Gli investimenti nell’istruzione in Europa al 4,8% del Pil, ma la spesa pubblica resta più bassa del periodo pre-Codiv

Foto: Commissione Ue - Unsplash
BRUXELLES\ aise\ - I paesi dell’UE hanno destinato all’istruzione il 4,8% del prodotto interno lordo (PIL), pari al 9,7% della spesa pubblica complessiva. E sebbene gli investimenti nell’istruzione nell’UE si stiano stabilizzando, la loro quota sulla spesa pubblica rimane leggermente inferiore ai livelli pre-pandemia (10% nel 2019, 9,3% nel 2020 e 2021, 9,4% nel 2022 e 9,6% nel 2023). A rivelarlo è stata la nuova relazione della Commissione europea “Investire nell’istruzione 2026”, che offre una panoramica dei recenti sviluppi della spesa per l’istruzione in Europa, aggiornata agli ultimi dati disponibili, relativi al 2024.
La relazione sottolinea l’importanza di investire negli insegnanti, che sono al centro dei nostri sistemi di istruzione. I dati mostrano che oltre tre insegnanti su quattro (76,5%), se avessero la possibilità di scegliere una nuova professione, sceglierebbero di continuare a insegnare. I risultati indicano che diversi fattori, tra cui la retribuzione e il riconoscimento professionale, svolgono un ruolo importante nel determinare l’attrattiva della professione docente.
Gli insegnanti soddisfatti della propria retribuzione sono più propensi a scegliere nuovamente la professione docente, ma anche altri fattori, come un ambiente di lavoro favorevole, una percezione positiva della professione e le opportunità di collaborazione professionale, svolgono un ruolo importante. Al contrario, lo stress sul luogo di lavoro riduce significativamente la volontà degli insegnanti di rimanere nella professione.
“Gli insegnanti sono la spina dorsale dei sistemi di istruzione europei e investire nell’istruzione significa investire in essi – ha spiegato la Vicepresidente esecutiva per i Diritti sociali e le competenze, i posti di lavoro di qualità e la preparazione, Roxana Mînzatu -. Questa relazione dimostra chiaramente che attrarre e trattenere gli insegnanti non significa soltanto intervenire sugli stipendi. Significa anche garantire condizioni di lavoro adeguate, benessere, riconoscimento professionale e opportunità di crescita lungo tutto l’arco della carriera. In un momento in cui molti sistemi di istruzione devono far fronte a una carenza di insegnanti, dobbiamo fare dell’insegnamento una professione che le persone desiderino intraprendere, nella quale vogliano rimanere e in cui si sentano valorizzate. La prossima agenda dell’UE per insegnanti e formatori, nell’ambito dell’Unione delle competenze, sosterrà gli Stati membri proprio in questo senso.” (aise)