Via libera alle nuove norme Ue sul coordinamento della sicurezza sociale

STRASBURGO\ aise\ - Nel corso della plenaria di questa settimana, il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva nuove norme che garantiscono l’accesso alla sicurezza sociale ai lavoratori dell’UE che vivono o lavorano in un altro Stato membro.
L’aggiornamento del regolamento sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, approvato con 511 a favore, 87 contrari e 61 astenuti, introduce criteri più chiari per stabilire quale legislazione nazionale in materia di sicurezza sociale si applichi ai lavoratori mobili nell’Unione. Promuove inoltre una cooperazione più rapida tra gli Stati membri nello scambio delle informazioni necessarie per individuare errori e frodi, comprese pratiche abusive come le società fittizie (letterbox companies).
INDENNITÀ DI DISOCCUPAZIONE
Le nuove norme chiariscono come i periodi di lavoro subordinato, autonomo o di copertura assicurativa maturati in diversi Stati membri debbano essere conteggiati ai fini del diritto all’indennità di disoccupazione.
Chi si trasferisce in un altro Stato membro per cercare lavoro avrà diritto a percepire l’indennità di disoccupazione per sei mesi dal Paese di provenienza. Tale periodo potrà essere prorogato fino all’esaurimento del diritto alla prestazione.
Per i lavoratori frontalieri, viene inoltre chiarito quale Stato membro sia responsabile del pagamento dell’indennità. Se un lavoratore frontaliero ha lavorato, svolto attività autonoma e/o è stato assicurato ininterrottamente per almeno 22 settimane in uno Stato membro diverso da quello di residenza, sarà il Paese di occupazione a versare le prestazioni.
PRESTAZIONI PER L’ASSISTENZA A LUNGO TERMINE E PRESTAZIONI FAMILIARI
Le norme aggiornate aumentano la certezza giuridica per le persone che necessitano di assistenza e per chi presta loro cure. Introducono una nuova definizione di assistenza a lungo termine e un elenco delle relative prestazioni rientranti nell’ambito del regolamento.
Viene inoltre chiarita la distinzione tra le prestazioni familiari in denaro, destinate a compensare la perdita di reddito quando un genitore interrompe o riduce l’attività lavorativa per accudire un figlio, e le altre prestazioni familiari. L’obiettivo è favorire una più equa condivisione delle responsabilità genitoriali ed eliminare i possibili disincentivi economici per i genitori che riducono l’orario di lavoro.
LAVORATORI DISTACCATI IN UN ALTRO STATO MEMBRO
I lavoratori subordinati o autonomi distaccati all’estero per un massimo di 24 mesi (purché non sostituiscano un lavoratore già distaccato) continueranno a essere assicurati nel Paese in cui ha sede il datore di lavoro o in cui esercitano abitualmente l’attività autonoma. Inoltre, per contrastare frodi ed errori, tali lavoratori dovranno essere stati iscritti al sistema di sicurezza sociale del Paese d’origine per almeno tre mesi prima del distacco.
Viene anche introdotto un sistema obbligatorio di notifica preventiva: quando un lavoratore svolge attività in un altro Stato membro, le autorità competenti del Paese d’origine dovranno esserne informate in anticipo. Tale obbligo non si applicherà ai viaggi di lavoro e ai distacchi di breve durata, fino a tre giorni, ad eccezione del settore delle costruzioni.
LAVORARE IN DUE O PIÙ STATI MEMBRI
Per i lavoratori che esercitano attività in due o più Stati membri, la normativa chiarisce come determinare la "sede legale o sede dell'attività" del datore di lavoro o dell'impresa, al fine di stabilire quale legislazione nazionale in materia di sicurezza sociale si applichi. Tra i criteri rilevanti figurano il luogo in cui vengono assunte le decisioni essenziali, quello in cui viene generato il fatturato e quello in cui si tengono le assemblee generali.
CITTADINI ECONOMICAMENTE INATTIVI
In linea con la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'UE, i cittadini dell'Unione che non lavorano né cercano attivamente un impiego dovranno rispettare l’obbligo di contribuire ad un regime di assicurazione malattia.
“Oggi garantiamo una migliore tutela delle norme sulla sicurezza sociale per chi si trasferisce in un altro paese dell’UE”, ha commentato la relatrice Gabriele Bischoff (S&D, Germania). “Le regole saranno più chiare, più facili da applicare e più semplici sia per i lavoratori che per le imprese nell’Unione. Sarà inoltre rafforzata la cooperazione tra le istituzioni di sicurezza sociale per intensificare la lotta contro le frodi e l’uso delle società di comodo. Per la prima volta sarà introdotta una definizione europea di assistenza a lungo termine e le prestazioni familiari saranno più facili da erogare oltre frontiera. L’UE semplifica le norme garantendo al tempo stesso che i diritti di sicurezza sociale acquisiti in un paese siano mantenuti anche quando ci si trasferisce o si vive all’estero”.
Secondo la Commissione europea, attualmente 16 milioni di europei vivono o lavorano in un altro paese UE. Le norme europee sulla sicurezza sociale facilitano la mobilità, il lavoro e la vita nei diversi Stati membri, garantendo il mantenimento della copertura previdenziale oltre frontiera e determinando quale paese sia responsabile per la protezione sociale. (aise)