Cnr: “la grande monnezza” sull’Almanacco della Scienza

ROMA\ aise\ - Le attività umane portano a una produzione di rifiuti enorme, immensa, crescente, che costituisce uno dei grandi problemi globali, per la salute e per l’ambiente. Da tempo si punta sulla strada del riciclo, del riuso, della differenziazione, sui materiali biodegradabili, ma la questione di come smaltire questa “grande monnezza” non è ancora risolta in modo e misura definitivi. E i complessi problemi che vanno dalla produzione alla fine dei beni sono spesso fonte di divergenze e polemiche, cosicché molte volte il problema viene sottaciuto, un po’ come ci disfiamo degli scarti e seppelliamo l’immondizia in maniera scorretta. Occorre invece uno sforzo comune per una gestione adeguata, per rendere il nostro benessere materiale sostenibile e compatibile: ce lo chiedono le direttive europee e internazionali. Al tema dei rifiuti è dedicato l’Almanacco della Scienza, il magazine dell’Ufficio Stampa del Cnr, on line da oggi. A svilupparlo, come sempre, sono ricercatrici e ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche, chiamati ad indagare i rischi ma anche le opportunità legati al “rifiuto”, le innovazioni disponibili al riguardo e le molte significazioni di questo termine.
Nel Focus, i danni ambientali determinati dalla pandemia, in seguito all’uso massiccio di dispositivi quali mascherine e guanti monouso che si sono aggiunti alla spazzatura “tradizionale”, e dalla moda “usa e getta” o fast fashion: ne parlano rispettivamente Matteo Guidotti dell’Istituto di scienze e tecnologie chimiche e Giampaolo Vitali dell’Istituto di ricerca sulla crescita economica sostenibile.
C’è poi sempre il problema della plastica, specialmente micro- e nano-, per la salute (ne parlano Sandra Baldacci, Amalia Gastaldelli e Sara Maio dell’Istituto di fisiologia clinica), per le spiagge e i mari (Marco Faimali, Chiara Gambardella e Francesca Garaventa dell’Istituto per lo studio degli impatti antropici e sostenibilità in ambiente marino), tema trattato anche nel video interno all’articolo da Silvia Merlino dell’Istituto di scienze marine e da Marco Paterni dell’Istituto di fisiologia clinica.
Ma le nuove soluzioni non mancano.
Serena Doni dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri, Carmelo Drago dell’Istituto di chimica biomolecolare e Matteo Panizza dell’Istituto di chimica della materia condensata e di tecnologia per l’energia ricordano rispettivamente l’utilizzo di rifiuti organici come fertilizzanti, il ricorso agli oli di frittura esausti per ottenere biocarburanti e il riuso dei resti delle demolizioni come materiale da costruzione.
Ci sono poi gli aspetti legati alla salute. Anna Lo Bue dell’Istituto di farmacologia traslazionale parla della disposofobia, un disturbo che impedisce di disfarsi dei propri oggetti, indipendente dal loro valore. Il medico Roberto Volpe dell’Unità prevenzione e protezione, nella nuova rubrica Salute a tavola, illustra i rischi del “cibo spazzatura” o junk food.
Sul tema è essenziale il ruolo dei media. Protagonista del Faccia a faccia è Licia Colò, la nota conduttrice di programmi ambientali. Mario Tozzi, divulgatore e ricercatore dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria, in Cinescienza commenta il film d’animazione “Wall-e”. Ma essenziale resta l’impegno civico: in Altra ricerca si ricordano le giornate di volontariato ambientale organizzate da Unicoop Firenze con Legambiente e l’evento promosso dalla campagna nazionale “A buon rendere” dell’associazione Comuni virtuosi.
Le Recensioni, infine, propongono lo spettacolo teatrale “Muttura”, incentrato sull’interramento illecito di rifiuti in Salento. E i volumi “L’era degli scarti”, che il ricercatore Marco Armiero dedica al “wasteocene”, di cui parla anche in un video, e “Plasticene” del biologo Nicola Nurra, collaboratore dell’Istituto di scienze marine del Cnr: gli autori ricorrono a due neologismi ispirati all’“antropocene” per definire l’era contemporanea, in cui il Pianeta è invaso dagli scarti prodotti dagli esseri umani. (aise)