LA SCIENZA ITALIANA CONTRO IL CORONAVIRUS: UNA BATTAGLIA CHE VINCEREMO – DI CHIARA D'ALESSIO

LA SCIENZA ITALIANA CONTRO IL CORONAVIRUS: UNA BATTAGLIA CHE VINCEREMO – di Chiara D

LOS ANGELES\ aise\ - “Una cosa che gli italiani hanno ben chiaro in questi primi 20 giorni di emergenza Coronavirus è la qualità e la resistenza del loro sistema sanitario”. Chiara D'Alessio, dalle pagine de L'Italoamericano di Los Angeles, apre il suo articolo – uscito il 27 marzo sulla versione on line del giornale bilingue - "con un enorme, sentito "grazie, ragazzi" a tutti gli infermieri, i medici e gli altri operatori sanitari che sono in prima linea nella lotta contro il virus: sono incredibili, sono forti, hanno bisogno del nostro sostegno e di tutto il nostro rispetto. Se avete un amico o un parente nelle professioni sanitarie, dite loro che gli volete bene, oggi.
Ma non è solo il sistema sanitario italiano a meritare il nostro elogio e il nostro sostegno, ma anche il mondo della ricerca scientifica, sia in nome delle nuove strade farmacologiche seguite per la cura dei pazienti con Covid-19 sia per l'enorme sforzo fatto per comprendere meglio il suo comportamento. Poiché è stato trasmesso all'uomo appena 5 mesi fa, il mondo scientifico ha ancora pochissime informazioni sul Covid-19, soprattutto per quanto riguarda la durata dell'infezione o l'immunità e l'Italia ha iniziato a lavorare a progetti epidemiologici per aiutare il mondo a saperne di più.
Vo' Euganeo, nella provincia veneta di Padova, è stato uno dei primi due cluster di Covid-19 del Nord Italia e, purtroppo, anche la città natale della prima vittima del virus, Adriano Trevisan. L'intero paese di 3.300 abitanti è stato messo in quarantena per due settimane, mentre il resto del Paese non lo era ancora, il che lo ha reso un ottimo terreno di ricerca scientifica. Poco prima della fine della prima quarantena (Vo' è ora, ovviamente, di nuovo in isolamento come il resto d'Italia), l'Università di Padova, con il sostegno della Regione Veneto e della Croce Rossa Italiana, ha sottoposto nuovamente al test l'intera popolazione del paese, già ampiamente testata all'inizio dell'epidemia, nel tentativo di studiare l'evoluzione del nuovo Coronavirus. Lo studio è il primo nel suo genere, dice Nicola Rogero del quotidiano locale "Il Mattino di Padova", poiché nessuno aveva pensato di somministrare il test allo stesso campione in due momenti diversi. Grazie a questo, emergeranno nuove informazioni essenziali sul comportamento del virus, tra cui il tasso di infezione e di mortalità, il tasso di pazienti sintomatici e asintomatici, la curva di regressione e la sua durata effettiva. L'Università di Padova ha evidenziato che la ricerca fornirà anche informazioni rilevanti sulla storia naturale del virus, sulle sue dinamiche di trasmissione e darà una più approfondita comprensione delle categorie a rischio.
Ma la lotta degli scienziati italiani contro il Coronavirus continua anche fuori dai confini italiani, come nel caso della virologa Ilaria Capua, direttrice del dipartimento dell'Emerging Pathogens Institute dell'Università della Florida. Nelle ultime settimane Capua è stata un gradito e piacevole appuntamento sugli schermi televisivi italiani, che ha sempre fornito informazioni e consigli chiari e scientifici al grande pubblico. Recentemente ha parlato con Ilaria Ulivelli de "La Nazione", il quotidiano di Firenze, e ha discusso una serie di aspetti importanti dell'infezione da Covid-19. Parlando dell'attuale isolamento in Italia e di quanto questo sia essenziale, ha detto: "è come se fosse arrivato all'improvviso un tornado, ma possiamo uscirne, se lo facciamo insieme. Il distanziamento sociale (quarantena) ci aiuterà a proteggere le persone più a rischio e ad evitare che si infettino".
Capua ha anche espresso una valutazione sul vero motivo per cui il numero di infezioni in Italia, soprattutto nelle prime due regioni colpite, Lombardia e Veneto, è stato così alto: "I sistemi sanitari lombardi e veneti sono estremamente efficienti: hanno avuto pazienti con sintomi sospetti, li hanno testati. Hanno cercato il virus e l'hanno trovato", ha dichiarato. Ma una delle cose più interessanti di cui ha parlato nella sua intervista con Ulivelli è l'idea, sfortunata ma comune al momento, che l'Italia sia il grande untore dell'Occidente: "Il problema scomparirà presto, perché non è vero (che l'Italia ha portato il virus in Occidente, ndr). I nostri politici dovrebbero davvero capire che questo stigma - che l'Italia rischia di trascinarsi dietro per molto tempo - in realtà non esiste, ma devono anche capire che dobbiamo rivelare alla comunità scientifica internazionale tutte le sequenze genetiche del virus che abbiamo scoperto. Non possiamo tenere informazioni rilevanti come questa solo per noi se vogliamo liberarci della reputazione di untori". Secondo Capua, il sequenziamento è come la carta d'identità di un virus e aiuta a studiarne il comportamento. Ecco perché sarebbe fondamentale per tutto il mondo scientifico collaborare e condividere questo tipo di informazioni.
Nonostante sia nell'occhio del ciclone, l'Italia resiste con orgoglio e forza, la notizia che i nostri medici e scienziati stanno facendo un lavoro straordinario - e sono stati elogiati in tutto il mondo - ci dà speranza. La dottoressa Capua ha detto qualcosa di incredibilmente importante nella sua intervista, quando ha accennato a come la ricerca scientifica, una delle nostre eccellenze, possa aiutare a scrollarsi di dosso lo stigma di essere degli "untori". Ha ragione e non dovrebbe essere vero solo per la nostra ricerca scientifica, ma per tutto ciò per cui il nostro Paese è conosciuto: le arti, il cibo, la tecnologia, la farmaceutica, eccetera. Le nostre eccellenze sono la nostra protezione dallo stigma e abbiamo il dovere, da italiani, di sostenerle e proteggerle da ogni danno, di renderle ancora più popolari, più ambite.
Quindi, quando andate al supermercato, domani, fate in modo che il vostro olio d'oliva sia fatto in Italia, anche se è un po' più costoso, e portate il vostro orgoglio italiano addosso: dobbiamo dimostrare al mondo che siamo uniti, che siamo davvero una grande nazione, soprattutto quando arrivano i tempi duri". (aise)


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