianità entrassero a far parte della coscienza comune. Più di tutto il resto abbiamo cercato di raccontare il dramma delle foibe e dell’esodo. Ed è stato fatto, ovunque fosse possibile, con tutti i mezzi e sempre con le nostre forze. Il Comitato 10 Febbraio, ad esempio, non riceve finanziamenti statali e quindi si basa sul volontariato, sui contributi degli iscritti, su qualche piccolo accordo con gli enti locali e con i progetti europei. Insomma, su sudore e impegno”.
“Siamo sempre stati aperti al dialogo e al confronto, come tutti quelli che hanno un’identità forte, ma non ci siamo mai piegati al compromesso anche perché, da “volontari per l’italianità”, il nostro unico compenso è quello della vittoria della verità”, ricordano il Comitato 10 Febbraio e l'Associazione Nazionale Dalmata. “Nel 2013 i nostri partner sloveni hanno portato, dopo averci conosciuti, una corona di fiori alla foiba di Basovizza. Senza sotterfugi, senza pretendere nulla. Solo per rispetto. Per questo, ripetiamo, non possiamo accettare in nessuna maniera quello che accadrà il 13 luglio. Molte delle dichiarazioni e delle interrogazioni parlamentari contrarie a questa vergogna sono ispirate dalla nostra attività. Ma non ci fermeremo qui. Chiediamo a tutte le Associazioni, a tutta la politica, a tutti gli italiani – concludono – di levare alta la propria voce accanto alla nostra e a quella di chi si sta impegnando per denunciare questa vergogna". (focus\ aise) 

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