Francesco: in nome di Dio, fermate questo massacro!

ROMA\ aise\ - “In nome di Dio, si ascolti il grido di chi soffre e si ponga fine ai bombardamenti e agli attacchi! Si punti veramente e decisamente sul negoziato e i corridoi umanitari siano effettivi e sicuri. In nome di Dio, vi chiedo: fermate questo massacro!”. Questo l’appello di Papa Francesco che, affacciato in piazza San Pietro per l’Angelus domenicale, ha rivolto ieri la sua preghiera alla Vergine Maria, la stessa di cui porta il nome la città di Mariupol, “diventata una città martire della guerra straziante che sta devastando l’Ucraina”.
“Davanti alla barbarie dell’uccisione di bambini, di innocenti e di civili inermi non ci sono ragioni strategiche che tengano: c’è solo da cessare l’inaccettabile aggressione armata, prima che riduca le città a cimiteri”, ha detto Bergoglio unendo, “col dolore nel cuore”, la sua voce “a quella della gente comune, che implora la fine della guerra”.
Francesco ha ancora una volta esortato “all’accoglienza dei tanti rifugiati, nei quali è presente Cristo”, e ha ringraziato “la grande rete di solidarietà che si è formata”. Poi, chiedendo a tutte le comunità diocesane e religiose di aumentare i momenti di preghiera per la pace”, ha tuonato: “Dio è solo Dio della pace, non è Dio della guerra e chi appoggia la violenza ne profana il nome”.
Quella di ieri, 13 marzo, è stata la seconda Domenica di Quaresima, in occasione della quale il Vangelo della Liturgia narrava la Trasfigurazione di Gesù (cfr Lc 9,28-36). “Egli”, ha spiegato il Santo Padre durante l’Angelus, “mentre prega su un alto monte, cambia d’aspetto, la sua veste diventa candida e sfolgorante, e nella luce della sua gloria appaiono Mosè ed Elia, che parlano con Lui della Pasqua che lo attende a Gerusalemme, cioè della passione, morte e risurrezione di Lui”.
“Testimoni di questo straordinario avvenimento sono gli apostoli Pietro, Giovanni e Giacomo, saliti sul monte con Gesù”, ha proseguito Bergoglio. “Noi li immaginiamo con gli occhi spalancati di fronte a quello spettacolo unico. E certamente sarà stato così. Ma l’evangelista Luca annota che “Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno” e che “quando si svegliarono” videro la gloria di Gesù (cfr v. 32). Il sonno dei tre discepoli appare come una nota stonata. Gli stessi apostoli, poi, si addormenteranno anche nel Getsemani, durante la preghiera angosciata di Gesù, che aveva chiesto loro di vegliare (cfr Mc 14,37-41). Stupisce questa sonnolenza in momenti tanto importanti. Leggendo però con attenzione, vediamo che Pietro, Giovanni e Giacomo si assopiscono prima che inizi la Trasfigurazione, cioè proprio mentre Gesù è in preghiera. Lo stesso avverrà al Getsemani. Si tratta evidentemente di una preghiera che si protraeva a lungo, nel silenzio e nel raccoglimento. Possiamo pensare che all’inizio anche loro stessero pregando, fino a quando la stanchezza, il sonno, prevalse”.
“Fratelli, sorelle, questo sonno fuori luogo non somiglia forse a tanti nostri sonni che ci vengono durante momenti che sappiamo essere importanti?”, ha chiesto il Papa ai fedeli e pellegrini raccolti in piazza San Pietro. “Magari alla sera, quando vorremmo pregare, stare un po’ con Gesù dopo una giornata trascorsa tra mille corse e impegni. Oppure quando è ora di scambiare qualche parola in famiglia e non si ha più la forza. Vorremmo essere più svegli, attenti, partecipi, non perdere occasioni preziose, ma non ci riusciamo, o ci riusciamo in qualche modo e poco”.
“Il tempo forte della Quaresima è un’opportunità in questo senso”, ha spiegato Francesco. “È un periodo in cui Dio vuole svegliarci dal letargo interiore, da questa sonnolenza che non lascia esprimere lo Spirito. Perché – ricordiamolo bene – tenere sveglio il cuore non dipende solo da noi: è una grazia e va chiesta. Lo dimostrano i tre discepoli del Vangelo: erano bravi, avevano seguito Gesù sul monte, ma con le loro forze non riuscivano a stare svegli. Questo succede anche a noi. Però si svegliano proprio durante la Trasfigurazione. Possiamo pensare che fu la luce di Gesù a ridestarli. Come loro, anche noi abbiamo bisogno della luce di Dio, che ci fa vedere le cose in modo diverso; ci attira, ci risveglia, riaccende il desiderio e la forza di pregare, di guardarci dentro, e di dedicare tempo agli altri. Possiamo superare la stanchezza del corpo con la forza dello Spirito di Dio. E quando noi non riusciamo a superare questo, dobbiamo dire allo Spirito Santo: “Aiutaci, vieni, vieni Spirito Santo. Aiutami: io voglio incontrare Gesù, voglio stare attento, sveglio”. Chiedere allo Spirito Santo che ci tiri fuori da questa sonnolenza che ci impedisce di pregare”.
“In questo tempo quaresimale, dopo le fatiche di ogni giornata, ci farà bene non spegnere la luce della stanza senza metterci alla luce di Dio. Pregare un pochino prima di dormire”, è stato l’invito del Papa. “Diamo al Signore la possibilità di sorprenderci e ridestarci il cuore. Lo possiamo fare, ad esempio, aprendo il Vangelo, lasciandoci stupire dalla Parola di Dio, perché la Scrittura illumina i nostri passi e fa ardere il cuore. Oppure possiamo guardare il Crocifisso e meravigliarci davanti all’amore folle di Dio, che non si stanca mai di noi e ha il potere di trasfigurare le nostre giornate, di dare loro un senso nuovo, una luce diversa, una luce inattesa”, ha concluso, appellandosi come di consueto alla Vergine Maria affinché “ci aiuti a tenere desto il cuore per accogliere questo tempo di grazia che Dio ci offre”. (aise)