LA VOCE DELL’EUROPA

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ROMA – focus/ aise - Il Parlamento Europeo chiede un piano d'azione UE per porre fine al commercio illegale di animali da compagnia, per proteggere il benessere degli animali, i proprietari di cani e gatti e la salute pubblica.
Il 12 febbraio, gli eurodeputati hanno infatti adottato una risoluzione non legislativa per chiedere un'iniziativa contro il commercio illegale di animali da compagnia, che è causa di sofferenze per gli animali, di diffusione di malattie e genera introiti elevati per la criminalità organizzata internazionale.
La risoluzione è stata approvata con 607 voti favorevoli, 3 contrari e 19 astensioni.
I deputati chiedono in particolare: un sistema comunitario obbligatorio per la registrazione di cani e gatti; una definizione UE degli impianti di allevamento commerciale su larga scala, noti come “fabbriche per cuccioli”; una migliore applicazione della normativa esistente e sanzioni più severe; e di incoraggiare le persone ad adottare, piuttosto che acquistare, animali domestici.
Contesto
Si stima che ogni mese vengano scambiati tra i Paesi dell'UE circa 46.000 cani, la maggior parte dei quali non è registrata. Una parte degli allevatori commerciali sta inoltre abusando della legislazione UE sui movimenti a carattere non commerciale degli animali da compagnia (Regolamento (UE) n. 576/2013), per scambi di natura economica.
Di fronte al regresso della parità di genere, occorre un'azione forte contro tutte le misure che mettono a repentaglio i diritti delle donne. È quanto ha dichiarato il Parlamento Europeo definendo, giovedì 13 febbraio, le sue priorità per la 64° Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne (UNCSW64), che si terrà a New York a marzo.
Nella risoluzione adottata con 463 voti favorevoli, 108 contrari e 50 astensioni, gli eurodeputati deplorano che molte delle sfide identificate 25 anni fa dalla Dichiarazione e dalla Piattaforma d'azione di Pechino siano ancora attuali e chiedono al Consiglio di garantire che l'UE assuma una posizione unitaria e intervenga con fermezza per “denunciare inequivocabilmente il regresso della parità di genere e le misure che compromettono i diritti, l'autonomia e l'emancipazione delle donne”.
Nella risoluzione sulle priorità per la sessione dell'UNCSW di marzo, si chiedono inoltre delle misure che promuovano l’emancipazione economica e politica delle donne, in particolare: una maggiore inclusione delle donne nel mercato del lavoro; un miglior sostegno all'imprenditoria femminile; colmare definitivamente il divario retributivo di genere (16%) e i divari pensionistici (37%); un’equa ripartizione delle responsabilità domestiche e di assistenza tra donne e uomini; promuovere l'istruzione delle ragazze e una maggiore partecipazione alle carriere STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica); promuovere una rappresentanza equilibrata di genere a tutti i livelli del processo decisionale; e sbloccare la direttiva sulle donne nei consigli di amministrazione in seno al Consiglio.
Inoltre, per rafforzare la protezione delle donne, l'UE dovrebbe: completare con urgenza il processo di ratifica della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e lotta alla violenza contro le donne; destinare risorse finanziarie e umane adeguate alla prevenzione e alla lotta contro la violenza nei confronti delle donne e alla protezione delle vittime; tutelare e promuovere i diritti dei gruppi che sono vittime di discriminazione, incluse le donne con disabilità, le donne nere e di colore, le donne migranti e le persone LGBTIQ.
Infine, a livello globale, il Parlamento chiede all’UE di: promuovere l'inclusione di un capitolo specifico di genere in tutti i futuri accordi commerciali; condannare fermamente la norma "global gag", che vieta alle organizzazioni internazionali di ricevere dagli Stati Uniti finanziamenti per la pianificazione familiare se offrono servizi per l'aborto; sostenere i finanziamenti a favore della salute sessuale e riproduttiva; promuovere una maggiore partecipazione delle donne nelle azioni per il clima e di costruzione della pace.
Contesto
La Dichiarazione di Pechino è la risoluzione adottata dall'ONU al termine della quarta Conferenza mondiale sulle donne del 15 settembre 1995 per definire una serie di principi sulla parità tra uomini e donne. La Piattaforma d'azione prevede azioni strategiche in diversi settori, quali economia, istruzione, salute, violenza e processi decisionali.
Il 4 marzo a Bruxelles si terrà un evento dedicato al 25° anniversario della Dichiarazione di Pechino. Il giorno successivo, la commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere organizzerà un incontro con i parlamentari nazionali sul tema. Una delegazione della commissione per i diritti della donna parteciperà all'UNCSW64 a New York, dal 16 al 18 marzo.
“Semi di Lampedusa”. Questo il titolo dell’evento autofinanziato che oggi, 17 febbraio, porterà oltre 60 studenti provenienti da 15 scuole italiane ed europee al Parlamento europeo con il Comitato 3 ottobre, per discutere con le realtà sul campo dei diritti umani, diritti dei migranti e dei rifugiati.
L’iniziativa, organizzata dal Comitato 3 ottobre, nasce dalle attività che si svolgono ogni anno a Lampedusa in occasione della Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, durante le quali centinaia di studenti hanno la possibilità di confrontarsi con donne e uomini sopravvissuti ai naufragi nel Mediterraneo e con le organizzazioni che operano sul campo per parlare di accoglienza e immigrazione. A Bruxelles la delegazione degli studenti avrà l’opportunità di presentare alle istituzioni europee le proprie considerazioni sul fenomeno delle migrazioni maturate durante questo percorso.
Uno dei principali obiettivi che il Comitato 3 ottobre si pone è quello di sensibilizzare le nuove generazioni sui temi delle migrazioni e dell’accoglienza rendendole protagoniste nella creazione di una società inclusiva e rispettosa dei diritti umani di tutti. Adesso la voce degli studenti arriverà fino al Parlamento europeo.
All’incontro parteciperanno, oltre alla delegazione di studenti: Adal Neguse – Rifugiato eritreo e fratello di una delle vittime del naufragio del 3 ottobre 2013; Pietro Bartolo – Europarlamentare, vicepresidente Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni; Salvatore Martello – Sindaco di Lampedusa e Linosa; Tareke Brhane – Presidente del Comitato 3 Ottobre, Accoglienza Onlus; Giuseppe De Cristofaro – Segretario di Stato al Ministero dell’Istruzione della Repubblica italiana; Juliana Santos Wahlgren – ENAR (European Network against Racism); Alessandra La Vaccara – Program Manager per ICMP (International Commission on Missing Persons); Abdouraouf Gnon-Konde – Head of the Global Issues, EU Unit of the UNHCR Office in Brussels; Erik Marquardt – Europarlamentare, Gruppo dei Verdi/Alleanza libera europea; Salam Kamal Aldeen – Founder of Team Humanity; Michele Levoy – Direttrice di Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants.
L’incontro sarà invece moderato da Susan Dabbous – giornalista e autrice de "La ragazza di Homs".
“L’evento al Parlamento Europeo non sarà solamente un’importante occasione per far conoscere il lavoro del Comitato 3 Ottobre sul territorio italiano ed europeo. Sarà anche e soprattutto un momento decisivo per ascoltare e condividere una direzione comune con autorità italiane ed europee, attivisti e organizzazioni che lavorano nel settore” ha dichiarato Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 ottobre.
Attraverso l’iniziativa autofinanziata Semi di Lampedusa, il Comitato 3 ottobre porta avanti durante tutto l’anno il lavoro di advocacy e sensibilizzazione avviato a Lampedusa, raggiungendo centinaia di studenti tramite un fitto calendario di incontri nelle scuole italiane e di numerosi Paesi dell’Unione Europea.
“Per me è una giornata di grande importanza - commenta Pietro Bartolo - perché la voce di Lampedusa e di chi è sopravvissuto al Mediterraneo arriverà fino al cuore dell’Europa. Sono certo che quella voce non resterà inascoltata, l’Unione ha il dovere di spendersi per costruire le condizioni affinché tragedie come quella del 3 ottobre 2013 non si verifichino mai più”.
Il Comitato Tre Ottobre – Il Comitato Tre Ottobre è nato in seguito al naufragio del 3 ottobre 2013 con l’obiettivo di far riconoscere tale data quale “Giornata della Memoria e dell’Accoglienza”. Oggi, lavora per costruire memoria e integrazione organizzando attività di sensibilizzazione nelle scuole italiane ed Europee. Dal 2014, sono stati coinvolti più di 35.000 studenti provenienti da 150 scuole di 20 diversi Paesi dell’Unione Europea; 800 i giovani che hanno visitato Lampedusa durante le varie edizioni della Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, per partecipare a workshop e dibattiti e commemorare le vittime delle migrazioni. (focus\ aise) 

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