RIENTRO, SITUAZIONE NON FACILE PER NESSUNO/ RICHIESTE SACROSANTE, MA NON È UNA GUERRA - DI FREDDIE DEL CURATOLO

RIENTRO, SITUAZIONE NON FACILE PER NESSUNO/ RICHIESTE SACROSANTE, MA NON È UNA GUERRA - di Freddie del Curatolo

MALINDI\ aise\ - “Non sono pochi i turisti italiani che avrebbero acquistato il biglietto per il volo di rimpatrio annunciato dalla Farnesina lo scorso 1 maggio per questo sabato, 9 maggio, con presunta partenza da Mombasa e arrivo a Roma Fiumicino. Non sono sicuramente 500 come sventolato da certa stampa e da appelli poco veritieri ripresi dai media, ma sicuramente tra persone anziane o con reali problemi di salute e chi ha altre legittime e sacrosante ragioni per sperare di poter tornare al più presto a casa sua in Italia, i posti passeggeri, divisi in tre classi, sarebbero stati sicuramente riempiti. Forse anche per questo motivo il Ministero degli Esteri ha preferito tornare sui suoi passi e prendere accordi con NEOS, che garantirebbe un velivolo con possibilità di imbarcare più gente, volando sia su Roma che su Milano”. Così scrive Freddie del Curatolo su malindikenya.net, portale che dirige a Malindi, a commento del rinvio del volo di rimpatrio per i connazionali in Kenya.
“Per tutti loro e anche per chi si dovesse accodare, ci sarà ora un’altra settimana di passione che, se probabilmente non creerà più disagi di quel che non sia già accaduto (e non siamo in guerra, vogliamo ricordarlo così come è giusto rammentare che la Contea di Kilifi, da cui partiranno il 90% dei richiedenti rimpatrio, non ha da più di 40 giorni un singolo caso conclamato di coronavirus) di sicuro farà salire l’asticella dello stress e del malumore contro questo Governo e il suo Ministero degli Esteri.
In queste ultime settimane si sono accavallate interpellanze parlamentari, richieste più o meno “politically correct”, testimonianze di situazioni difficili ma anche mistificazioni di realtà molto diverse da quelle fatte apparire, spesso grazie al potere fuorviante e “calderonico” dei social.
C’è stato anche un appello internazionale con sei o sette (ma come, gli altri 493?) firmatari dal Kenya: “Chiediamo a gran voce di poter tornare in Italia. Di poterlo fare in sicurezza. Tutti e tutte. Sentendoci protetti da uno Stato che pensi a tutelarci. Con dei voli a prezzi regolari, normali” recita il loro comunicato.
Niente di assurdo, siamo d’accordo.
Vale la pena ricordare che la maggior parte dei connazionali ha da tempo terminato una vacanza (beati loro, dicono in tanti, specie nelle regioni italiane dove hanno contato più bare che stelle marine sulla spiaggia di Watamu) e per vari motivi non sono riusciti a rientrare in tempo o hanno voluto prolungare fino all’ultimo il loro benessere, spingendosi oltre, spesso nella speranza di ottimizzare tra tempo e denaro.
Al di là dello sport nazionale di “tiro al Governo” di turno, e della colpevole mancanza di una comunicazione tempestiva e rassicurante del Ministero degli Esteri, in vista del secondo volo di rientro è stato fatto davvero il possibile per rimpatriare i nostri connazionali questo sabato a prezzi convenienti con la compagnia di bandiera come auspicato da molti.
Operando a stretto contatto con loro, sappiamo che gli sforzi dei nostri rappresentanti delle istituzioni in Kenya, che si sono dedicati giorno e notte a questa emergenza, sono stati immani ma come forse non tutti hanno capito, l’ok definitivo ad un volo di rimpatrio non dipende da loro.
Inutile piangere sul latte di cocco versato, ormai la situazione è questa e speriamo che il fraintendimento tra Farnesina ed Alitalia, che sembra la causa del rinvio al 17 maggio prossimo, sia davvero l’ultima scena di un lungometraggio inedito e inatteso, quello in cui appare la celeberrima espressione “The end””. (aise) 

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