Papa Francesco: non si versi altro sangue innocente!

ROMA\ aise\ - “Non si versi altro sangue innocente, né in Terra Santa né in Ucraina o in qualsiasi altro luogo! Basta! Le guerre sono sempre una sconfitta, sempre!”. Questo l’accorato appello di Papa Francesco al termine dell’Angelus domenicale, che ha visto ieri fedeli e pellegrini a raccolta in piazza San Pietro.
Bergoglio continua a seguire “con tanto dolore” quanto accade in Israele e in Palestina e ripensa alle tante vittime del conflitto, ”in particolare ai piccoli e agli anziani”. Rinnovando “l’appello per la liberazione degli ostaggi”, il Pontefice ha chiesto “con forza che i bambini, i malati, gli anziani, le donne e tutti i civili non siano vittime del conflitto. Si rispetti il diritto umanitario, soprattutto a Gaza, dov’è urgente e necessario garantire corridoi umanitari e soccorrere tutta la popolazione”, ha aggiunti. “Fratelli e sorelle, già sono morti moltissimi”.
“La preghiera è la forza mite e santa da opporre alla forza diabolica dell’odio, del terrorismo e della guerra”, ha aggiunto Papa Francesco, invitando “tutti i credenti ad unirsi alla Chiesa in Terra Santa e a dedicare martedì prossimo, il 17 ottobre, alla preghiera e al digiuno”.
Poi ha rivolto il suo pensiero anche alla crisi in corso nel Nagorno-Karabakh. “Oltre che per la situazione umanitaria degli sfollati, che è grave, vorrei rivolgere anche un particolare appello in favore della protezione dei Monasteri e dei luoghi di culto della regione. Auspico che a partire dalle Autorità e da tutti gli abitanti possano essere rispettati e tutelati come parte della cultura locale, espressioni di fede e segno di una fraternità che rende capaci di vivere insieme nelle differenze”, ha detto.
Nel corso dell’Angelus, Bergoglio ha illustrato il passo del Vangelo che “ci parla di un re che prepara un banchetto di nozze per suo figlio (cfr Mt 22,1-14). È un uomo potente, ma è soprattutto un padre generoso, che invita a condividere la sua gioia. In particolare, rivela la bontà del suo cuore nel fatto che non costringe nessuno, ma invita tutti, anche se questo suo modo di fare lo espone alla possibilità di un rifiuto. Notiamo: prepara un banchetto, offrendo gratuitamente un’occasione di incontro, di festa. Questo è ciò che Dio prepara per noi: un banchetto, per essere in comunione con Lui e tra di noi. E noi, tutti noi, siamo dunque gli invitati di Dio. Ma un banchetto nuziale richiede da parte nostra tempo e coinvolgimento, richiede un “sì”: andare, andare all’invito del Signore, Lui invita ma ci lascia liberi”.
“Ecco il tipo di relazione che il Padre ci offre”, ha spiegato il Santo Padre: “ci chiama a stare con Lui, lasciandoci la possibilità di accettare o non accettare. Non ci propone un rapporto di sudditanza, ma di paternità e di figliolanza, che necessariamente è condizionato dal nostro libero assenso. Dio è molto rispettoso della libertà, molto rispettoso. Sant’Agostino usa un’espressione molto bella al riguardo, dicendo: “Dio, che ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te” (Sermo CLXIX, 13). E non certo perché non ne abbia la capacità – è onnipotente! – ma perché, essendo amore, rispetta fino in fondo la nostra libertà. Dio si propone, non si impone, mai”.
Tornando alla parabola, “il re – dice il testo – “mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire” (v. 3)”, ha continuato Bergoglio. “Ecco il dramma della storia: il “no” a Dio. Ma perché gli uomini rifiutano il suo invito? Era forse un invito spiacevole? No, eppure – dice il Vangelo – “non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari” (v. 5). Non se ne curano, perché pensano alle proprie cose. E quel re che è padre, Dio, cosa fa? Non si arrende, continua a invitare, anzi allarga l’invito, finché trova chi lo accetta, tra i poveri. Fra loro, che sanno di non avere molto altro, tanti vengono, fino a riempire la sala (cfr vv. 8-10)”.
Poi rivolgendosi a fratelli e sorelle, “!quante volte non ci curiamo dell’invito di Dio perché intenti a pensare alle nostre cose! Spesso si lotta per avere il proprio tempo libero, ma oggi Gesù ci invita a trovare il tempo che libera: quello da dedicare a Dio, che ci alleggerisce e risana il cuore, che accresce in noi la pace, la fiducia e la gioia, che ci salva dal male, dalla solitudine e dalla perdita di senso. Ne vale la pena, perché è bello stare con il Signore, fargli spazio. Dove? Nella Messa, nell’ascolto della Parola, nella preghiera e anche nella carità, perché aiutando chi è debole o povero, facendo compagnia a chi è solo, ascoltando chi chiede attenzione, consolando chi soffre, si sta con il Signore, che è presente in chi si trova nel bisogno. Tanti, però, pensano che queste cose siano “perdite di tempo”, e così si chiudono nel loro mondo privato; ed è triste. E questo genera tristezza. Quanti cuori tristi! Per questo, perché chiusi”.
“Chiediamoci allora: io, come rispondo agli inviti di Dio? Che spazio gli do nelle mie giornate? La qualità della mia vita dipende dai miei affari e dal mio tempo libero o dall’amore per il Signore e per i fratelli, soprattutto per i più bisognosi?”, ha concluso Papa Francesco, invocando Maria, “che con un “sì” ha fatto spazio a Dio”, affinché “ci aiuti a non essere sordi ai suoi inviti”.
Prima di salutare i fedeli, Francesco ha espresso la sua “vicinanza alla comunità ebraica di Roma”, che oggi commemora l’ottantesimo anniversario del rastrellamento nazista. (aise)